Deboli, svantaggiati - Malati fisici, psichici -  Letizia Davoli - 18/07/2017

Il diritto di espressione grazie all'utilizzo del puntatore oculare per i malati di sla

Commento al Decreto n. 3150 del 11/04/2017 emesso dal Tribunale di Venezia, Sez. II, n. 967/2017 RG

L’art. 21 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall’Italia con la Legge n. 18 del 03/03/2009, prevede che si adottino “tutte le misure adeguate a garantire che le persone con disabilità possano esercitare il diritto alla libertà di espressione e di opinione [..] provvedendo in particolare a [..] accettare e facilitare nelle attività ufficiali il ricorso da parte delle persone con disabilità, alla lingua dei segni, al Braille, alle comunicazioni aumentative ed alternative e ad ogni altro messo, modalità e sistema accessibile di comunicazione di loro scelta [..] ”.
Si tratta peraltro di un diritto fondamentale già riconosciuto anche dalla nostra Carta Costituzionale laddove all’art. 3 espressamente si afferma che “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana ..”.
Il riconoscimento e l’affermazione di tali diritti rappresentano un punto di partenza imprescindibile per la tutela di soggetti affetti da disabilità gravi, quali la SLA e altre malattie assimilabili.
Tuttavia è altrettanto fondamentale che tali diritti trovino concreta attuazione per abbattere veramente le barriere burocratiche esistenti; in caso contrario, il rischio è quello di generare una doppia frustrazione ed un senso di sfiducia nelle istituzioni in tutti quei soggetti affetti da disabilità che non possono esercitare i propri diritti che rimangono riconosciuti solo “sulla carta”.
Per fortuna, l’evoluzione tecnologica da un lato e l’interpretazione giurisprudenziale dall’altro, stanno fornendo nuova linfa vitale per garantire il legittimo e concreto riconoscimento dell’esercizio del diritto di espressione da parte delle persone affette da SLA.
Sul punto, si segnala infatti il recente Decreto dell’11/04/2017 emesso dal Tribunale di Venezia (in allegato) nel quale espressamente il Giudice, Dott.ssa Eugenia Italia, afferma che “un soggetto affetto di “sclerosi laterale amiotrofica” .. è in grado di comunicare sebbene tramite un sintetizzatore che consente di tradurre impulsi oculari in parole scritte a video”.
La vicenda nasce dall’impossibilità di una coppia di coniugi di sottoscrivere l’apertura di un mutuo per l’acquisto di un immobile in quanto il marito era affetto da SLA.
Su impulso del Notaio incaricato dalla coppia, il Tribunale di Venezia ha quindi riconosciuto piena validità al consenso comunicato dal marito affetto da SLA tramite il puntatore oculare e pertanto ha sottolineato come non nel caso di specie non trovassero applicazione gli artt. 56 e 57 della Legge n. 89/1913 sull’ordinamento del notariato. Nei fatti, ciò significa che non è necessario che il Presidente del Tribunale nomini un interprete in grado di comprendere e tradurre la volontà del soggetto affetto da SLA, come invece previsto per i muti o i sordomuti dai citati articoli della Legge n. 89/1913, in quanto, giova ribadirlo, si tratta di un soggetto che grazie all’utilizzo del puntatore oculare è in grado autonomamente di comunicare la propria volontà.
Tale decreto rappresenta un importante riconoscimento che restituisce la giusta dignità alle persone affette da SLA e conferma la linea giurisprudenziale già adottata anche da altri Tribunali (si veda Trib. di Varese, Giudice Tutelare, 12/03/2012 – Trib. di Milano, Giudice Tutelare, 24/02/2015 in merito alla manifestazione della volontà del soggetto affetto da SLA in ambito testamentario).
Tuttavia, una volta manifestata la propria volontà, un’ulteriore barriera burocratica nasce in merito alla necessità del soggetto affetto da SLA di sottoscrivere gli atti.
Per la stipulazione di un atto davanti ad un Notaio, come appunto l’apertura di un mutuo bancario, il soggetto affetto da SLA potrà, come detto, manifestare la propria volontà tramite il puntatore oculare e poi sottoscrivere l’atto tramite la firma digitale. In mancanza della firma digitale, sarà infatti necessaria la presenza di due testimoni.
Più problematica risulta invece la sottoscrizione di atti che non richiedono l’intervento di un Notaio, in quanto ad oggi, nonostante i citati obblighi di cui all’art. 21 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità e dell’art. 3 della Costituzione Italiana, tra le Pubbliche Amministrazioni è ancora troppo poco diffuso l’uso della firma digitale e questo rappresenta una vera e propria causa di discriminazione per quei soggetti disabili che non sono in grado di apporre manualmente la propria firma.
In conclusione, pur accogliendo positivamente il Decreto del Tribunale di Venezia e l’orientamento giurisprudenziale in materia, non si può che auspicare una più rapida e ampia diffusione di tutte le tecnologie esistenti per poter garantire a tutti i cittadini una piena libertà di espressione.
La strada intrapresa è quella giusta, ma occorre fare di più e più velocemente, anche perché risale già al lontano 2007 l’invito mosso dall’allora Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel discorso per la Giornata Internazionale delle persone con disabilità quando disse che “ [..] non impegnarsi a costruire un habitat giuridico, fisico e culturale amico della disabilità significa ignorare una grande questione di umanità e civiltà”.