Cultura, società - Intersezioni -  Elena Feresin - 11/02/2020

Giorgio e Anna

Ho deciso! …Per il momento resto qui!

In fondo è casa mia.

Qui ho portato Anna sessant’anni fa bella, bellissima, ma soprattutto dolce, addolcente quella vita un po' acida fin ad allora.

Per costruire questa casa io e mio padre spalavamo a fine giornata terra e sassi quando le forze erano ormai poche, mentre mia madre ci aspettava in cima a quella che sarebbe diventata la cantina…e poi una volta caricatale la carriola la scaricava con la forza di dieci uomini.

Era la forza della miseria e dell’orgoglio per quella nuova casa.

La prima in paese dopo la guerra.

Si mangiava una bistecca in tre.

Poi è arrivata lei e i sacrifici son continuati, ma con gioia.

Così la vita era un po' dolce e un po' acida, parole che ora mi fan ricordare i pranzetti che solo lei la mia Anna sapeva cucinare.

Mi tuffavo in quelle bontà. 

E se lei si arrabbiava (eccome si arrabbiava) per i miei ritardi domenicali a causa degli amici ascoltavo le sue parole stizzite ovattato da tutto quel ben di Dio.

Che dire? La mia vita è stata così: dolce con Anna e acida per il resto.

Ma alla fin fine il tutto si è equilibrato.

E se ora mi chiedessero com’è andata direi: “benissimo!”.

Ecco perché mi devo trattenere. 

Rimango ancora un po'.

Son qui che gioco a nascondino tra la luce e l’ombra, tanto nessuno nota questo minuetto.

L’istinto di abbracciarla è forte.

Ma poi desisto.

Vorrei aiutarla di più.

Qualche volta sposto il barattolo del sale verso di lei che per distrazione sta infilando la mano in quello dello zucchero, lo zucchero nell’arrosto no per carità!

Altre volte faccio rotolare una mela marcia davanti al suo piede così si accorge che di mele marce c’è un intero cesto da buttare prima che inizino a puzzare nella dispensa.

E che dire delle pentole sul fuoco?

È il mio terrore …cerco di dirle qualcosa …. ma poi non dico.

Faccio in modo che il suo sguardo (quegli occhi neri come la pece quanto mi piacevano) punti l’acqua consumata nella pentola.

Si! Son sempre al suo fianco così come ci siamo promessi davanti al prete del paese.

Mi piacciono le foto che ha da poco esposto sul mobiletto in corridoio.

I nostri ritratti da giovani.

All’epoca andava tantissimo farsi il ritratto dal fotografo e se eri bello ti esponeva per mesi.

Anna era talmente bella (lo è ancora) che è diventata parte della vetrina del fotografo.

Avevo il sospetto che si fosse invaghito di lei.

La sua foto è stata tolta quando il fotografo è andato in pensione e al suo posto hanno aperto un bar.

Tra i ritratti ha messo un minuscolo vasetto di primule.

Ci sono fiori ovunque. 

Le son sempre piaciuti.

Ora però mi pare stia esagerando è diventata la miglior cliente di Lilli la fioraia.

Nostra figlia è disperata dice al marito che la mia Anna dilapiderà il patrimonio in ciclamini, roselline, confezioni miste di lillà, lilium, violette.

Mentre immagino la fioraia chiudere negozio per trasferirsi in un paradiso fiscale con i fior venduti giornalmente alla mia Anna le sto vicino.

Non sono un gran chiacchierone, anzi mai stato soprattutto negli ultimi anni della malattia che mi ha tolto tutto ma non l’amore per lei.

Ora la devo proteggere da se stessa.

E’ un po' smemorata proprio lei che aveva una memoria direi informatica.

Mia nipote direbbe che aveva una super ram.

Ultimamente poi ha il vizio di parlare da sola.

Sì io taciturno e lei la Dea della retorica, una bella coppia.

L’altra notte poi si è vestita per andare a far la spesa.

Non sapevo come spiegarle che il supermercato alle 2 di notte è chiuso, ma lei testarda avanti a cercar i sandali uno di qua e uno di là e mentre si stava allacciando quello destro (piedini che neanche Cenerentola aveva) è scivolata, lunga distesa finendo sotto al letto e trascinandosi il materasso dietro.

Un disastro! Un botto incredibile!

Per fortuna non ha perso i sensi e ha iniziato a chiamare aiuto.

Ho fatto in modo che i ragazzi rimasti a chiacchierare sotto casa dopo la festa la sentissero.

L’hanno sentita e infatti hanno chiamato i soccorsi.

Poco dopo le sirene della polizia e dell’ambulanza.

Ma lei si era chiusa dentro casa.

Allora le ho suggerito il numero di cellulare di nostra figlia e Anna svelta (sembrava quella di una volta) l’ha urlato da dentro la nostra casa al poliziotto che stava fuori alla finestra.

Un paio di manovre guidate al telefono da nostra figlia lontana e ti hanno soccorso.

Che paura!

Mentre nostra figlia controllava a distanza con la videosorveglianza i soccorsi che ti stavano prestando e che tutto andasse bene mi ha visto passare davanti alle telecamere, ma mi ha scambiato per il fascio di luce della torcia dei soccorritori.

Per fortuna nessuno si è accorto della mia presenza.

In fondo ho sempre cercato di essere discreto e devo dire che non serve grande impegno considerato che le persone non sanno vedere con gli occhi dell’anima.

Bene ora che ti stanno portando in ambulanza sono uscito anch’io da casa.

Sono qui fuori che ti aspetto e stai pur certa che non mi muovo di un millimetro.

(un mese dopo)

Domani rientri dall’ospedale e io son ancora qui.

Ho riempito l’ingresso di fiori.

Non si notano?

Poco importa ci sono tutti quelli che ti piacciono, anzi guarda bene perché ti ho fatto un arco da sposa così domani il tuo rientro sarà trionfale.

Io comunque son qui e ti aspetto anche se non mi resta molto tempo.

La luce mi sta chiamando sempre più intensamente e prima o poi dovrò andare però ti dirò caro Amore mio che non ha molto senso stare uno di qua e uno di là.

Dai Anna! “mola dut e ven cun me!”