Responsabilità civile - Ingiustizia, cause di giustificazione -  Riccardo Mazzon - 05/12/2018

Il danno grave alla persona nella causa di giustificazione dello stato di necessità: diritto d'alloggio e furto (di wurstel e formaggi)

Considerazioni più approfondite  merita il tema del c.d. diritto di alloggio considerato, in particolare dalla giurisprudenza di merito, rientrante a pieno titolo nell’oggetto del danno grave alla persona richiesto dall’art. 54 c.p; così, è stato deciso che, al fine della sussistenza della scriminante dello stato di necessità, non vi è dubbio che nel danno grave alla persona, vada ricompresa l'impossibilità di vivere dignitosamente in relazione alle proprie condizioni di salute; che il bisogno di alloggio, incidendo sullo svolgimento della persona umana in sè ed in rapporto al gruppo familiare, può integrare il pericolo attuale di un danno grave alla persona dell'agente e della sua famiglia, secondo la previsione dell'art. 54 c.p. - dettagli, anche relativamente alle pronunce infra richiamate, in "Le cause di giustificazione nella responsabilità per illecito", Riccardo Mazzon, Milano 2017 -; è stato, pertanto, consentito dalla magistratura di merito, in ossequio all’equiparazione diritto di alloggio-bisogno primario della persona, occupare, in spregio dell’art. 633 c.p. una casa abbandonata rurale, affermando, che, per l’appunto, non è punibile ex art. 633 c.p. il soggetto che, a causa delle miserrime condizioni economiche, abbia occupato temporaneamente una casa abbandonata rurale; ed infatti, ai fini dell'applicazione dell'esimente dello stato di necessità, quanto meno putativo, ex art. 54 e 59 c.p., il danno grave alla persona deve ritenersi non solo come attentato all'integrità fisica della stessa, ma anche come grave danno dei diritti inviolabili della persona umana previsti dalla Costituzione: pertanto, poiché il diritto di alloggio rappresenta un bisogno primario della persona, ricorrono gli estremi di cui agli art. 54 e 59 c.p. con conseguente non punibilità del soggetto imputato del reato in epigrafe.

Ulteriormente, non è stato considerato illecito occupare abusivamente un alloggio dopo essersi mosso nel rispetto della legge, occupare locali privi di certificato di abitabilità da parte di persone gravemente ammalate, utilizzare materiale di provenienza furtiva (ex art. 648 c.p) per l’edificazione di una baracca, forzare la serratura d’ingresso di una scuola pubblica, erigere una costruzione abusiva, occupare i locali di una scuola pubblica, eliminare infiltrazioni d’acqua tramite veranda abusiva, occupare palazzine disabitate, compiere genericamente reati edilizi: così, è stata ritenuta idonea ad escludere la sussistenza di reati edilizi, facendone venire meno l'antigiuridicità, l'effettiva ricorrenza di un comprovato stato di necessità risultante dall'innegabile esistenza di un pericolo attuale di un danno grave derivante, per mancanza di “alloggio cosiddetto minimo”, ad un intero e numeroso nucleo familiare costretto a vivere in indescrivibili, incredibili e disperate condizioni di precarietà abitativa ed igienico-sanitaria.

Più rigoroso si è dimostrato, al contrario, il giudice della legittimità, osservando, ad esempio, come, in tema di reato di costruzione edilizia, la necessità di procurarsi un alloggio idoneo non possa rientrare nella causa di giustificazione prevista dall'art. 54 c.p. il cui presupposto è l'esistenza di un grave pericolo "alla persona": nel caso di specie, è stato escluso che configurasse lo stato di necessità l'esigenza di sistemare convenientemente la propria famiglia abitante in un seminterrato; ancora, in tema di misure di prevenzione, è stato affermato che colui nei cui confronti sia stato disposto il soggiorno coatto, non può invocare a giustificazione della mancata ottemperanza del provvedimento la impossibilità di prendere alloggi nella località fissata per le sue misere condizioni economiche, non potendo, in tal caso, essere allegata l'esimente dello stato di necessità, poiché manca l'estremo del “pericolo grave alla persona”; infine, spesso è deciso che, rispetto al reato di costruzione abusiva, non può essere invocata l'esimente dello stato di necessità, non ricorrendo l'estremo della necessità di salvare sé od altri da un pericolo attuale di un danno grave alla persona.

