Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Marco Faccioli - 16/05/2020

I selvaggi della porta accanto

Che l'odierna smania di protagonismo fotografico si ritorca spesso nei confronti dei criminali come il classico boomerang nei cartoni di Gatto Silvestro, oramai è cosa nota. Latitanti in Sudamerica arrestati dopo un selfie su Instagram geolocalizzato durante una festa in piscina o pazzi furiosi dopo dirette via Facebook mentre commettono omicidi si cimentano in corse folli in macchina (meglio se contromano in autostrada). Ovviamente le Forze dell'Ordine sentitamente ringraziano tutti coloro che, differentemente da quanto si faceva in passato (ovvero cercare di far sparire tutte le tracce dei propri misfatti), oggi si attivano per disseminarne il più possibile. A questa logica non sono sfuggiti nemmeno i protagonisti della ferale vicenda, che tutti conosciamo, del piccolo Leonardo, il bimbo che pochi mesi fa è stato ucciso a Novara dalle botte dei giovanissimi genitori. Le indagini pare abbiano rivelato che le violenze sul piccolo stessero andando avanti da parecchio tempo e la di lui brutale morte non sia stata quindi un incidente come invece avrebbe voluto far credere la madre. A dimostrarlo (cosa non tanto incredibile se si considera la premessa di cui sopra) le decine di scatti e foto condivise su WhatsApp trovati sui telefonini della coppia, in cui sono evidenti sul volto del bambino i segni delle percosse subite. Quando il piccolo è arrivato in fin di vita in ospedale a Novara, i medici hanno subito capito di trovarsi davanti a un caso di maltrattamenti. Leonardo  aveva il corpicino ricoperto da ecchimosi: a essergli fatale è stato un calcio che gli ha fatto letteralmente esplodere il fegato. I genitori all'inizio hanno provato a giustificarsi dicendo che il piccolo era caduto dal letto, una spiegazione che non ha retto ed i due sono stati arrestati con l'accusa di omicidio volontario pluriaggravato. La madre ha sempre negato ogni responsabilità e di essere stata a conoscenza delle violenze del compagno sul bambino. La sua versione però, dopo l'analisi dell'archivio della di lei chat di WhatsApp adesso vacilla. Gli inquirenti hanno infatti trovato nei telefoni di entrambi i genitori decine di foto del piccolo con evidenti ferite. Un reportage agghiacciante, che i genitori si scambiavano come fossero selfie fatti al mare, che risale quasi a un mese prima dell'omicidio. Foto di Leonardo con lividi in fronte, poi con un occhio nero, poi con entrambi, ed il tutto in contesti apparentemente normali: magari mentre sta mangiando un gelato, o sta giocando con una macchinina. Gli inquirenti hanno sequestrato tutto il materiale fotografico, che adesso rappresenta una prova decisiva. La vita quotidiana è oggi sempre più sui social network e sugli smart phone e non solo nei suoi aspetti più frivoli e autoreferenziali. Non solo quindi feste di laurea, vacanze, gatti ed aperitivi, oggi anche l'orrore ed i pedocrimini passano attraverso i messaggi e gli archivi di WhatsApp diventando parte integrante della comunicazione, magari dai toni divertiti, come nel caso di questi due selvaggi che passano il tempo a pestare il loro bambino per poi scambiarsi, forse persino compiaciuti, le foto del piccolo sventurato.