Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Paolo Cendon - 08/07/2019

Il danno da paura di investimento navale

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Nella lista dei danni non patrimoniali ce n’è uno che si aggiunto di recente. Il danno da investimento navale. Direi che è sicuramente risarcibile, per i  profili  biologici, sia fisici che psichici;  devo vedere se le tabelle di Milano o di Roma ne parlano già. 

C’è un altro tipo di danno importante però, di cui si è cominciato a parlare ultimamente: ed è il danno da paura di investimento navale.

 La cosa strana è che riguarda non già chi sta andando in barca, e teme gli possa arrivare  addosso una nave, mettiamo in mare aperto.

Le vittime della figura di cui parlo sono dei pedoni (passanti), che stanno passeggiando per le strade, pardon per delle calli o delle fondamenta, come si chiamano da noi;  e temono di vedersi arrivare addosso una nave da cinquantamila tonnellate.

La cosa strana è che si tratta di un danno praticamente circoscritto agli abitanti di Venezia. Direi però che non si tratta di una circostanza dirimente. Fortunati i romani e i milanesi che questo danno non sanno neanche cosa sia ( i romani ne hanno altri, d’accordo).

Inutile dire che sono in gioco sia i profili morali che esistenziali.  “Papà, ho paura, quando mi arriva addosso la nave, cosa succederà dopo, intanto me la sogno la notte”. “Bambini, non possiamo più andare per le Zattere, c’è la Costa Mannara in agguato, neanche per la Giudecca;  il Canal Grande ancora per poco, arriveranno  presto anche lì”.

E’ compito della Repubblica rimuovere le navi … non dice così l’art. 3 della Costituzione?

Perciò forza caro Prefetto di Venezia, forza caro Procuratore della Repubblica, che ne direste di svegliarvi?