Famiglia, relazioni affettive - Matrimonio, famiglia di fatto -  Letizia Davoli - 29/09/2017

Il contratto di convivenza in 10 punti

La Legge 76/2016 (c.d. Legge Cirinnà) disciplina non solo le unioni civili tra persone dello stesso sesso, ma anche le convivenze di fatto.

Riassumendone gli aspetti principali previsti a partire dal comma 36 dell’art.1, si mette in evidenza quanto segue.

1) Possono essere conviventi di fatto e stipulare il contratto di convivenza, previsto dal comma 50 dell’art.1, sia due persone di sesso diverso, sia due persone dello stesso sesso.

La legge infatti definisce conviventi di fatto “due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile”.

Inoltre la norma precisa altresì che “ il contratto di convivenza si risolve per:

  1. accordo delle parti;
  2. recesso unilaterale;
  3. matrimonio o unione civile tra i conviventi o tra un convivente ed un’altra persona;
  4. morte di uno dei contraenti.”

2) Per il riconoscimento della propria convivenza di fatto, le parti devono coabitare ed essere iscritti nello stesso stato di famiglia anagrafico; ciò comporta che necessariamente abbiano la stessa residenza (la relativa istanza, in alcuni Comuni, può essere depositata unitamente al contratto).

3) I conviventi possono disciplinare i propri rapporti patrimoniali, e non solo, tramite la sottoscrizione di un contratto di convivenza che deve essere redatto, a pena di nullità, in forma scritta.

La sottoscrizione dei conviventi deve essere autenticata da un Avvocato o da un Notaio. Successivamente, entro 10 giorni dalla sottoscrizione del contratto, l’Avvocato o il Notaio incaricato deve trasmetterne una copia al Comune di Residenza dei conviventi affinché venga iscritto alla relativa Anagrafe. Le stesse modalità devono essere adottate nel caso di risoluzione del contratto di convivenza.

4) Il contratto di convivenza può contenere:

  1. l’indicazione della residenza;
  2. i contributi economici pattuiti tra le parti per la gestione della vita comune;
  3. il regime patrimoniale di comunione o di separazione dei beni scelto dalle parti;
  4. l’attribuzione di diritti e poteri all’altra parte per le decisioni in materia di salute, come di seguito precisato.

5) Ciascun convivente può designare l’altro affinché:

  1. prenda per suo conto, anche con pieni poteri, le decisioni in materia di salute, qualora la malattia comporti un’incapacità di intende e di volere;
  2. venga nominato suo Amministratore di Sostegno nel caso in cui ne sussistano i presupposti di legge. Tramite tale esplicita previsione, si può quindi orientare concretamente la decisione del Giudice Tutelare che dovrà effettuare la nomina. Nei casi più gravi di interdizione o inabilitazione, il convivente può essere nominato anche Tutore o Curatore.
  3. disponga in caso di morte, la donazione degli organi, le modalità di trattamento del corpo e della cerimonia funeraria.

6) Rispetto al diritto di abitazione, in caso di morte del convivente proprietario della casa di comune residenza, l’altra parte ha diritto di continuare a vivere nella stessa casa per due anni o per un periodo pari alla durata della convivenza, ma comunque non oltre i cinque anni.

Un’eccezione si ha nel caso in cui vi siano figli minori o disabili: in questa ipotesi il convivente superstite ha diritto a continuare ad abitare la casa di residenza comune per un periodo non inferiore a tre anni. In ogni caso, il diritto viene meno nel caso in cui sia contratto un matrimonio, una nuova convivenza di fatto o un’unione civile.

Qualora invece i conviventi siano in affitto ed il contratto di locazione sia stato stipulato solo da una parte e questa venga meno (per morte o per risoluzione della convivenza), l’altro convivente ha diritto di succedere nel contratto di locazione.

7) Nell’ipotesi di morte di una delle parti per fatto illecito di un terzo (es. sinistro stradale, infortunio sul lavoro etc.), il convivente superstite ha diritto al risarcimento dei danni, così come previsto per il coniuge.

8) Sono riconosciuti ai conviventi gli stessi diritti spettanti ai coniugi rispetto al diritto di visita, di assistenza e di accesso alle informazioni personali in caso di malattia e di ricovero di una delle parti. I conviventi hanno gli stessi diritti dei coniugi anche in ambito penitenziario.

9) In caso di cessazione della convivenza, il convivente che versa in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento, ha diritto di ricevere dall’altra parte gli alimenti che verranno assegnati per un periodo proporzionale alla durata della convivenza, tenendo conto anche delle condizioni economiche del soggetto che è tenuto a versarli.

10) Il contratto di convivenza è nullo e non può essere concluso, nei seguenti casi:

  1. in presenza di un vincolo matrimoniale, di un’unione civile o di un altro contratto di convivenza;
  2. se anche solo una delle due parti è minore di età;
  3. se anche solo una delle due parti è interdetta;
  4. se una delle due parti è stata condannata per il delitto tentato o consumato di omicidio del coniuge dell’altra parte.

Questi gli aspetti fondamentali di una Legge che ha riconosciuto la rilevanza sociale di nuove forme di affettività quotidiana.