Varie - Varie -  Redazione P&D - 23/02/2021

Hashish, privacy, spaccio, procedimento disciplinare

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PRIVACY - L'invio della quietanza come prova del risarcimento contenente il codice Iban viola i dati personali del terzo beneficiario

>>>>>>  La prova fornita dall’assicurazione al proprio assicurato circa l’avvenuto risarcimento del danno al fine di tenerlo indenne dalle pretese risarcitorie di soggetti terzi non può prevalere sul diritto alla riservatezza ed alla tutela dei dati personali di quei soggetti terzi, assumendo fondamentale rilievo, al riguardo, il rispetto dei cd. Principi di proporzionalità, pertinenza e non eccedenza di cui all’art. 11 d.lgs. n. 196/2003 (ratione temporis, oggi articolo 27, comma 1, lettera a), numero 2), del d.lgs. 101/2018. Oggi il riferimento è da farsi all’art. 5 del Reg. UE 679/2016.

(Corte di Cassazione, sez. I Civile, ordinanza n. 4475/21; depositata il 19 febbraio)

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SOSTANZE STUPEFACENTI - Undici piantine di canapa a casa: coltivazione lecita e non punibile

>>>>>>   Cade l’accusa nei confronti di un uomo beccato in possesso di alcune dosi di hashish e finito sotto processo anche per avere fatto crescere alcune piantine nella propria abitazione. Per i Giudici, però, si deve parlare di coltivazione domestica.

(Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza n. 6599/21; depositata il 19 febbraio)

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MISURE CAUTELARI - Sotto accusa per spaccio di droga: malattia neurologica e difficoltà a camminare non riducono il pericolo di reiterazione del reato

>>>>>>   Inutile il richiamo difensivo al precario stato di salute della donna finita sotto accusa per spaccio di droga. Per i Giudici sono evidenti le esigenze cautelari, soddisfatte con gli arresti domiciliari.

(Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza n. 6539/21; depositata il 19 febbraio)

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PUBBLICO IMPIEGO - Dovuta la restituzio in integrum al dipendente sospeso in via cautelativa, se il procedimento disciplinare non viene attivato

>>>>>>   La sospensione obbligatoria dal servizio del dipendente pubblico ai sensi dell’articolo 4 legge 27 marzo 2001 n. 97 costituisce misura cautelare di carattere interinale, il cui esito è legato agli sbocchi del procedimento disciplinare, restando giustificata solo ove la sanzione inflitta sia di gravità pari o maggiore della sospensione applicata. Ove il procedimento disciplinare non venga attivato o la sanzione inflitta sia di minor gravità al dipendente è dovuta la restituzio in integrum in relazione al periodo di sospensione cautelare non legittimato dalla sanzione irrogata.

(Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza n. 4411/21; depositata il 18 febbraio)