Famiglia, relazioni affettive - Separazione, divorzio -  Maria Luce Palmieri - 06/04/2020

Il diritto di visita del genitore non collocatario alla luce dei provvedimenti a tutela della salute per l'emergenza Covid-19

Un matrimonio che fallisce, frequentemente, come un fiume in piena travolge non solo gli stili di vita e la condivisione della quotidianità, ivi compreso quel budget economico su cui si sa di poter contare, ma anche - e sempre più spesso - la ragionevolezza nella gestione degli affetti che prima venivano vissuti nelle stesse mura domestiche e che dopo dovranno subire una rivisitazione necessaria e quasi mai scevra da tensioni e ritorsioni a cui, purtroppo, è un Giudice a dovere mettere freni. Il diritto di visita del genitore non collocatario, spesso diventa una delle manifestazioni di maggiore perdita di lucidità quando vi è una elevata conflittualità fra le parti e la prole diventa inconsciamente l’arma di riscatto nei confronti dell’altro coniuge. In questi casi quanto statuito dal Giudice diventa norma fra le parti, nel tentativo di placare animi turbolenti.
La vita, però, a volte presenta scenari inimmaginabili ed inimmaginati davanti ai quali la statuizione di un Giudice, nella sua staticità dettata da un contesto concreto, non è sufficiente. Sono questi i casi in cui il buon senso dovrebbe cercare di farsi spazio e suggerire, nella contingenza, soluzioni adulte nel bene del minore guardato nella sua oggettività e non nell’ottica cieca del “diritto-dovere” di stare con il minore.
Basterebbe, in questi casi, entrare di più nel ruolo genitoriale, ovvero del prendersi cura e di rispondere in modo sufficientemente adeguato ai bisogni dei figli, rispondendo a quello che, in particolari circostanze, è il loro vero bene. E ciò anche quando tener conto dell’interesse dei figli implichi il sacrificio delle esigenze di vita dei genitori.
La nuova emergenza epidemiologica rientra proprio in quelle situazioni “inimmaginate ed inimmaginabili”, di cui dicevamo sopra, che sconvolgendo completamente la vita di ciascuno di noi ha immesso complicazioni in tutte quelle relazioni ormai disgregate, dove mancando appunto una situazione di convivenza sotto lo stesso tetto si evidenzia questa impossibilità, quasi, di far prevalere il buon senso nell’assumere congiuntamente le decisioni che coinvolgono la prole minore, aggiungendo ulteriori tensioni a quelle già presenti ordinariamente.  
L’emergenza scatenata dalla pandemia che sta flagellando l’Italia, primo paese europeo ad essere investito, ha richiesto misure legislative indifferibili e che sono contenute in una serie di Decreti legge che, in ordine cronologico sono le seguenti: decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, “Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19”; il successivo  decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 23 febbraio 2020, “Disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19”; il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 25 febbraio 2020, “Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19”; il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1° marzo 2020, “Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19”; il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 4 marzo 2020, “Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull’intero territorio nazionale”; il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 8 marzo 2020, “Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19”; il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 9 marzo 2020, “Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull'intero territorio nazionale”; il decreto del Presidente del Consiglio 11 marzo 2020 recante ulteriori misure in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 sull'intero territorio nazionale; il decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 sulle misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19 e il decreto legge 25 marzo 2020 n. 19 indicante le misure di contenimento adottabili di trenta giorni in trenta giorni e reiterabili, anche più volte, fino al 31 luglio 2020 (data considerata termine dello stato di emergenza) e suscettibili di ulteriori restrizioni o diminuzioni a seconda dell’andamento epidemiologico.
A questa importante successione di provvedimenti legislativi urgenti va aggiunto il susseguirsi delle Ordinanze dei Presidenti delle Giunte Regionali, che hanno assunto, in proporzione alla gravità della diffusione del virus, ulteriori misure di contenimento all’interno delle Regioni.
Una delle misure preminenti per il contenimento del contagio è stata la limitazione dello spostamento delle persone all’interno del territorio nazionale, tranne che per comprovate esigenze in casi particolari – ovvero lavoro, necessità di salute e altre situazioni impellenti da giustificare con apposito modulo – che potessero adeguatamente motivare l’allontanamento dalla propria abitazione.
