Malpractice medica - Malpractice medica -  Michela Del Vecchio - 07/11/2018

Il consenso informato e le obbligazioni extracontrattuali conseguenti – Cass. Civ., III sez., 23 ottobre 2018 n. 26728

Il consenso informato, recepito come principio uniformatore dell’agere dell’equipe medico sanitaria dalla legge 219/17, ha come obiettivo quello di creare con il paziente le condizioni per una decisione condivisa ed una partecipazione del paziente agli atti sanitari che dovranno compiersi. Informazione e consenso dunque costituiscono i due elementi che si intersecano e si completano in modo da costituire un’unica situazione giuridica cui si ricollega la responsabilità del medico.

Su questo binomio informazione / consenso si inserisce la decisione in commento ove si esamina non solo e non tanto l’acquisizione o meno del consenso in relazione alle responsabilità dei singoli sanitari componenti l’equipe quanto la compiuta o meno informazione su un intervento di falloplastica da compiere e su tutti gli aspetti conseguenti e correlati a tale intervento, fra i quali – per il caso valutato dalla Cassazione – l’impotentia coeundi.

Una responsabilità, quella del medico che ha l’obbligo di informare il paziente prima di acquisirne il consenso, di cui sovente si è discusso soprattutto in merito alla natura contrattuale o extracontrattuale della relativa obbligazione.

Per brevità espositiva non si affrontano in questa sede le alterne decisioni giurisprudenziali che hanno approfondito la questione limitandosi soltanto a sottolineare come la responsabilità del medico per violazione dell’obbligo contrattuale di porre il paziente nella condizione di esprimere un valido ed effettivo consenso informato è comunque ravvisabile sia quando le informazioni siano assenti od insufficienti sia quando vengano fornite assicurazioni errate in ordine all’assenza di rischi e complicazioni derivanti da un intervento chirurgico (Cassazione, III Sezione civile, 29 settembre 2015 n. 19212; M. Ridolfi, Consenso informato e DAT, Il civilista, 2018, p 24; M. del Vecchio, I diritti umani nelle disposizioni anticipate di trattamento, 2018, pg 75 e ss).

Tanto afferma anche la decisione in commento che riconosce l’obbligo di informazione anche al medico che, pur non facente parte dell’equipe chirurgica, ha seguito il paziente nella fase pre – intervento affermando un nesso di causalità fra la violazione, anche – si ripete – da parte di quest’ultimo della violazione dell’obbligo di informativa e il danno subito dal paziente non solo in termini “biologici” ma anche come lesione al diritto di autodeterminarsi.

Richiamato proprio il diritto all’autodeterminazione, poi, la Corte di Cassazione riconosce che la violazione dell’indicato obbligo di informativa ha causato anche un danno immediato e diretto al coniuge del paziente ed, in particolare, al suo rapporto di coppia incidendo – in relazione all’intervento compiuto – sulla sfera sessuale della persona e, dunque, sulla relazione di coppia: il coniuge dunque è stato “egualmente privato di un aspetto importante e caratterizzante del rapporto di coppia, collegato ai diritti e obblighi sanciti nell’art. 142, comma 2, cod. civ.” (così testualmente la decisione in commento).

Si conferma con questa decisione come, alla relazione di cura fra medico – paziente, partecipano anche i familiari di quest’ultimo in quanto ciascun trattamento sanitario da compiersi e la stessa scelta e condivisione del piano terapeutico da attivare per la salute del paziente involga e coinvolga più aspetti della sua vita dagli affetti alle relazioni sociali: il consenso deve essere sempre consapevole o, meglio, consapevolmente formato previa completa informazione.