Persona, diritti personalità - Persona, diritti personalità -  Valeria Cianciolo - 19/10/2018

Il contratto di affidamento fiduciario a tutela delle persone fragili

Il contratto di affidamento fiduciario a tutela delle persone fragili

La complessità della domanda di tutela che si pone oggi al giurista, discende dalla molteplicità e dal carattere estremamente variegato delle situazioni che in concreto si possono presentare:

diverse sono le malattie mentali, vari i decorsi che le medesime possono subire, differenti le origini e le sintomatologie, vario il grado di menomazione dell’attitudine a provvedere a se stesso che colpisce la singola persona.

L’esigenza comune che si riscontra in molte di queste situazioni è, tuttavia, senz’altro quella di recuperare e conservare, ove possibile e nella misura maggiore possibile, la capacità di espressione della personalità del soggetto tanto nella sua relazione con i beni quanto con le persone, proprio perché “fragili”.

Uno strumento giuridico duttile e versatile per garantire questa categoria di persone, può essere il contratto di affidamento fiduciario che ha già preso campo nella prassi ed anche, in talune decisioni giudiziarie, sia pure rientranti nell’ambito della volontaria giurisdizione.

L’ammissibilità dell’istituto è tutt’altro che pacifica, ma ha finito di recente per esser data per scontata da parte della Suprema Corte[1] che lo ha definito come l’ “accordo tra due soggetti, con cui il fiduciante trasferisce, o costituisce, in capo al fiduciario una situazione giuridica soggettiva per il conseguimento di uno scopo pratico ulteriore. Il fiduciario, per la realizzazione di tale obiettivo, assume l’obbligo di utilizzare nei tempi e nei modi convenuti la situazione soggettiva, in funzione strumentale, avendo un comportamento coerente e congruo.

Un argomento a favore dell’ammissibilità del contratto di affidamento fiduciario parrebbe ora fornito dalla L. 22.6.2016, n. 112, il cui art. 6 prevede varie agevolazioni fiscali per «I beni e diritti…destinati a fondi speciali di cui al comma 3 dell’articolo 1» della stessa legge (cioè – come appunto risulta da quest’ultima norma – per i «fondi speciali, composti di beni sottoposti a vincolo di destinazione e disciplinati con contratto di affidamento fiduciario») istituiti ad esclusivo favore delle persone con disabilità grave come definita dall’art. 3, comma 3, L. 5.2.1992, n. 104.

Come delineare il contratto di affidamento fiduciario?

Non è che l’accordo attraverso il quale “… si ha l’attribuzione ad un soggetto (il fiduciario) di un diritto limitato dalla cura degli interessi di un’altra persona (il fiduciante o terzo beneficiario)…[2]

Il contratto di affidamento fiduciario è un contratto (del quale i beneficiari possono anche non essere parti), sia nell’ipotesi prevedente il trasferimento dei beni ad un terzo gestore che in quella autodichiarata.

Nel primo caso se ne sono parti solo l’affidante e l’affidatario, può in concreto atteggiarsi come contratto bilaterale. Ma può essere anche un contratto plurilaterale, se ne sono parti anche i beneficiari e/o il garante. Acquista natura di contratto a favore di terzo, se attribuisce diritti verso l’affidatario ad un beneficiario che non ne sia parte.

Nel secondo caso, si afferma che vi debba essere un contratto fra l’affidante che si è auto-dichiarato affidatario, da un lato, e l’affidatario destinato a subentrargli allorché cessi dall’ufficio e/o uno o più beneficiari, dall’altro lato. Occorre comunque, evitare di sottovalutare il ruolo dei beneficiari poiché, pur non essendo parti necessarie del contratto di affidamento fiduciario, non si può prescindere dalla loro adesione al programma destinatorio.

Proviamo a fare un caso pratico.