Nonostante la gravità della situazione, in tema di alternanza del minore con l’uno o l’altro genitore, se in alcuni casi è prevalso il senso di prudenza di genitori non collocatari che considerano opportuno che il figlio rimanga con il genitore presso il quale è collocato senza esporre al maggior rischio sia il minore che le persone con lui conviventi (genitore, nonni, nuovi partner del genitore convivente, nuove famiglie allargate costituite con il genitore convivente), in altre situazioni genitori poco “attenti” sembrano considerare il figlio tra i pochi soggetti che possano liberamente passare da una casa all’altra, anche solo per poche ore, o per periodi di tempo più importanti in vista delle vacanze pasquale.
Inizialmente un decreto del Tribunale di Milano ha sancito che il rispetto degli accordi presi sul tempo da passare con i figli è più vincolante delle direttive sull'isolamento. La nona sezione civile del Tribunale ambrosiano ha stabilito l’11 marzo scorso che il diritto dei figli a frequentare entrambi i genitori è comunque più forte dei noti divieti di movimento imposti dal decreto della Presidenza del Consiglio: “Nessuna chiusura di ambiti regionali può giustificare violazioni di provvedimenti di separazione o divorzio vigenti”, scrive il Giudice Gasparini. Ma non deve sfuggire che il giudicante ha aggiunto che a proteggere la salute di un bambino, all’atto pratico, non è la legge: sono e devono essere, in questo caso più che mai, i comportamenti dei genitori; ovvero dare spazio e far brillare il senso di responsabilità che spinge un genitore a manifestare il proprio amore con un atto di abnegazione anche a discapito della gioia di stare con il figlio, pur di tutelarlo da qualunque rischio. E sottolineiamo la parola “rischio” in considerazione dell’attuale situazione.
Con il DPCM 22.3.2020 il diritto di visita e il trasferimento dei minori sembra non prevedere nulla di diverso. Si rimette al buon senso dell’adulto ogni valutazione, caso per caso, in relazione alle singole situazioni e al superiore interesse del minore. Il senso di responsabilità e la prudenza, dovrebbero indurre i genitori più esposti per ragioni sanitarie, per il tipo di lavoro esercitato o perché convivente con soggetti appartenenti a categorie più vulnerabili o perché manifestano sintomi caratterizzanti il covid-19, a sospendere i rapporti con i figli.
Sul sito www.governo.it, fra le varie FAQ si legge il seguente quesito: “Sono separato/divorziato, posso andare a trovare i miei figli minorenni?”
La risposta è la seguente: “Si. Gli spostamenti per raggiungere i figli minorenni presso l’altro genitore o comunque presso l’affidatario, oppure per condurli presso di sé, sono consentiti anche da un Comune all’altro. Tali spostamenti dovranno in ogni caso avvenire scegliendo il tragitto più breve e nel rispetto di tutte le prescrizioni di tipo sanitario (persone in quarantena, positive, immunodepresse etc.), nonché secondo le modalità previste dal giudice con i provvedimenti di separazione o divorzio o, in assenza di tali provvedimenti, secondo quanto concordato tra i genitori”.
Tuttavia, il testo approvato con seduta del 26/03/2020 della Commissione Parlamentare, in tema di applicazione del DPCM “Salva Italia”, recita testualmente:
2. Interventi in materia di incontri protetti e visite genitoriali
Nella attuale situazione di emergenza sono state segnalate divergenze interpretative, sul territorio nazionale, relativamente alla gestione degli incontri genitoriali da svolgersi con modalità protette e delle consulenze tecniche d’ufficio.
Si vorrà valutare l’opportunità di disporre la sospensione delle visite protette stabilite in pendenza di procedimento penale per reati di cui all’articolo 1 della legge 19 luglio 2019, n. 69 ai danni della madre, prevedendone, ove possibile, lo svolgimento attraverso collegamenti da remoto con videochiamate.
Per quanto riguarda, più in generale, le visite tra i figli e il genitore non convivente, al fine di garantire la tutela del diritto alla salute dei figli pare opportuno modificare – sul sito www.governo.it – la risposta alla domanda «Sono separato/divorziato, posso andare a trovare i miei figli?» come segue: «Sì, gli spostamenti per raggiungere i figli minorenni presso l’altro genitore o comunque presso l’affidatario, oppure per condurli presso di sé, sono consentiti, in ogni caso secondo le modalità previste dal giudice con i provvedimenti di separazione o divorzio. Il genitore deve compilare un’autocertificazione dichiarando di non essere un soggetto esposto ad alto rischio di contagio o che il luogo dove intende condurre i figli non espone gli stessi ad un pericolo per la loro incolumità. Nel caso di difficoltà nell’attuazione dei provvedimenti di affidamento dei figli, o di contrasto tra i genitori, è possibile chiedere l’intervento del giudice competente segnalando l’urgenza ai sensi dell’articolo 83, comma 3, lettera a) del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18».
