Interessi protetti - Successioni, donazioni -  Francesca Zanasi - 29/03/2018

Guida alle successioni internazionali: i rapporti tra Italia e Svizzera

Note in tema di successioni sovranazionali
L’introduzione del Regolamento UE in materia di diritto successorio (Reg. n. 650/2012 del 4.7.2012), entrato in vigore il 17.8.2015, ha armonizzato il diritto privato degli Stati dell’Unione Europea in materia di successioni transfrontaliere. La novella normativa ha determinato, com’è noto, un criterio unico per l’applicazione del diritto successorio nazionale nella residenza abituale del de cuius al momento della morte, in luogo dei criteri dell’ultimo domicilio o della cittadinanza del defunto. La portata del parametro abbraccia sia l’ambito della legge applicabile alla successione, che quello dell’individuazione degli organi giurisdizionali competenti, facendo salva la possibilità per il de cuius di scegliere come legge applicabile quella del Paese di cui ha la cittadinanza (la c.d. professio iuris).
L’ambito di applicazione del Regolamento limitato agli Stati Membri (ad eccezione di Gran Bretagna, Irlanda e Danimarca) non ne impedisce ripercussioni in Stati Terzi, quali la Svizzera, in virtù dell’ambiguità del significato attribuito alla locuzione “residenza abituale”, non pacificamente interpretata dalla giurisprudenza come “centro degli interessi del de cuius” (familiari e professionali).
Poste tali premesse, occorre approfondire la disciplina successoria applicabile all’ipotesi in cui sia coinvolto l’ordinamento di uno Stato Terzo: nello specifico, il diritto svizzero.  

Il diritto applicabile alle successioni Italia-Svizzera.
La disciplina normativa in tema di successioni italo-svizzere, non avulsa da conflitti interpretativi sia in dottrina che in giurisprudenza, trova il proprio fondamento normativo in primis nel il c.d. Trattato di domicilio e consolare tra la Svizzera e l’Italia del 22 luglio 1868, ancora in vigore tra i due Stati.
In virtù di tale fonte di diritto internazionale viene in rilievo il criterio della cittadinanza del defunto: nel caso di un cittadino italiano deceduto in Svizzera l’art. 17 cpv. 3 del Trattato stabilisce, invero, che per le controversie sorte tra gli eredi, relativamente alla successione, sarà competente il Tribunale dell’ultimo domicilio che il de cuius aveva in Italia. Sebbene il dettato normativo si riferisca unicamente al Foro applicabile, la giurisprudenza svizzera è concorde nell’interpretarlo in via estensiva anche al diritto applicabile, con la conseguenza che per tutte le questioni materiali relative alla successione sarà competente il giudice italiano, ad eccezione degli aspetti formali di apertura della successione (quali ad esempio la pubblicazione del testamento e il rilascio del titolo di erede) per i quali si seguirà la disciplina svizzera (1).
Tale disciplina è tuttavia derogabile: è possibile, infatti, che il de cuius, tramite testamento o contratto successorio (2), scelga di assoggettare la propria successione alla competenza del Foro Svizzero (i.e. c.d. professio iuris).

(1) Sull’individuazione dell’autorità competente a regolare formalmente la successione, “i Tribunali di prima istanza del Cantone di Zurigo interpretano il trattato internazionale in modo che la pubblicazione del testamento, il rilascio del titolo di erede e le misure di sicurezza per la successione possano anche essere eseguite in Svizzera, malgrado l’esistenza del trattato internazionale” (fonte: sito ufficiale del Tribunale di Zurigo, all’indirizzo http://www.gerichte-zh.ch/themen/erbschaft/nachlassplanung/international/care-italiane-e-cari-italiani.html).
(2) La legge svizzera consente la possibilità di stipulare in vita dei contratti con gli eredi aventi ad oggetto l’eredità. Esistono due tipi di contratti successori: il contratto successorio positivo, con cui il contraente si impegna a lasciare la propria eredità o un lascito specifico agli eredi o ad un soggetto terzo; e il contratto di rinuncia d'eredità, con il quale il contraente stipula con l’erede la rinuncia al lascito. Il contratto successorio può avere come contraenti soltanto soggetti maggiori di età, e deve essere redatto di fronte ad un pubblico ufficiale. Inoltre, ogni eventuale modifica futura può darsi esclusivamente con il consenso di tutti gli interessati.

Derogabilità del Trattato 1868: la professio iuris.
Il Legislatore italiano, raccogliendo le esigenze della prassi vigente, ha introdotto l’art. 46, c. 2, l. 218/1995 (nota come Legge italiana di Diritto Internazionale Privato o DIP) che disciplina l’istituto della c.d. professio iuris, ovvero la possibilità che una persona assoggetti la propria successione ad una disciplina differente dal criterio sancito al comma primo del medesimo articolo “legge nazionale del de cuius al momento della morte”. In base al disposto normativo richiamato il soggetto della cui eredità si tratta è libero di sottoporre, con dichiarazione espressa in forma testamentaria, l’intera successione alla legge dello Stato in cui risiede. 
Tale norma sancisce l’accoglimento anche in Italia del principio di codificazione previsto dal sistema di diritto internazionale privato svizzero: l’art. 90 della Legge svizzera di diritto internazionale privato del 1987 (LDIP) prescrive, infatti, la possibilità di sottoporre la propria successione al diritto dello Stato di cittadinanza dell’interessato. Pertanto, il soggetto interessato può scegliere il diritto applicabile alla propria successione in seno al proprio testamento (3), così adottando un’interessante soluzione di compromesso offerta dal sistema normativo tra la legge nazionale e quella dello Stato di residenza o ultimo domicilio del de cuius.

