Interessi protetti - Successioni, donazioni -  Francesca Zanasi - 25/09/2019

I conguagli ereditari

Il dettato dell’art. 728 c.c. statuisce che l’ineguaglianza in natura nelle quote ereditarie si compensa con un equivalente in danaro.

Si fa riferimento, al riguardo, ai conguagli in denaro che vengono in rilievo nella parte finale del procedimento di divisione ereditaria. Le fasi della divisione si suddividono, in linea generale, nelle seguenti tappe: (i) formazione della massa dividenda; (ii) formazione delle porzioni ereditarie; (iii) assegnazione delle porzioni.
La formazione della massa ereditaria ha una funzione ricognitiva ed è finalizzata ad individuare tutti i beni del patrimonio ereditario, tenendo conto di tutte le categorie di beni (mobili, immobili, universalità di mobili). Suddividendo lo stato attivo e passivo dell’eredità, si procede poi alla determinazione delle porzioni ereditarie, dei conguagli e dei rimborsi tra i condividenti. Lasciando da parte la disciplina delle operazioni di collazione ed imputazione, che meriterebbe un ampio approfondimento, si rileva semplicemente che, a seguito dei attribuzioni delle donazioni all’asse ereditario da parte degli eredi legittimari, in proporzione alle rispettive quote, si determina la masse da dividere.
Occorre, poi, provvedere alla stima dei singoli beni per la quantificazione precisa delle porzioni ereditarie. Nella fase delle composizione delle porzioni ereditarie si applica il principio dell’art. 727 c.c., secondo cui ogni coerede ha diritto a che nella sua porzione ricada una quantità di beni mobili, immobili e crediti di uguale misura e qualità, in proporzione all’entità della quota. E’ proprio nell’ipotesi in cui vi sia un’ineguaglianza in natura delle quote ereditarie che, in sede divisoria, si procede ai conguagli, cioè al versamento da parte di un coerede di un equivalente in denaro della porzione ereditaria.
In altri termini, sia nell’ipotesi di divisione giudiziale che transattiva, qualora il valore della quota concreta di un erede non corrisponda al valore della quota astratta (quando ad esempio uno dei condividenti chieda l’assegnazione di alcuni beni), al fine di ripristinare la proporzionalità delle quote tra i condividenti si assegnano dei conguagli a carico degli eredi che ricevano una porzione di beni concreta di valore maggiore della quota astratta e a favore del condividente che riceve una porzione di beni concreti di valore minore rispetto la propria quota astratta.
Pertanto, tecnicamente, il conguaglio è una somma di denaro non facente parte della comunione da sciogliere, da corrispondere per compensare la disuguaglianza delle quote in natura; in tale prospettiva non costituirebbe vero e proprio “conguaglio” la somma di denaro prelevata dall’asse da dividere. E tuttavia, una parte della giurisprudenza ha sostenuto in passato che fosse possibile compensare la disuguaglianza esistente in natura fra le porzioni concrete soltanto attraverso denaro già esistente nell’asse ereditario da dividere, pena l’invalidità dell’attribuzione nell’ambito della c.d. divisione testamentaria, cioè già predisposta dal testatore ai sensi dell’art. 734 c.c.(Cass. 12.03.2003 n. 3694). Diversamente, la giurisprudenza prevalente, nel porre la propria attenzione sulla natura del conguaglio divisionale, ritiene legittimo definirlo come una vera e propria liquidazione in denaro non ereditario delle spettanze di alcuni eredi, quindi come denaro non proveniente dall’asse, volto a soddisfare la quota in astratto spettante all’erede leso (tra le altre Cass. n. 862/2007).
Il diritto al conguaglio dovuto agli altri coeredi sorge dal momento e per l’effetto del provvedimento definitivo di scioglimento della comunione (nel caso di divisione giudiziaria) o nel momento della sottoscrizione dell’accordo (nel caso di divisione transattiva o transazione divisoria). La giurisprudenza ha chiarito che, in tema di quantificazione del conguaglio, occorre preliminarmente stabilire che per la corretta determinazione dello stesso si deve fare riferimento al valore del bene stesso al momento della conclusione del relativo giudizio di divisione (tra le altre, Cass. 17487/2006). Ed inoltre, dal momento della pronuncia giudiziale di scioglimento e assegnazione dei beni non comodamente divisibili, momento ove si individua il valore effettivo del bene, sono dovuti altresì gli interessi corrispettivi (Cass. 20457/2016).