Pubblica amministrazione - Generalità, varie -  Valeria Cianciolo - 29/08/2018

Genitore separato e “accesso agli atti” in ambito scolastico. Nota a Tar Lazio, sez. II-bis, sentenza 19 giugno 2018, n. 6849

La decisione del TAR Lazio si inscrive nell'ormai ricco filone giurisprudenziale relativo al diritto di accesso ai documenti amministrativi ed alla sua tutela in sede giurisdizionale.

Com'è noto, il contenzioso in materia di diritto di accesso ai documenti amministrativi ha preso avvio in seguito all'emanazione della L. 7 agosto 1990, n. 241, («Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi») che ha delineato in via generale, il diritto del cittadino a prendere visione ed eventualmente ad ottenere copia dei documenti amministrativi.

In seguito all'entrata in vigore di tale legge, che costituisce una significativa svolta nei rapporti fra pubblica amministrazione e amministrati, si è dunque passati dal «rifiuto di informare al diritto di essere informato».

Il diritto di accesso ha dunque, trovato valido fondamento non soltanto nell'espressa affermazione dei principi di democrazia, di tutela della persona e di uguaglianza (art. 1, 2 e 3 Cost.) e delle regole di buon andamento e imparzialità dell'azione amministrativa (art. 97 e 98 Cost.), ma anche nella più generale garanzia delle libertà che valgono a caratterizzare in senso democratico il rapporto cittadino-autorità.

Il caso. La ricorrente, madre collocataria e coaffidataria della figlia minore, alunna di un Liceo di Roma, impugnava il diniego espresso con nota del dirigente scolastico dell’istanza di accesso agli atti con la quale si chiedevano le prove in classe – e relative annotazioni – svolte dalla figlia in varie discipline nelle quali aveva riportato insufficienze nei giudizi (lingua e cultura italiana, lingua e cultura latina, matematica etc.).

Il diniego si fondava sulle seguenti motivazioni: l’accesso ai documenti è consentito solo a conclusione del processo di valutazione; gli elaborati degli studenti vengono offerti in visione ai genitori dagli insegnanti nel corso dei colloqui infra annuali; l’esito dei compiti è visionabile sul sito web della scuola mediante impiego delle credenziali d’accesso.

Il TAR accoglie il ricorso della donna affermando che “il diritto dei genitori, ancorché separati, di conseguire visione e copia dei documenti di scrutinio dei figli, sia ove ineriscano a compiti in classe che ad attestazioni ufficiali tratte dai registri di classe, che ai documenti valutativi di sintesi (c.d. pagelle).

Non può invero essere denegata in siffatta ipotesi la spettanza di un interesse qualificato all'accesso, giuridicamente rilevante e più ampio dell'interesse a ricorrere in sede giurisdizionale.

Condivisibilmente infatti la giurisprudenza si è pronunciata in tal senso, avendo puntualizzato che "è pacifico che i genitori di alunni minori siano titolari di un interesse qualificato a prendere visione degli atti relativi alle varie fasi di svolgimento dell'attività scolastica dei figli, purché aventi una diretta relazione con gli studi da questi compiuti e suscettibili di produrre effetti nella loro sfera di interessi[1].”

Il diritto di accesso agli atti. La Legge 241/1990 ha profondamente inciso sull’attività della pubblica amministrazione, e quindi anche dell’amministrazione scolastica. La dirigenza scolastica è oramai da oltre un decennio alle prese con la gestione di un numero crescente di istanze di accesso a documenti dell’istituzione scolastica, che provengono da diversi soggetti: genitori di alunni, insegnanti, associazioni sindacali, aspiranti all’inserimento in graduatorie per incarichi

L’art. 22 della menzionata Legge 241, così come novellato dalla Legge n.15 del 2005, stabilisce che gli interessati possono esercitare il diritto di accesso qualora “abbiano un interesse diretto, concreto, attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l’accesso” e di conseguenza, prendere visione ed estrarre copia dei documenti amministrativi; “l’accesso ai documenti amministrativi, attese le sue rilevanti finalità di pubblico interesse, costituisce principio generale dell’attività amministrativa al fine di favorire la partecipazione e di assicurarne l’imparzialità e la trasparenza” (comma 2).

L’interesse all’accesso agli atti deve essere concreto ed attuale. La concretezza e l’attualità si misurano sia in relazione alla funzionalità delle informazioni contenute nei documenti al soddisfacimento dell’interesse del richiedente sia in relazione alla complementarietà dell’interesse privato rispetto all’amministrazione in possesso dei documenti.

In linea generale, nel nostro ordinamento l’antinomia tra le esigenze di trasparenza e quelle di segretezza dell’azione amministrativa, si è decisamente evoluta verso la valorizzazione della prima.

Al di là dei casi specifici, comunque, la regola generale ai fini dell’esercizio del diritto di accesso ai documenti amministrativi, secondo la giurisprudenza prevalente[2], è che le esigenze di tutela della segretezza e riservatezza previste dalla legge n. 241/1990 sono recessive rispetto al diritto di difesa, ma non in modo assoluto. Il tenore letterale e la ratio della disposizione legislativa impongono, secondo l’interpretazione dei giudici, una valutazione caso per caso della funzionalità alla salvaguardia di posizioni soggettive protette che si assumano lese con la salvaguardia degli altri interessi coinvolti.

In materia di scuola/genitori/alunni, merita dunque, un cenno il bilanciamento tra il diritto di accesso, la tutela della riservatezza e i diritti costituzionalmente tutelati (nello specifico l’art. 30 della Costituzione che, tra le altre cose, enuncia il diritto-dovere dei genitori di istruire ed educare i figli).

In un caso di qualche anno fa, il giudice amministrativo[3] si è occupato del diritto di un genitore separato di accedere agli atti inerenti gli studi universitari della figlia, seppur maggiorenne, anche senza il consenso di quest’ultima. Il presupposto del diniego era quello per cui dati richiesti sarebbero stati inerenti alla sfera personale della studentessa e, in quanto tali, non rilasciabili senza il suo specifico e libero consenso.

A parere del Giudice amministrativo competente, il genitore ha nei confronti del figlio, sia pure maggiorenne, non solo dei doveri, comprensivi dell’obbligo di contribuire alle spese per gli studi universitari, ma anche dei diritti, ivi compreso quello di essere reso partecipe di ogni e qualsiasi aspetto della vita universitaria del proprio figlio, specie a fronte del suddetto obbligo di contribuzione alle spese.

[1] T.A.R. Calabria- Catanzaro, Sez. I, 13.2.2017, n. 230; T.A.R: Campania - Napoli, Sez. V, 12.10.2003, n. 12996.

[2] Cons. Stato, sez. VI, 19 giugno 2008, n. 3083

[3] Tar Puglia, Bari, sez. II, 2 maggio 2012, n. 872