Danni - Danni non patrimoniali, disciplina -  Carol Comand - 14/07/2019

Il danno psichico non è un pregiudizio diverso da quello biologico, una pronuncia laica della Corte di cassazione - Cass. civ. 18056/19

A seguito di incidente stradale che ha causato il decesso di una madre ed i suoi due figli, il padre superstite, anch’egli trasportato, ed alcuni parenti della donna propongono azione chiedendo il risarcimento dei danni subiti nei confronti dell’assicurazione del veicolo che li trasportava (un automobile) e nei confronti del proprietario e dell’assicurazione dell’ulteriore veicolo coinvolto nel sinistro un autobus).

La pronuncia di primo grado viene impugna dalla società di assicurazione dell’automobile sia per l’esclusiva responsabilità attribuita al suo assicurato sia per la stima dei danni. La medesima pronuncia viene impugnata anche dal trasportato superstite e dai detti parenti i quali si dolgono, fra l’altro, della stima del danno non patrimoniale patito.

La Corte d’appello esprimerà un giudizio che è stato successivamente sottoposto al vaglio della Corte di Cassazione per diverse questioni fra le quali, per quanto qui rileva, (per vizio di motivazione) l’affermazione secondo cui la malattia psichica patita in conseguenza della commorienza di moglie e figli non costituiva una lesione sulla complessiva integrità psicofisica del danneggiato ma una semplice lesione che avrebbe compromesso la sola capacità lavorativa dell’interessato.

Con approccio piuttosto laico la Corte da ultimo adita, accogliendo il motivo, ritiene che tale affermazione proclami la possibile autonomia di due concetti, la validità fisica e la capacità lavorativa, che sono invece da ritenersi legati da un nesso di implicazione unilaterale in quanto la capacità lavorativa presuppone e si fonda su una certa validità biologica.

Nella pronuncia si precisa, per tale via, che quello che viene definito come danno psichico non è un pregiudizio diverso dal danno biologico ma, più semplicemente, un danno biologico consistente nella alterazione o soppressione delle facoltà mentali.