Caietta, unica figlia di Primo e Secondo, è stata colpita da molto tempo da una grave patologia che ha determinato ineluttabilmente il suo bisogno di aiuto costante e progressivamente crescente per condurre la sua esistenza. Caietta è la ragione di vita di Primo e Secondo, provvedendo a lei umanamente e finanziariamente per farle affrontare il quotidiano e sostenendola nelle situazioni critiche. Primo e Secondo sono anziani e consapevoli che per l’avanzare della loro età e la progressione della malattia di Caietta, non saranno più in grado di sostenere personalmente il difficile percorso di vita della figlia. E’ per loro urgente garantire la figlia per quando essi stessi non saranno più in grado di svolgere il loro ruolo attuale. Sono quindi fermamente convinti che sia indispensabile il perfezionamento di un contratto di affidamento fiduciario mediante la costruzione di un programma a vantaggio di Caietta, a garanzia del mantenimento da parte sua delle migliori condizioni di vita, e la commissione dello stesso a persona ‐ l’affidatario fiduciario ‐ che si obblighi a attuarlo mediante   valori finanziari messi a disposizione da loro stessi, assicurandosi che detti beni, non si confondano nel restante patrimonio dell’affidatario fiduciario e quindi non cadano nella sua successione. I genitori di Caietta nutrono profonda stima e fiducia nella persona di Sempronio, specialista in Psichiatria, il quale fin da quando la malattia di Caietta si è manifestata, l’ ha curata ed assistita, ne conosce oltre che totalmente le problematiche patologiche, anche profondamente il temperamento e le necessità ed utilità dell’animo ed ha con lei un rapporto profondo.

Sulla base di queste considerazioni Primo e Seconda concordano di volere affidare il ruolo di affidatario fiduciario a Sempronio.

Per realizzare questo obiettivo è fondamentale il programma.

E’ dunque, lecito il trasferimento da fiduciante a fiduciario di uno o più beni,  finalizzato al perseguimento degli scopi che il fiduciante intende raggiungere mediante la gestione, necessariamente temporanea, affidata al fiduciario.

L’attuazione di tali finalità per mezzo della gestione fiduciaria costituisce quindi l’essenza dell’operazione, la sua causa concreta, il suo scopo meritevole di tutela laddove meritevoli di tutela risultino le finalità mediate perseguite.

Attraverso la gestione del fiduciario, che ne costituisce strumento, i genitori di Caietta (fiducianti) perseguono finalità che loro stessi prefigurano ed enunciano al fiduciario.

Al fine dell’integrazione del requisito causale è quindi necessario che, accanto al pactum fiduciae, si enuncino gli scopi mediati che il fiduciante intende perseguire.

Nel caso di Caietta, dunque, il Programma potrebbe essere così definito: “Il “Programma dell’Affidamento” consiste nell’assicurare che Caietta conduca la migliore esistenza possibile e, quindi, in base al giudizio discrezionale di Sempronio, Affidatario Fiduciario, nel disegnare sulle necessità e migliori utilità di Elena , finanziare e realizzare per lei un progetto positivo di vita a tal fine.

Con quali strumenti realizzare il Programma?

Il contratto prevederà quale Fondo destinato: gli apporti discrezionali degli Affidanti (beni mobili, immobili o denaro);  gli apporti di qualsiasi terzo o i beni che siano ad esso surrogati in caso di alienazione.

I beni trasferiti all’affidatario, come accade per il trust, serviranno al mantenimento ed assistenza del disabile, provvedendo eventualmente lo stesso affidatario anche alla cura degli aspetti personali di quest’ultimo. Inoltre potrà prevedersi un guardiano (protector) per vigilare sulla realizzazione degli scopi del programma di destinazione.

I genitori di Caietta, potranno, anche con atto tra vivi, attribuire all’affidatario Sempronio, allo stesso modo di quanto avviene per il trustee, parte del proprio patrimonio, ivi compresa la nuda proprietà di un immobile, in modo da conservare, finché sono in vita, l’amministrazione ed il godimento del cespite destinato post mortem a soddisfare i bisogni della figlia.

 

[1] Cass. Civ. 27 agosto 2012, n. 14654.

[2] Consiglio Nazionale del Notariato, Studio n. 86/2003/T, Negozio fiduciario e imposte indirette, 6 maggio 2004.