Danni - Danno biologico -  Redazione P&D - 22/02/2021

IL concetto medico legale di Danno biologico, standardizzato nei Barèmes , è un sofisma tecnico che sottende un conseguente “ paralogismo” liquidativo - Enrico Pedoja

Il Codice delle Assicurazioni ha assunto , quale definizione di danno biologico, il principio tecnico  medico legale, elaborato nel dalla Società Italiana di Medicina Legale e delle Assicurazioni nel 2001 – epoca in cui non esisteva il principio giuridico di “ danno non patrimoniale “ – che cosi lo definiva:
“La lesione temporanea o permanente dell’integrità psico-fisica della persona, suscettibile di accertamento medico-legale, che esplica un’incidenza negativa sulle attività quotidiane e sugli aspetti dinamico-relazionali della vita del danneggiato, indipendentemente da eventuali ripercussioni sulla sua capacità di produrre reddito”.

 I parametri valutativi medico legali “ cardine”  ai fini della successiva traduzione monetaria del danno biologico si basano sul concetto di inabilita’ ed invalidita’ : parametri di ordine esclusivamente “ quantitativo” che, tuttavia,  non consentono di chiarire quale sia stata l’effettiva ricaduta negativa della “ lesione “ subita dal danneggiato, ne’ quale sia l’effettiva ripercussione della conseguente “ menomazione”   sulle attivita’ quotidiane e sugli aspetti dinamico relazionali ( comuni e/o peculiari  per quel determinato soggetto)

Cio’ rappresenta la prima criticita’ interpretativa del postulato  medico legale di danno biologico posto che il parametro tabellare ( che in vero è rimasto sostanzialmente lo stesso dai tempi in cui veniva utilizzato per la stima del  danno alla capacita’ lavorativa generica , cioe’ il  “ non fare reddituale medio “ ) verrebbe rapportato in via automatica alla “ incidenza negativa sulle attivita’ quotidiane “ , mentre, al contrario, sovente, non sussiste alcun rapporto  causale diretto tra percentuale di disfunzionalita’accertata ( IP ) e effettiva ricaduta negativa sulle comuni attivita’ quotidiane
E’infatti  conoscenza comune per qualsiasi specialista medico legale che la parametrazione dell’invalidita biologica permanente segue l’integrazione dei riscontri obiettivi clinico –strumentali accertati in sede medico legale  rispetto a parametri “ presuntivi “, condivisi in ambito scientifico , contenuti nei cosiddetti “ Barèmes” , ove il presupposto tecnico è costituito esclusivamente da indici  di “disfunzionalita” anatomica o psichica rispetto al 100% del valore biologico della persona

Valutando tuttavia l’aspetto  “ qualitativo “ del danno, emergono    spesso evidenti  incongruita’ in quanto ,  a  parita’ di percentuale di danno biologico accertata, frequentemente non corrispondono analoghe e automatiche incidenze negative sulle  attivita’ quotidiane

Per fare un esempio banale basti pensare che la perdita della milza viene mediamente stimata con una IP  del 10% , analogamente ad una anchilosi della articolazione tibiotarsica : valutazioni congrue ,se rapportate a teorici parametri di disfunzionalita’ biololgica previsti dai barème medico legali( nazionali e internazionali), ma totalmente difformi e contrastanti  se rapportate alla effettiva incidenza negativa delle distinte  condizioni menomative sulle attivita’quotidiane di qualsiasi persona , con evidente ipotesi di sperequazione liquidativa

Criticità interpretativa e liquidativa  che appare ancor piu’  significativa ove – come indicato nel postulato medico legale di danno biologico -  si vogliano  ricomprendere nel contesto della stessa  “ disfunzionalita’” biologica anche i comuni  aspetti negativi su “ fare dinamico relazionale “del danneggiato
Se prima dell’avvento del “ danno non patrimoniale “ tali criticita’ non sono emerse in quanto l’intervento del medico legale si limitava – di fatto- al solo accertamento della disfunzionalita’ biologica , con l’avvento del danno non patrimoniale ( concettualmente onnicomprensivo anche della componente di “ sofferenza morale” ) tali disallineamenti interpretativi si sono  manifestati nella loro concretezza , cosi da rendere necessaria una integrazione “ qualitativa “ della invalidita’ accertata idonea a  riequilibrare  – secondo differenti parametri tecnici – i “ gap “ liquidativi  esistenti tra invalidita’ e incidenza negativa sulle attività quotidiane e sugli aspetti dinamico-relazionali della vita del danneggiato

