Famiglia, relazioni affettive - Affidamento dei figli naturali -  Redazione P&D - 01/03/2018

Il diritto alla bigenitorialità - Chiara Fabretto

Sino al 2006, anno in cui è stata approvata la legge n. 54 sull’affidamento condiviso, quello esclusivo ha rappresentato nell’ordinamento italiano il regime ordinario di affidamento dei figli nei casi di separazione giudiziale dei due genitori. In tal caso, l’affidamento dei figli era di fatto disposto dal Giudice a favore di un genitore mentre l’altro conservava il diritto e dovere di visita e di vigilanza sulla loro istruzione ed educazione; d’altro lato, l’affido congiunto garantiva al minore, almeno negli intenti, una continuità affettiva e di intervento di entrambi i genitori. I figli minori dei coniugi separati intrattenevano un rapporto paritario con entrambi i genitori, i quali continuavano ad esercitare in comune la potestà genitoriale.
La cultura giuridica ha riconosciuto l’importanza della tutela del rapporto dei figli con entrambi i genitori, intervenendo con la modifica delle disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli (Legge n. 54 dell’8 febbraio 2006) che tutela il diritto alla bigenitorialità e il bisogno di continuità relazionale del minore per i figli di coppie separate anche non sposate.
Detta riforma legislativa riconosce pari diritti e doveri per entrambi i genitori nei confronti dei figli e focalizza l’attenzione sul minore con i suoi bisogni evolutivi e nel mantenere costanti le relazioni con entrambi i genitori.
Il giudice ha ora il compito di rivolgersi primariamente verso l’affidamento condiviso nell'interesse del minore, configurandosi la scelta della bigenitorialità come preferenziale e quella della monogenitorialità come residuale; nell'ipotesi in cui egli dovesse ritenere che l'affido condiviso ostacoli la crescita equilibrata del minore, dovrà optare necessariamente sulla scelta residuale, ovvero sull’affidamento esclusivo. Il fine ultimo della legge è quello di permettere il mantenimento dell’interazione concreta tra il minore ed il proprio nucleo familiare in seguito alla separazione dei propri genitori, in quanto vi è una paritetica assunzione di responsabilità e compiti di cura da parte di entrambe le figure genitoriali.
Di fatto, è ancora molto attuale il dibattito sull’effettiva applicabilità di questo regime di affidamento. È auspicabile ci sia una buona cooperazione tra i genitori ed è importante che la cultura della bigenitorialità sia recepita dai genitori e dalle figure professionali coinvolte.
A tal proposito, è sintomatica una recente ordinanza del 9 luglio 2015 del Tribunale di Milano, emanata dal Giudice Giuseppe Buffone, il quale ha confermato l’affidamento condiviso dei minori anche in caso di infedeltà coniugale, “in quanto il marito che tradisce non può essere considerato un padre inadeguato”. In tal senso, viene meno la relazione di coppia tra i due coniugi ma non decade la capacità genitoriale del coniuge fedifrago, poiché le due cose sono e devono rimanere separate. Confermando l'affido condiviso dei figli minori ad entrambi i genitori e ostacolando la domanda della moglie volta alla limitazione del diritto di visita paterno, il giudice così afferma: “Non è sostenibile che un marito eventualmente fedifrago sia consequenzialmente un padre inadatto: la violazione degli obblighi nascenti dal matrimonio è certamente sanzionabile con l’addebito e finanche con l’azione risarcitoria; ma non giustifica affatto un affido monogenitoriale o una limitazione del diritto di visita del padre. Non solo: la madre che utilizzi l’infedeltà del marito come argomento per incidere sul rapporto genitoriale tra padre e figli, pone in essere una condotta scorretta e non allineata ai doveri genitoriali”.
Questa ordinanza permette due diverse riflessioni.
La prima riguardante il confine esistente tra coppia coniugale e coppia genitoriale, spesso considerato troppo valicabile agli occhi esterni, la seconda è inerente all’utilizzo strumentale di deficienze sentimentali coniugali nel rapporto genitoriale che altro non fanno che calunniare la capacità genitoriale dell’altro e di annientarne la figura come genitore.
La nostra società associa un padre fedifrago ad un genitore inopportuno, tuttavia le due cose devono essere forzatamente distanziate poiché un coniuge può decidere di porre fine alla propria relazione sentimentale ma la propria condizione genitoriale permane in quanto assoluta ed irreversibile. Si può sciogliere quindi il vincolo relativo all’accordo di coppia con l’altro, “non si scoglie invece, di certo, l’essere genitori biologici e psicologici” (Cigoli et al., 1988).

Bibliografia

CIGOLI Vittorio – Carlo GALIMBERTI – Marina MOMBELLI, Il legame disperante, Il divorzio come dramma di genitori e figli, Milano, Raffaello Cortina Editore, 1988

MICOLI Alessia, Genitori di Fronte alla Separazione, Come affrontare la consulenza tecnica, Milano, Franco Angeli Edizioni, 2012.

Tribunale di Milano, sez. IX Civile, ordinanza 9 luglio 2015, Giudice Giuseppe Buffone, http://www.osservatoriofamiglia.it/moduli/17505937__allegato_19944_1-5Trib%20Milano.pdf