Diritto, procedura, esecuzione penale - Ordinamento penitenziario -  Annalisa Gasparre - 01/07/2019

Il detenuto ha diritto alla visita specialistica a proprie spese – Cass. pen. 27499/19

Un detenuto chiedeva l’autorizzazione per due medici specialistici di recarsi presso l’istituto penitenziario dove si trova ristretto per essere sottoposto a visita specialistica a proprie spese.
Il giudice però negava l’autorizzazione assumendo che la visita medica a spese del detenuto non possa rappresentare una pretesa.
Di qui il ricorso per cassazione dove si lamenta la violazione del diritto alla salute.
La Corte accoglie il ricorso affermando che i detenuti e gli internati possono chiedere di essere visitati a proprie spese da un medico di fiducia senza che ricorrano limiti o condizioni, se non la necessità di curarsi, necessità che presuppone l’accertamento sanitario delle proprie condizioni. Per i detenuti per i quali pende il processo, è necessaria l’autorizzazione del giudice che procede (peraltro soltanto fino alla sentenza di primo grado); la finalità dell’autorizzazione non è quella di sindacare l’iniziativa individuale di sottoporsi a visita e cura, ma quella di delibare (e quindi motivare) se l’iniziativa dell’imputato possa in qualche modo avere incidenza negativa sugli accertamenti processuali in corso.
La Corte ha annullato il provvedimento impugnato nella parte in cui opina l’esigenza di sindacare le ragioni della effettiva necessità della visita medica esterna e là dove stigmatizza come “pretesa” quello che costituisce un vero e proprio diritto del richiedente, costituzionalmente garantito.

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 23 maggio – 20 giugno 2019, n. 27499 - Presidente Dovere – Relatore Ranaldi
Fatto e diritto
1. Con provvedimento del 12.3.2019 il GIP del Tribunale di Roma ha rigettato la domanda con la quale M.S. ha chiesto di ottenere l’autorizzazione per i medici O. e C. ad accedere presso l’istituto penitenziario ove si trova ristretto al fine di sottoporlo ad una visita specialistica.
Il GIP ha motivato il diniego sul rilievo della mancata allegazione delle ragioni a supporto della richiesta e sul fatto che la visita medica a spese del detenuto "non può rappresentare una pretesa".
2. Avverso l’esposto diniego ricorre per cassazione l’interessato, assistito dal difensore di fiducia, il quale, nel suo interesse, ne denuncia la illegittimità per violazione degli artt. 2 e 32 Cost., e art. 27 Cost., comma 3, L. n. 354 del 1975, art. 11, D.P.R. n. 230 del 2000, art. 17, comma 7.
Con un unico motivo di doglianza, il ricorrente lamenta la grave ed evidente violazione di uno dei diritti fondamentali tutelati dalla Costituzione: il diritto alla salute. Osserva che la richiesta del detenuto di essere sottoposto ad una visita specialistica a suo spese rappresenta un diritto e non una pretesa. Lo stesso tenore dell’art. 11 O.P. non lascia adito ad alcun dubbio in ordine alla obbligatorietà che un detenuto sia sottoposto a visita medica.
3. Il ricorso è fondato.
Pronunciandosi in un caso analogo a quello in esame la Corte di cassazione (cfr. Sez. 1, n. 58489 del 10/10/2018, Monterisi, n. m.) ha già avuto modo, condivisibilmente, di osservare che la norma contenuta nella L. n. 354 del 1975, art. 11, comma 12, (nella vigente formulazione introdotta dal D.Lgs. n. 123 del 2018, art. 1) trova il suo sostegno più importante nel riconoscimento costituzionale del diritto alla salute come diritto fondamentale dell’individuo ed in questa prospettiva giuridica deve essere letta ed interpretata.
Si evince dal dettato letterale di tale disciplina che i detenuti e gli internati possono chiedere di essere visitati a proprie spese da un medico di fiducia senza che ricorrano limiti o condizioni, se non la necessità di curarsi, necessità che presuppone l’accertamento sanitario delle proprie condizioni. Soltanto ed esclusivamente per gli imputati, ovverosia per i detenuti per i quali pende il processo, la norma richiede l’autorizzazione del giudice che procede (peraltro soltanto fino alla sentenza di primo grado) e questo all’evidente finalità non già di sindacare in qualche modo l’iniziativa individuale di sottoporsi a visita e cura, ma all’esclusivo fine di delibare (e quindi motivare) se l’iniziativa dell’imputato possa in qualche modo avere incidenza negativa sugli accertamenti processuali in corso.
Ne consegue che il provvedimento impugnato viola la normativa di riferimento là dove opina l’esigenza di sindacare le ragioni della effettiva necessità della visita medica esterna e là dove stigmatizza come "pretesa" quello che costituisce un vero e proprio diritto del richiedente, costituzionalmente garantito.
4. Da quanto sopra consegue l’annullamento del provvedimento impugnato con rinvio al GIP del Tribunale di Roma per nuovo esame.
P.Q.M.
Annulla il provvedimento impugnato con rinvio al GIP del Tribunale di Roma per nuovo esame.