Nelle pronunce nelle quali ha invece ricompreso il c.d. diritto di alloggio nella complessa sfera dei beni attinenti alla personalità morale del soggetto e, conseguentemente, nel concetto di danno grave alla persona, la Corte di Cassazione ha sentito l’esigenza di avvertire che l’indagine giudiziaria deve dimostrarsi più attenta, analitica e penetrante nel circoscrivere lo stato di necessità a casi nei quali risulti indiscutibile la necessità e l’inevitabilità del compimento del reato; si confronti, in tal senso, la pronuncia secondo cui, ai fini dell'esimente dello stato di necessità, nel concetto di danno grave alla persona, secondo la formulazione dell'art. 54 c.p., rientrano talune situazioni che minacciano solo indirettamente l'integrità fisica ovvero che attentano, in via ancor più generale, alla complessa sfera dei beni attinenti alla personalità morale del soggetto e, tra questi beni, si deve ricomprendere anche quello connesso all'esigenza di un alloggio, che è uno dei bisogni primari della persona, in conformità dei principi costituzionali che riguardano la persona umana ed i diritti a questa inerenti: tuttavia, precisa la Suprema Corte, nel momento in cui si giustifica tale interpretazione estensiva del danno grave alla persona come riguardante tutti i diritti inviolabili della persona umana, nel contempo più attenta, analitica e penetrante deve mostrarsi l'indagine giudiziaria diretta a circoscrivere la sfera di azione della esimente ai soli casi in cui siano indiscutibili gli altri elementi costitutivi della stessa, in particolare la necessità e l'inevitabilità, tenuto conto delle complesse esigenze di tutela dei beni dei terzi, che, coinvolti involontariamente dallo stato di necessità, non possono essere compressi se non in condizioni eccezionali, chiaramente comprovate: così, nella fattispecie, è stata esclusa l'esimente, ritenuta dai giudici di merito, nel caso di illecita occupazione per quasi un trentennio di una porzione di demanio marittimo mediante costruzione, a scopo abitativo, eseguita dall'imputato per l'allegato stato di bisogno e le precarie condizioni socioeconomiche e familiari che avrebbero impedito di procurarsi altro alloggio.

La giurisprudenza di merito tende, ulteriormente, a scriminare in casi di furto, specie se furto lieve ex art. 626 n. 2 c.p., chi agisca per supplire a indifferibili esigenze alimentari o mediche, qualificando tali esigenze quali minacce oggettive di un danno grave alla persona: così, ad esempio (in fattispecie relativa a furto di olive realizzato da genitori disoccupati con figli minori affetti da gravi malattie), è stato precisato come, in applicazione delle esimenti previste dagli art. 54 e 59 c.p., non è punibile per il reato di cui all'art. 626 n. 2 c.p. colui che commette il furto trovandosi in uno stato di necessità (o agisca nell'erronea convinzione di trovarvisi) determinato da indifferibili esigenze attinenti l'alimentazione e alle cure mediche e non avendo obiettivamente altra alternativa per procurarsi i mezzi onde sopravvivere in modo lecito: il furto lieve per bisogno, secondo il giudicante, si distingue infatti dalla fattispecie generale dello stato di necessità perché quest'ultima non comprende i casi in cui il pericolo riguarda le cose o si tratta di esigenze puramente morali e lo stato di bisogno grave ed urgente cui fa riferimento l'art. 54 c.p., a differenza di quello previsto dall'art. 626 n. 2 c.p., limitato alla minaccia oggettiva di un danno grave alla persona, è comprensivo non solo del danno alla vita ed all'integrità fisica ma anche ai beni attinenti alla personalità.

Tali applicazioni dell’art. 54 c.p. sono spesso influenzate dalle qualità del soggetto agente e dall’ambiente nel quale esso è obbligato a vivere; così, in caso di clandestino fuggito dall’ex repubblica Jugoslava, è stato deciso non esser punibile, per aver agito in stato di necessità, ai sensi dell'art. 54 c.p., colui che abbia commesso un tentativo di furto per procurare generi di sostentamento a sé ed alla propria famiglia, versando in obiettive condizioni disperate determinate dall'essere clandestinamente fuggito dai territori di guerra del proprio Paese.

Più rigorosa, al contrario, appare spesso la Corte di Cassazione, dove il c.d. stato di bisogno non è motivo di applicazione dell’esimente dello stato di necessità ma è al più, valutato ai fini della quantificazione della pena: da ultimo, ad esempio, in fattispecie relativa all'accusa di ricettazione e detenzione ai fini di vendita di prodotti con segni contraffatti di un cittadino extracomunitario che esercitava al professione di ambulante, è stato chiarito come il disagio economico dell'ambulante straniero extracomunitario non integri le condizioni di attualità e inevitabilità del pericolo, richieste per la scriminante dello stato di necessità; si vedano, però, anche recenti pronunce di senso opposto, come quella che sancisce doversi ritener sussistente la scriminante di cui all'art. 54 c.p., in relazione al reato di furto commesso da un soggetto privo di dimora e di occupazione, considerando che le circostanze nelle quali ha avuto luogo l'impossessamento della merce dimostrano che la sottrazione, da parte dell'imputato, di una piccola qualità di cibo (nel caso di specie, due porzioni di formaggio ed una confezione di wurstel) è avvenuta per fare fronte ad una immediata ed imprescindibile esigenza di alimentarsi, rendendo quindi configurabile la scriminante dello stato di necessità.