(3) E’ possibile per il de cuius operare questa scelta anche tramite patto successorio, istituto non previsto dall’ordinamento Italiano ma ben presente nella disciplina successoria svizzera (cfr. infra, § precedente).

Case study: cosa succede all’apertura della successione.
Alla luce delle considerazioni svolte, appare utile delineare in concreto i possibili scenari verificabili.

(1) Tizio, cittadino italiano residente in Svizzera, muore senza lasciare testamento.

La successione sarà regolata dal diritto italiano in ossequio al Trattato italo-svizzero del 1868 che individua la competenza nello stato di origine. In base all’art. 17 del Trattato, qualunque controversia inerente l’eredità di un cittadino italiano morto in Svizzera si radicherà nel Tribunale dell’ultimo domicilio che il de cuius aveva in Italia.
La competenza della legge svizzera sarà limitata ai soli adempimenti formali (es. sull’apertura della successione o sulla pubblicazione del testamento).

(2) Tizio, cittadino italiano residente in Svizzera, muore lasciando un testamento in cui ha operato una professio iuris in favore del diritto svizzero.

La successione sarà regolata dal diritto svizzero, in ossequio alla l. DIP (4) e alla LDIP (5). In questo caso, il foro competente sarà quello dell’ultimo domicilio svizzero del de cuius: qualora un Tribunale italiano dovesse dichiararsi competente, la relativa decisione non sarebbe riconosciuta in Svizzera.

(3) Tizio, cittadino italiano residente in Svizzera, muore lasciando un testamento in cui ha operato una professio iuris in favore del diritto italiano.

In applicazione della LDIP (6), la successione sarà regolata dal diritto nazionale scelto dal de cuius (in questo caso, quello italiano), salvi gli adempimenti formali relativi all’apertura della successione.

(4) 46, l. 218/1995.
(5) 90 LDIP del 1987.
(6) 90 c. 2, LDIP.

Diritti connessi: applicazioni pratiche.
In tale prospettiva, per una migliore chiarezza, si ipotizzi che:

1) Tizio, cittadino italiano residente in Svizzera, sposato in seconde nozze con Caia, anch’essa residente elvetica, con due figli, Sempronia, nata dalle prime nozze di Tizio, e Mevio, nato dalle nozze con Caia.
2) Tizio, nel fare testamento, abbia scelto di escludere dalla successione la figlia di prime nozze Sempronia, ledendo così i diritti di legittima di quest’ultima.

Anche il diritto svizzero, come quello italiano, tutela la posizione dell’erede legittimario, seppure in misura diversa.
Diverse sono le divergenze tra le due discipline, ma anche le analogie.
Ad esempio, al momento dell’apertura di una successione testamentaria che la escluda dall’eredità, Sempronia va qualificata, in forza del diritto svizzero, come “erede virtuale”, posizione idealmente equivalente all’erede pretermesso del diritto italiano. In questa ipotesi la legge svizzera sottopone l’acquisizione dei diritti ereditari all’esperimento – con esito positivo – di un’azione di riduzione riservata agli eredi lesi nella loro quota (art. 522 cod. civ. svizzero), con una disciplina simile a quella italiana in materia di tutela degli eredi legittimari.
Diversamente dalla normativa italiana Sempronia vanterebbe, in Svizzera, un ampio diritto ad ottenere informazioni da tutti i coeredi, anche se erede virtuale e tuttavia la quota di legittima sarebbe inferiore nel quantum rispetto a quella garantita dalla disciplina italiana. Ed invero, la normativa svizzera, nel determinare la legittima in favore dei figli del de cuius, ne stabilisce un rapporto numerico inferiore rispetto a quanto previsto dal Codice Civile italiano.
L’art. 471 c.c. svizzero prevede infatti che “la porzione di legittima è: 1. di tre quarti della quota ereditaria per i discendenti; 2. della metà per ciascuno dei genitori; 3. della metà per il coniuge o il partner registrato superstite”.
In applicazione della norma citata, dunque, a Sempronia andrebbe una porzione di legittima pari ai 3/16 dell’asse ereditario; mentre in forza della disciplina italiana la quota di legittima di Sempronia sarebbe, ex art. 581 c.c., sarebbe superiore, poiché pari ad ¼ del patrimonio ereditario.
Da un’analisi comparatistica può concludersi, dunque, che la disciplina italiana appare senza dubbio più favorevole agli eredi ed, in particolare, maggiormente garantista della posizione dei figli del de cuius.

Conclusioni.
La disciplina delle successioni transfrontaliere tra Italia e Svizzera seppur di non pacifica interpretazione dottrinale e giurisprudenziale, appare piuttosto chiara e garantista della posizione dei soggetti coinvolti: da una parte del de cuius, libero di esercitare la scelta della legge che tutelerà la propria successione; dall’altra degli eredi, le cui garanzie fondamentali non vengono in alcun modo lese, seppure in modo e misura diversi negli ordinamenti in comparazione.