Giustizia civile - Processo di cognizione -  Redazione P&D - 16/06/2020

I poteri del giudice - Riccardo Mazzon, Key Editore, 2020

Il volume, nato in tempi di “Coronavirus”, si apre con l’introduzione alla “Storia di una Colonna Infame”, scritto attraverso il quale Alessandro Manzoni stigmatizza l’operato di quei “giudici che, in Milano, nel 1630, condannarono a supplizi atrocissimi alcuni accusati d’aver propagata la peste con certi ritrovati sciocchi non men che orribili”, giudici ai quali pareva, oltre tutto,  “d’aver fatto una cosa talmente degna di memoria, che, nella sentenza medesima, dopo aver decretata, in aggiunta de’ supplizi, la demolizion della casa d’uno di quegli sventurati, decretaron di più, che in quello spazio s’innalzasse una colonna, la quale dovesse chiamarsi infame, con un’iscrizione che tramandasse ai posteri la notizia dell’attentato e della pena”.

“E in ciò”, commenta il sommo poeta”, “non s’ingannarono: quel giudizio fu veramente memorabile”.

Ebbene, le norme che in questo volume si commentano (sono gli articoli del codice di procedura civile che vanno dal 112 al 120) sono state scritte proprio per evitare che la società possa ricadere nei medesimi errori allora commessi.

In effetti, l’articolo 112 del codice di procedura civile, rubricato “Corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato”, nel disporre che il giudice  deve pronunciare su tutta la domanda e non oltre i limiti di essa e che (sempre il giudice) non può pronunciare d'ufficio su eccezioni che possano essere proposte soltanto dalle parti, pone un limite invalicabile al potere del magistrato, sicché egli  non può pronunciarsi oltre i limiti della domanda proposta e, qualora tale divieto venga violato, si parla di ultrapetizione (nel caso in cui il giudice integri o ampli gli effetti giuridici della domanda rispetto a quanto richiesto dalle parti) oppure di extrapetizione (nel caso il giudice sostituisca altri effetti rispetto a quelli connessi alla domanda proposta).

Ulteriormente, l’Articolo 113 del Codice di Procedura Civile, rubricato “Pronuncia secondo diritto”, nel disporre che, nel pronunciare sulla causa, il giudice deve seguire le norme del diritto, salvo che la legge gli attribuisca il potere di decidere secondo equità, vincola il magistrato attraverso l’applicazione pratica del noto principio costituzionale di legalità, ricavabile dal combinato disposto degli artt. 24, 1° co. e 101, 2° co., Cost.; così come, allo stesso modo, l’articolo 114 del codice di procedura civile, rubricato “Pronuncia secondo equità a richiesta di parte”, consente che il giudice, sia in primo grado che in appello, decida il merito della causa secondo equità esclusivamente quando esso riguardi diritti disponibili delle parti e queste ultime gliene facciano concorde richiesta.

Ancora: l’articolo 115 del codice di procedura civile, rubricato “Disponibilità delle prove”, nel prevedere che, salvi i casi previsti dalla legge, il giudice debba porre a fondamento della decisione le prove proposte dalle parti o dal pubblico ministero, nonché i fatti non specificatamente contestati dalla parte costituita, garantisce tanto un preventivo contraddittorio delle parti, quanto la terzietà e l'imparzialità del giudice; e l’articolo 116 del Codice di procedura civile, rubricato “Valutazione delle prove”, nel disporre che il giudice debba valutare le prove secondo il suo prudente apprezzamento, salvo che la legge disponga altrimenti e nel precisare come il giudice possa desumere argomenti di prova dalle risposte che le parti gli danno a norma dell'articolo 117, stesso codice, dal loro rifiuto ingiustificato a consentire le ispezioni che egli ha ordinate e, in generale, dal contegno delle parti stesse nel processo, lungi dal legittimare comportamenti arbitrari, vincola il potere giudiziario al c.d. prudente apprezzamento, che si fonda su di una discrezionalità relativa del magistrato, cui pongono limiti invalicabili le regole logiche, le massime d'esperienza nonché l'obbligo di dare conto esauriente nella motivazione sia del processo logico seguito, sia dei risultati valutativi raggiunti, quali strumenti indispensabili per la corretta ricostruzione dei fatti storici oggetto di prova.

Anche l’articolo 117 del codice di procedura civile, rubricato “Interrogatorio non formale delle parti”, nel disporre come il giudice, in qualunque stato e grado del processo, abbia facoltà di ordinare la comparizione personale delle parti in contraddittorio tra loro per interrogarle liberamente sui fatti della causa (e come, in tal caso, le parti possano farsi assistere dai difensori), non indica arbitrarietà del magistrato ma persegue una finalità chiarificatoria ed esplicativa, mirando a consentire a tutte le parti, nel loro stesso interesse e a tutto loro vantaggio, di chiarire oralmente le rispettive allegazioni di fatto e le proprie conclusioni, anche laddove il giudice le dovesse ritenere incomplete od oscure: esso offre alla parti, in altri termini, l'occasione per spiegar meglio al giudice le proprie ragioni e per integrare le proprie difese; e analoga funzione, diretta a cogliere la realtà dei fatti, va attribuita all’articolo 118 del Codice di procedura civile, rubricato “Ordine d'ispezione di persone e di cose”, che dispone come il giudice possa ordinare alle parti e ai terzi di consentire, sulla loro persona o sulle cose in loro possesso, le ispezioni che appaiono indispensabili per conoscere i fatti della causa.

Allo stesso modo, gli articoli 119 del codice di procedura civile (rubricato “Imposizione di cauzione”, il quale dispone che il giudice, nel provvedimento col quale imponga una cauzione, debba indicare l'oggetto di essa, il modo di prestarla e il termine entro il quale la prestazione deve avvenire) e 120, medesimo codice (rubricato “Pubblicità della sentenza”, che  precisa come, nei casi in cui la pubblicità della decisione di merito possa contribuire a riparare il danno, compreso quello derivante per effetto di quanto previsto all'articolo 96 c.p.c., il giudice, su istanza di parte, possa ordinarla a cura e spese del soccombente, mediante inserzione per estratto, ovvero mediante comunicazione, nelle forme specificamente indicate, in una o più testate giornalistiche, radiofoniche o televisive e in siti internet da lui designati), contribuiscono in egual maniera a costruire un cornice ben definita entro (e non oltre) la quale il giudice può (e deve) espletare il proprio compito istituzionale.