Danni - Danni -  Salvatore Davì - 23/10/2018

Il danno parentale da lesione psichica nuovamente al vaglio della Corte di Cassazione Ord. 23469/2018

Nell'ordinanza 23469 del 28 settembre 2018 la Corte di Cassazione torna ad occuparsi di danno parentale, in dettaglio relativamente ad un soggetto fragile sottoposto ad amministrazione di sostegno a a causa della gravità delle condizioni psichiche risultanti quale conseguenza delle lesioni subite a seguito di un sinistro stradale. Lungo l'iter argomentativo seguito la Corte rammenta che "il pregiudizio da perdita del rapporto parentale rappresenta un peculiare aspetto del danno non patrimoniale e consiste non già nella mera perdita delle abitudini e dei riti propri della quotidianità, bensì nello sconvolgimento dell'esistenza, rivelato da fondamentali e radicali cambiamenti dello stile di vita, nonché nella sofferenza interiore derivante dal venir meno del rapporto. Trattasi di danno non patrimoniale iure proprio del congiunto il quale è ristorabile in caso non solo di perdita, come erroneamente ritenuto dalla Corte territoriale, ma anche di mera lesione del rapporto parentale (Cass. 31 maggio 2003, n. 8827; 20 agosto 2015, n. 16992)."

Secondo la Cassazione, pertanto,  costituisce un evidente paralogismo sul piano fenomenologico, prima ancora che giuridico, quello secondo cui il danno sarebbe costituito, in una dimensione di impredicabile unità, "dalla sofferenza del non poter più fare", perché la più superficiale della disamina delle conseguenze di una grave lesione di un diritto costituzionalmente tutelato, come quello alla relazione parentale, consente ictu oculi di affermare, in alcuni casi, che, nonostante la intensa sofferenza morale, questa non incida, in tutto o in parte, sulle attività dinamico-relazionali del soggetto leso, appartenendo ad una diversa dimensione dell'essere persona.

Riconoscere una liquidazione finalisticamente unitaria del danno alla persona avrà pertanto il significato di attribuire al soggetto una somma di danaro che possa tenere conto del pregiudizio complessivamente subito tanto sotto l'aspetto della sofferenza interiore, quanto sotto quello dell'alterazione/modificazione peggiorativa della vita di relazione in ogni sua forma e considerata in ogni suo aspetto, senza ulteriori frammentazioni nominalistich.



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