Danni - Danni non patrimoniali, disciplina -  Antonello Negro - 12/06/2019

Il danno non patrimoniale da stalking - Trib. Alessandria 10.6.2019

Il caso deciso dal Tribunale di Alessandria (con la sentenza, davvero ben motivata, qui allegata) riguarda la domanda di risarcimento del danno proposta da una donna la quale, dopo una lunga relazione extraconiugale, aveva lasciato il proprio amante.

Quest’ultimo, lamentando l’improvvisa rottura della relazione clandestina senza – a suo dire – un’adeguata spiegazione, aveva iniziato ad effettuare appostamenti (sia sul luogo di lavoro della ex amante sia nei pressi della scuola delle di lei figlie), a fare numerose telefonate dirette al numero privato e di casa della donna ed a minacciare la divulgazione, al marito della stessa, di fotografie che la ritraevano in pose intime.

L’uomo, inoltre, si era reso responsabile anche di un inseguimento in auto al fine di fermare il veicolo della donna, battendo sul finestrino e sul cofano per pretendere spiegazioni sulla rottura della relazione clandestina.

Correttamente, il Tribunale di Alessandria – dopo aver analizzato gli atti del processo penale instaurato e conclusosi con un patteggiamento – ha individuato, nel caso di specie, una condotta persecutoria, durata ben sette mesi, riconducibile al reato di stalking ex art. 612 bis c.p.

Quanto al danno risarcibile, il giudice ha dapprima ricordato il principio di unicità categoriale del danno non patrimoniale e la sua natura omnicomprensiva (in ciò richiamando le note sentenze di San Martino), ma ha, del tutto condivisibilmente, seguito gli sviluppi successivi alle pronunce delle Sezioni Unite del 2008 nella parte in cui si afferma che il danno non patrimoniale deve essere liquidato tenendo conto di tutti i suoi aspetti peculiari (ossia il danno biologico, il danno morale ed il danno esistenziale).

Tali voci di pregiudizi, aggiungo, costituiscono le diverse componenti del danno non patrimoniale risarcibile ex art. 2059 c.c. e possono essere definite “descrittive” tanto quanto è “descrittiva” la bipartizione danno “patrimoniale” e “non patrimoniale” o qualsiasi altra categoria che necessiti di una definizione (sarebbe, quindi, preferibile parlare di categorie e sottocategorie).

Nel proseguire il proprio ragionamento, il Tribunale di Alessandria ha ricordato che per “natura onnicomprensiva del danno non patrimoniale” deve intendersi che occorre tenere conto di tutte le conseguenze che sono derivate dall'evento di danno, nessuna esclusa (pur dovendosi evitare duplicazioni risarcitorie).

Nel caso di specie, l’attrice ha fornito – mediante la prova documentale e testimoniale, nonché mediante la confessione del convenuto – elementi tali da poter ritenere sussistente sia un danno morale (quale sofferenza interiore senza dubbio esistente ed anche presumibile) sia un danno esistenziale (quale pregiudizio alle attività realizzatrici della persona).

In particolare, la donna è stata costretta – a causa del comportamento illecito dell’ex amante – a depositare numerose querele, a confessare al marito ogni aspetto riguardante la relazione extra-coniugale, ad avere timore nel rispondere al telefono, nell’uscire di casa e nel portare le proprie figlie a scuola.

E’ stata quindi accertata tramite deposizioni testimoniali – ha chiarito il giudice Mazzola – una significativa modifica in pejus delle abitudini di vita dell’attrice (nonché una sofferenza morale del tutto evidente).

La carenza di allegazioni mediche non ha consentito, invece, di ritenere provato un danno biologico.

Per ciò che concerne la valutazione e la monetizzazione del danno, il Tribunale ha tenuto conto non solo della durata delle condotte persecutorie (sette mesi), dell’intensità e della varietà dei comportamenti illeciti e delle caratteristiche della vittima (sposata e con due figlie), ma anche (e questo in senso più favorevole al convenuto) della conferma solo generica, da parte dei testi, del danno riportato dalla vittima e della (secondo la definizione ripresa dal processo penale) “non eclatante portata lesiva delle condotte”.

La valutazione equitativa del danno non patrimoniale - nelle sue evidenti diverse espressioni del danno morale e del danno esistenziale – ha, quindi, portato il giudice ad una liquidazione pari ad euro 1.000,00 per ogni mese in cui è perdurata la condotta illecita, per un totale di 7.000 euro.