Famiglia, relazioni affettive - Rapporti patrimoniali fra coniugi -  Valentina Finotti - 19/04/2018

Il diritto di abitazione sulla casa familiare se il coniuge muore senza lasciare testamento

Quando uno dei coniugi muore senza provvedere in ordine alla destinazione del proprio patrimonio, ossia senza redigere testamento, è la legge che stabilisce a chi i suoi beni debbano andare e in che misura.

Se, ad esempio,  il proprio coniuge muore e non lascia un testamento, la quota a cui si avrà diritto è determinata dagli articoli 581 del Codice civile e seguenti, in queste misure:

 

  • se il coniuge concorre con un solo figlio del defunto, a lui è riconosciuta metà dell’eredità; un terzo se concorre con più di un figlio del coniuge defunto;
  • due terzi del patrimonio spettano, invece, al coniuge superstite che concorre con gli ascendenti, o fratelli o sorelle del coniuge defunto (582 c.c.);
  • qualora, invece, manchino figli, ascendenti o fratelli o sorelle del de cuius, al coniuge superstite si devolve l’intera eredità (583 c.c.).

Il problema da risolvere risiede nel valutare se al coniuge superstite spettino in aggiunta a queste quote anche il diritto di abitazione della casa che era adibita a residenza familiare con il coniuge defunto, e di uso degli immobili che l’arredano.

La questione si pone perché nelle disposizione dettate dal codice civile in materia di successione ab intestato (ossia senza testamento) di tali diritti in favore del coniuge (di abitazione e uso) non si fa menzione:la legge non prevede espressamente che il coniuge superstite abbia - oltre alle quote come sopra determinate e descritte nel loro valore - il diritto di abitare la casa familiare.

Questi diritti, invece, trovano pieno ed espresso riconoscimento nella disciplina dettata dal codice civile in materia di successione c.d. “necessaria” (nell’art. 540 c.c.).

Quando opera la successione necessaria?

Essa trova applicazione tutte le volte in cui si pone un problema di lesività degli atti compiuti dal de cuius in vita o attraverso il testamento, atti che abbiano escluso totalmente, o in parte, il coniuge dalla quota che necessariamente spetta a lui per legge.

In altri termini se il coniuge con atti donativi o disponendo dei propri beni attraverso il testamento ha esaurito l’intero suo patrimonio o l’ha devoluto in misura tale da ledere la quota che necessariamente spetta al coniuge superstite, si applicano le disposizioni di cui agli artt. 536 e ss. del codice civile.

E queste disposizioni prevedono espressamente che il coniuge leso nei suoi diritti successori abbia anche, in aggiunta alla quota per legge determinata, il diritto di abitare la casa familiare e di uso dei mobili che l’arredano.

Il legislatore, quindi, ha considerato il diritto di abitazione della casa e uso degli immobili come diritti compresi nel minimo necessario che deve essere garantito al coniuge superstite anche contro la volontà del defunto.

Ma questa disciplina  opera, come si diceva, qualora entrino in gioco atti (testamentari o donativi) lesivi della minima quota riservata al coniuge superstite.

Invece se non si pone un problema di lesione dei diritti successori, e si apre un “ordinaria” successione legittima, senza testamento, quale sorte è riconosciuta al diritto di abitazione del coniuge superstite?

È  un diritto quest’ultimo ricompreso nelle quote che la legge fissa in suo favore?

Sul punto è intervenuta la Cassazione a Sezioni Unite la quale ha confermato che anche nella successione legittima debbano trovare pieno riconoscimento i diritti di abitazione e uso della casa familiare in favore del coniuge superstite, tuttavia svincolando la loro attribuzione dall’utilizzo - come parametro normativo di riferimento - dell’art. 540 c.c. che nella successione necessaria riconosce tali diritti al coniuge “legittimario” (Sezioni Unite del 2013 n. 4847, 27 febbraio)

Le Sezioni Unite, infatti, hanno affermato come sia necessario distinguere nettamente la disciplina dell’attribuzione dei diritti in commento nella successione c.d. “necessaria”, e, invece, nella successione senza testamento.

Nella successione necessaria l’art. 540  c.c.  si preoccupa di risolvere il problema della compressione della quota che per legge è riservata ai figli, legittimari, del de cuius in conseguenza dell’attribuzione al coniuge - anch’esso legittimario - dei diritti di abitazione/uso. Questa norma, infatti, prevede che questi diritti gravino innanzitutto sulla quota disponibile, ossia su quella quota che non spetta ai c.d. “legittimari” (ossia ai figli), ed eventualmente, se essa non è sufficiente, sulla quota dello stesso coniuge a cui sono riconosciuti, o, solo in subordine, sulla quota riservata ai figli legittimari.