Su questa scia, e di conseguenza sull’opportunità di osservare criteri di prudenza e salvaguardia del minore, il Tribunale di Bari con decreto del 26.3.2020 ha accolto istanza con la quale si chiedeva la sospensione degli incontri tra il padre ed il figlio minore, stante la collocazione presso la madre e in comune diverso, argomentando fra l’altro: “ritenuto che non è verificabile, che nel corso del rientro il minore presso il genitore collocatario, se il minore, sia stato esposto a rischio sanitario, con conseguente pericolo per coloro che ritroverà al rientro presso l’abitazione del genitore collocatario; ritenuto che il diritto - dovere dei genitori e dei figli minori di incontrarsi, nell’attuale momento emergenziale, è recessivo rispetto alle limitazioni alla circolazione delle persone, legalmente stabilite per ragioni sanitarie, a mente dell’art. 16 della Costituzione, ed al diritto alla salute, sancito dall’art. 32 Cost.; ritenuto, quindi, che, fino al termine del 3 aprile 2020, indicato nei predetti DD.PP.CC.MM., appare necessario interrompere le visite paterne, e che è necessario disporre che, fino a tale data, il diritto di visita paterno sia esercitato attraverso lo strumento della videochiamata, o Skype, per periodi di tempo uguali a quelli fissati, e secondo il medesimo calendario”.
Il diritto del minore a mantenere rapporti con entrambi i genitori deve essere bilanciato col diritto alla salute e alla vita del minore e dei familiari con lui conviventi.
Fa pertanto, riflettere che molti, non paghi della gravità di un virus, che non dà preavviso di alloggiamento nel corpo umano e che si propaga con estrema facilità - come sappiamo - senza possibilità per nessuno di dichiararsi immune o sano, tranne in caso di espliciti esami clinici effettuati, come se nulla fosse e senza aver riguardo della salute del minore e delle persone con cui nella quotidianità lo stesso entra in stretta relazione, pretendono di poter incontrare i figli, nonostante un DPCM a riguardo talmente stringente da comminare severissime pene ai contravventori.
Dai genitori ci si aspetterebbe contezza di cosa stia imperversando nel mondo dal punto di vista sanitario e, di conseguenza, l’utilizzo di tutti gli strumenti adeguati per prevenire qualunque forma di contagio.
Invece molti genitori non conviventi chiedono spostamenti dei figli forse inopportuni dal punto di vista prudenziale, pretendendo di prevaricare, ignorandole, norme indirizzate alla tutela della salute pubblica e del singolo!
La scienza si sta attivando in tutti i modi per cercare di comprendere le dinamiche di questa terribile pandemia, affaticandosi nella ricerca di cure adeguate e di un possibile vaccino. Ricordiamo che al momento in Belgio è morta una bambina di 12 anni e in Gran Bretagna uno di 5 anni, solo per citare i casi più noti! Contrariamente a quanto qualcuno ha affermato in un primo momento si evidenzia che i bambini non sono immuni da questa malattia. E a prescindere da ciò, come possiamo omettere le conseguenze qualora un bambino asintomatico trasmettesse il virus agli adulti che vivono con lui? E ancora, si può davvero affermare che il genitore non convivente stia in buona salute? Si sottopone a tampone tutti i giorni per avere tale certezza? Chi assicura che non sia un portatore asintomatico? Perché sottoporre i minori a ulteriori rischi?
Incita molto alla riflessione l’attenzione del personale sanitario che per non rischiare di contagiare le proprie famiglie si stanno astenendo dal tornare presso le proprie abitazioni in questo periodo anche per tutelare i propri figli!
Qual è la differenza tra un minore figlio di genitori non conviventi con un provvedimento omologato dal Tribunale che prevede il diritto di visita per il genitore non convivente e tutti gli altri minori? Quindi tutti i minori potrebbero circolare?
In contingenze come quella che stiamo vivendo l’adagio melius abundare quam deficere è una misura prudenziale di fondamentale importanza quando uno dei genitori non riesca ad anteporre l’amore al proprio diritto.
Le istituzioni a ciò preposte, nei casi in cui non prevalga il buon senso, devono intervenire limitando il diritto-dovere del genitore a fronte di un pericolo alla salute del minore così come intervengono in tutti quei casi in cui vengono rilevate criticità.