Amministrazione di sostegno - Interdizione, inabilitazione -  Rita Rossi - 11/01/2018

Il diritto alla cittadinanza della persona interdetta - Trib. Brescia, 3 marzo 2017

La richiesta di cittadinanza costituisce una libera scelta dell'individuo e, come tale, non può essere formulata dalla persona interdetta.
Chi sia stato interdetto non può ottenere la cittadinanza neppure tramite il tutore, dato che la manifestazione di volontà diretta all'acquisto della cittadinanza non è delegabile al tutore, trattandosi di un atto personalissimo.


E' questa la categorica conclusione del Ministero dell'Interno, nei confronti di un giovane bosniaco, interdetto, a favore del quale la madre-tutrice aveva domandato la cittadinanza italiana per naturalizzazione.
La donna reagisce al diniego del Ministero rivolgendosi al tribunale civile di Brescia e chiedendo ordinarsi nisse ordinato al Ministero di riesaminare la domanda alla luce di una lettura costituzionalmente orientata della normativa (l. n. 91/1992).
Il Ministero resiste insistendo per la natura personalissima della domanda di acquisto della cittadinanza e affermando conseguentemente l'impossibilità di una sostituzione del tutore come soggetto richiedente.


Il Tribunale dispone CTU la quale accerta la condizione di grave disabilità fisica e di compromissione delle funzioni neuropsichiatriche dell'interessato, riscontrando, tuttavia, una residua caacità di intendere e di volere: "le autonomie sono estremamente ridotte ma possono, nella loro componente espressiva, essere facilitate dalla madre che di professione peraltro è mediatore culturale. L'argomento della cittadinanza viene introdotto in modo semplice, rapportandolo alla opportunità per lui di continuare a frequentare gli amici del centro per disabili dove si reca tutti i giorni".


Incoraggiato da tali conclusioni, il giudice accoglie l'opposizione, ordinando al Ministero convenuto di riesaminare l'istanza di cittadinanza italiana.
Il fondamento giuridico della decisione viene rinvenuto dal giudice nel principio di parità ed uguaglianza di cui agli artt. 2 e 3 della Costituzione, che deve valere anche per la persona disabile, come pure nell'art. 18 della Convenzione Onu in tema di protezione delle persone affette da disabilità. Si tratta della disposizione che riconosce alle perosne portatrici di disabilità il diritto alla libertà di movimento, alla libertà di scelta della propria residenza e della cittadinanza, in condizioni di uguaglianza con gli altri.
Un bell'esempio di decisione sensibile alla condizione delle persone fragili, che avrebbe potuto splendere anche di più se avesse raccomandato alla madre tutrice l'opportunità di liberare il giovane figlio dai lacci dell'interdizione, e di proteggerlo altrettanto efficacemente ma i modo più rispettoso con l'amministrazione di sostegno.