La norma succitata si preoccupa così di determinare un particolare meccanismo di imputazione dei diritti in commento al fine di tutelare non solo il coniuge superstite, ma anche la quota spettante ai figli legittimari, cercando di contenere (con la gradualità vista nell’imputazione) in limiti ristretti la sua compressione.

Invece - proseguono le Sezioni Unite -  i diritti di abitazione e uso devono trovare pieno riconoscimento nella successione legittima, laddove non si pone un problema di compressione delle quote di altri legittimari.

Non si discute, in altre parole, nella successione legittima di un problema di lesione dei diritti ereditari minimi  che spettano a una cerchia di prossimi congiunti individuati dalla legge (figli, coniuge, ascendenti), e che devono trovare riconoscimento anche contro la volontà lesiva del de cuius, ma si tratta di distribuire, semplicemente, il patrimonio ereditario tra i prossimi congiunti individuati dal legislatore, perché il defunto non si è preoccupato di esprimere alcuna volontà sul punto.

E, allora, in questa forma di successione (che si contrappone a quella c.d. testamentaria), sostengono le Sezioni Unite, deve essere valorizzata pienamente la volontà del legislatore che nel 1975, con la legge n. 151, ha voluto anche in materia successoria realizzare una nuova concezione di famiglia tendente a una “completa parificazione dei coniugi non solo sul piano patrimoniale (mediante l’introduzione del regime imperniato sulla comunione legale), ma anche sotto quello etico e sentimentale, sul presupposto che la ricerca di un nuovo alloggio per il coniuge superstite potrebbe essere fonte di un grave danno psicologico e morale per la stabilità e abitudini di vita della persona”.

Tale finalità , secondo le Sezioni Unite, è valida sia per il coniuge superstite nella successione necessaria (quando come si diceva si pone un problema di lesività dei diritti ereditari), sia in quella legittima (ossia regolata dalla legge perché manca un testamento): in entrambi i casi, dunque, il diritto di abitazione della casa familiare deve essere riconosciuto al coniuge superstite.

Non si tratta di applicare analogicamente l’art. 540 c.c. dettato in materia di successione necessaria, ma di considerare la ragione per cui questa norma è stata introdotta dal legislatore, riconoscendo che l’attribuzione dei diritti in commento debba, alla luce della voluntas legis, avere valenza anche al di fuori dello stretto ambito in cui sono stati disciplinati.

L’evidenziata volontà del legislatore del 1975 di attribuire al coniuge superstite una specifica tutela del suo interesse alla continuazione della permanenza nella casa adibita a residenza familiare durante il matrimonio anche dopo la morte dell’altro coniuge, ha riflessi di carattere successorio che non possono essere ignorati anche nella successione legittima.

Come si calcola il valore del diritto di abitazione della casa familiare e uso dei beni che l’arredano?

Per le Sezioni Unite nella successione legittima si deve prescindere dal meccanismo di calcolo di questi diritti operante nella successione necessaria (come si diceva qui non vi è una questione di quota di riserva e quota disponibile), e invece stralciare il loro valore prima di procedere alla divisione ereditaria (assimilando le modalità di calcole a quelle operanti per il prelegato, da prendersi, appunto, prima della divisione ereditaria).

Una volta che si è sottratto il loro valore dalla massa ereditaria, su di essa così rideterminata si formeranno le quote tra gli eredi, secondo quanto prevede il codice civile in materia di successione legittima.

Tuttavia, per le Sezioni Unite, il valore della nuda proprietà della casa familiare e dei mobili deve invece essere ricompreso nella massa ereditaria oggetto di divisione tra gli eredi.

È infatti necessario distinguere il valore dei diritti reali minori di abitazione e uso, dal valore della nuda proprietà su cui tali diritti minori insistono.

Infine è importante ricordare che il riconoscimento dei diritti in commento in favore del coniuge superstite richiede necessariamente l’appartenenza della casa e del mobilio al de cuius, mancando altrimenti - se si tratta di beni di proprietà di terzi - il presupposto per il riconoscimento dei suddetti diritti al coniuge superstite (Cass. 2000 n. 6691)