Non essendo possibile modificare i riferimenti percentualistici della Inavalidita’ biologica  ( cioè l’incapacita’ funzionale dei Baremès ) , l’introduzione di un parametro qualitativo, che trova concettualmente  fondamento nel   principio di “ presunzione probatoria” afferente alle  ricadute  soggettive del danno  sul fare quotidiano e dinamico relazionale del danneggiato , verrebbe  a configurare sostanzialmente la componente di  “ sofferenza correlata “  connessa e compatibile con quella determinata  condizione menomativa accertata in sede medico legale

 Parametro che consente di definire - senza anomali automatismi – la posta  risarcitoria base del danno non patrimoniale : Variabile non prevista, ne’ individuabile, nel contesto , meramente disfunzionale , di  Inabilita’ temporanea e/o di  invalidita’permanente biologica



Al riguardo appare significativa la recente casistica applicativa del citato parametro( sofferenza correlata )  relativa ad oltre 2800 Consulenze tecniche d’Ufficio espletate in Triveneto ( secondo specifico quesito Istruttorio ) tra il 2010 ed il 2020 che evidenzia chiaramente un disallineamento tra parametro di “ disfunzionalita’biologica  lesione / menomazione correlata “ e parametro di “sofferenza correlata” con le relative evidenze  di sperequazione  liquidativa ,  prevalentemente nelle fascie di IP comprese tra il 5% ed il 35% (– su SIMLA: Il danno biologico nel danno non patrimoniale-)

Se tali considerazioni hanno portato il medico legale a contestare tecnicamente  le Tabelle di Liquidazione del Tribunale di Milano per l’automatismo liquidativo  dei coefficienti  di incremento per “danno morale” delle quote risarcitorie  previste per  la IP accertata   , le stesse condizionano anche  le nuove  ipotesi di tabella di liquidazione del danno non patrimoniale previste nella bozza di DPR del MISE , il cui denominatore  rimane comunque il parametro di “ disfunzionalita’ biologica” ( cioe’ la Invalidita’ permanente ), dovendosi quindi prevedere che la componente presuntiva base  di “ sofferenza menomazione  correlata” , definita con parametri medico legali  “ qualitativi “ , debba  trovare inquadramento liquidativo in “ adeguate “ e maggiormente distribuite  “  fasce di incremento del danno morale IP correlato ( c.d. coefficiente moltiplicatore  del danno morale ) , onde pervenire ad una esaustiva definizione monetaria della posta “ biologica base  del danno non patrimoniale” , utilizzabile concretamente ed  oggettivamente in contesto di definizione stragiudiziaria del danno non patrimoniale


L’alternativa sarebbe il “ caos “ liquidativo  stragiudiziale”, essendo impensabile che , nel contesto di un sistema liquidativo tabellare, basato sul presupposto  di “ danno biologico “, la componente di sofferenza morale IP correlata ( non automaticamente ricompresa nella  invalidita’  permanente  biologica ) non abbia una “derivazione probatoria”  connessa e compatibile con la  “realta clico-strumentale” della menomazione, che puo’ essere accertata solo  in sede medico legale


Cosi’ come sarebbe analogamente impensabile – soprattutto in previsione di una riforma destinata a snellire il “carico Giudiziario Civilistico ( in materia di RC auto e di Responsabilita’ Sanitaria ) -  che , in presenza di una evidente “ aleatorieta’ interpretativa del “ danno morale “ ( quale desumibile dal recente Orientamento della Cassazione ) , ogni vertenza fosse destinata a  trovare spazio di definizione risarcitoria solo dopo un inevitabile Contenzioso Giudiziario


 
   
   
 







 
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