-  Rega Ilaria  -  26/09/2012

IL CONTO SALATO DELLA CRISI - Ilaria REGA

Leggere le statistiche rese note sull"andamento dell"economia in Italia rende molto difficile mantenere il sangue freddo, in un periodo in cui si sente parlare tutti i giorni di sprechi e sperperi dei politici nostrani.

L"Italia negli ultimi dieci anni ha avuto un tasso di sviluppo vicino a quello dello Zimbabwe ed è praticamente tornata indietro di venti anni, ci domandiamo come sia  possibile che non si sia fatto nulla di concreto per bloccare questa inarrestabile discesa agli inferi?

Ci sono meno soldi per fare la spesa, meno per vestirsi, meno per comprare l"auto, per fare la benzina (che ormai ha superato ogni record di rincaro), per comprare la casa (divenuta ormai un"impresa quasi impossibile, dopo l"abbuffata di mutui degli anni passati). Se a tutto questo si aggiunge anche un maggior livello di pressione fiscale, le aziende e i negozi che chiudono giornalmente i battenti, si lavora poco e male, ne emerge un quadro veramente pessimo dell"attuale situazione del nostro paese. Il conto della crisi è molto salato, in media, di 5 mila euro per ogni famiglia italiana.  Il calo di consumi rispetto all"anno precedente è di circa il 3%, ma visto che il Pil è costituito per il tre percento dai consumi, si può comprendere quelle che saranno le ricadute effettive  di questa crisi su tutto il sistema economico italiano. Secondo l"Istat «le compravendite di unità immobiliari (154.813) nel 2012 sono diminuite del 16,9% rispetto al primo trimestre del 2011», mentre «le compravendite di immobili ad uso residenziale sono diminuite del 17,2%» e «quelle di immobili ad uso economico dell'11,8 per cento».

A tutto questo si aggiunga anche  che ormai lavorano solo due donne su tre. Se la crisi in corso rappresenta per tutti una strada in salita, infatti, per le donne e le mamme è come voler risalire le cascate del Niagara con una canoa, a partire dall"occupazione, che, da quanto si evince dal rapporto Mamme nella Crisi, Save the Children 2012, nel 2010 si attesta al 50,6% per le donne senza figli - ben al di sotto della media europea pari al 62,1% - ma scende al 45,5% già al primo figlio (sotto i 15 anni) per perdere quasi 10 punti (35,9%) se i figli sono 2 e toccare quota 31,3% nel caso di 3 o più figli . E se la crisi ha confermato il triste record italiano sui tassi di inattività, questo vale soprattutto per la componente femminile, in particolare per quella nella fascia più giovane e in piena età feconda (25-34 anni), che ha riguardato il 35,6% delle donne nel 2010 e il 36,4% nel 2011.

Cosa dire alla luce di tutti questi pessimi indicatori che pesano sul nostro futuro e su quello dei nostri figli? Possiamo solo augurarci che si diffonda un maggior senso di responsabilità civile, in attesa della sempre più agognata "ripresa".