Amministrazione di sostegno - Amministrazione di sostegno -  Manuele Pizzi - 14/04/2020

Il D.P.C.M. 10/04/2020 e l'invisibile figura dell' ADS

La materia del rischio sanitario, connesso all'insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili, enunciata dalla delibera del Consiglio dei Ministri del 31.01.2020,  evidenzia, sia a livello nazionale, che a livello locale, un'alluvionale produzione normativa, collegata allo stato di emergenza dichiarato dal Governo, per l'epidemia da COVID-19.

Nel D.P.C.M. del 10/04/2020 inerente - Ulteriori disposizioni attuative del D.L. n. 19 del 25/03/2020 recante misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19 applicabili a tutto il territorio nazionale - permane un invisibile silenzio sui limiti agli spostamenti dell'Amministratore di Sostegno, che rappresenta un figura particolare posta a beneficio di persone prive in tutto, o in parte di autonomia.

L'art. 1, lett. a) del predetto D.P.C.M., permette solo gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative, da situazioni di necessità ovvero per motivi di salute.  In ogni caso, è posto il divieto di spostarsi (con mezzo di trasporto pubblico o privato) in un Comune diverso rispetto a quello in cui ci si trova, fatte le salve le ipotesi di cui sopra, nonché per "ragioni di assoluta urgenza".  E' da rilevarsi  come le menzionate norme ricalchino quelle poste all'art. 1, co 1°, lett. b) del D.P.C.M del 22/03/2020.

Orbene, lo svolgimento di un incarico inerente un'amministrazione di sostegno non costituisce un'attività lavorativa: non esiste un codice ATECO che possa qualificare il lavoro dell'ADS come attività essenziale; pertanto, permane un vuoto normativo inerente alla determinazione degli spazi di operatività dell'amministratore di sostegno.   Senonchè, ai sensi del D.P.C.M. ultimo del 10 aprile 2020, come si fa a delineare ragionevolmente il campo delle "situazioni di necessità"?

Quindi, il pubblico ufficiale, investito delle incombenze di cui al decreto ex art. 405 Cod. Civ. che si sposti, dal proprio domicilio, per monitorare, sul posto, la situazione del proprio amministrato, lo fa con la consapevolezza di esporsi a potenziali contestazioni da parte delle Forze dell'Ordine, fatti salvi casi di fine-vita ovvero di ASO/TSO.

Meritevole di considerazione è anche il nuovo assetto sanzionatorio delineato dall'art. 4, del D.L. del 25/03/2020, recante - Misure urgenti per  fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19 - che, fatte salve le ipotesi in cui il fatto costituisca reato, il mancato rispetto delle misure inerenti alle limitazioni della libertà di circolazione, è punito con la sanzione pecuniaria amministrativa del pagamento di una somma da € 400,00 fino ad € 3.000,00;  se  il mancato rispetto delle predette misure avviene mediante l'utilizzo di un veicolo, le sanzioni sono aumentate fino ad  1/3.

Nella permanenza di un'epidemia, tale da condurre ad una necessitata rarefazione dei rapporti interindividuali, contraccolpi negativi ricadono sulla concreta operatività delle amministrazioni di sostegno, specie nelle ipotesi in cui il beneficiario non sia collocato in una struttura residenziale (protetta). Orbene, in queste ultime ipotesi, laddove sussistano delle disfunzionalità nella cerchia familiare, è buona pratica che l'ADS presti un contributo alla vita del proprio beneficiario, che necessariamente deve realizzarsi mediante una (modulabile) presenza fisica dell'Amministratore di Sostegno nei luoghi abitualmente frequentati dalla persona fragile.

L'emergenza non è solo sanitaria, ma anche sociale, ed un eventuale scenario meriterebbe attenzione, allorquando, nelle ipotesi in cui soggetti esterni (anche rientranti nella cerchia parentale) conservino delle  pretese sul patrimonio dell'amministrato, ed utilizzino l'argomento di  un'assenza provvisoria dell'A.D.S., oppure  in una sua non immediata reperibilità, per veicolare strumentali accuse di abbandono.

Nel perdurante silenzio normativo, nella permanenza di un rischio sanitario diffuso ed invasivo, gli amministratori di sostegno restano soggetti invisibili, i quali, qualora non possano fare affidamento su reti di sostegno, da un lato, rischiano di ammalarsi/contagiarsi, dall'altro potrebbero incontrare la prospettiva di essere assoggettati a salata sanzione pecuniaria.

Orbene, nel respingere la tentazione di arretramento degli avamposti sociali, c'è solo da sperare che quei filamenti di collegamento fra l'amministrato ed il suo amministratore non si vengano a logorare.