Ambiente, Beni culturali - Animali -  Annalisa Gasparre - 08/02/2018

Il maltrattamento “tenue” dell’animale: colpevole ma non punibile - Trib. Ivrea, sent. 17.10.2017

L’imputato, in qualità di proprietario di un cane maschio cucciolo razza incrocio Pitt bull, era imputato di maltrattamento di animali ai sensi dell’art. 727 c.p. per aver detenuto l’animale in condizioni incompatibili con la sua natura e produttive di gravi sofferenze.
In seguito a un sopralluogo effettuato dalla Polizia Municipale si accertava che il cucciolo era detenuto in un vano caldaia, privo di illuminazione, esposto al sole e di conseguenza ad alte temperature e l'unico punto di areazione risultava essere chiuso con tavole per impedire all'animale di uscire dal locale sporco di escrementi, e con le ciotole di acqua e cibo vuote e rovesciate.
L’istruttoria faceva emergere la responsabilità dell’imputato al di là di ogni ragionevole dubbio. Pur dando atto di tale accertamento, il Tribunale ha ritenuto di applicare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131 bis c.p.).
Il giudice infatti chiarisce che, “da un punto di vista materiale non vi sono dubbi che l'imputato abbia detenuto il proprio cucciolo di pitbull in condizioni incompatibili con la natura dell'animale e produttive di gravi sofferenze per il medesimo”. Inoltre, si chiarisce che “la grave sofferenza dell'animale”, oggetto della fattispecie di cui all’art. 727, II comma c.p., “deve essere desunta dalle modalità della custodia che devono essere inconciliabili con la condizione propria dell'animale in situazione di benessere”.
Pertanto, si legge in motivazione, l’imputato è colpevole per aver “lasciato per alcune ore il proprio cane all'interno di un vano caldaia, senza cibo né acqua, in uno spazio ridottissimo (circa 1 mq), nonché sottoposto ad una elevata temperatura (il locale era esposto direttamente al sole) e con la presa di areazione addirittura ostruita da tavole di legno”; ciò in quanto “tali modalità di custodia dell'animale [sono] inconciliabili con il benessere di un cane, animale domestico che notoriamente ha bisogno di spazio, oltre che - ovviamente - di acqua, cibo, aria, nonché di una esposizione a temperature non elevatissime”.
Tuttavia, “in ragione della peculiari risultanze del caso concreto, la condotta posta in essere dall'imputato debba essere ritenuta non punibile per particolare tenuità del fatto”. Sussistono, ad avviso del tribunale, i requisiti per l’applicazione dell’art. 131 bis c.p. e, in particolare, si rileva che “il reato contestato è punito con pena detentiva inferiore, nel massimo, a 5 anni; dalla formulazione del capo d'imputazione e dalle risultanze probatorie è evidente che l'imputato non ha agito per motivi abbietti o futili, né con crudeltà ha adoperato sevizie, né ha profittato delle condizioni di minorata difesa della vittima; dal fatto contestato non sono derivate né lesioni gravissime né la morte di alcuno; non vi sono elementi da cui desumere l'abitualità della condotta e il fatto contestato consiste in una condotta singola e non reiterata; dal certificato penale dell'imputato emerge che lo stesso non ha commesso reati della stessa indole di quello per cui si procede; l'imputato non è mai stato dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza”.
Quanto alla valutazione degli indici cui l’art. 131 bis c.p. fa rinvio (la natura, la specie, i mezzi, l'oggetto, il tempo, il luogo e ogni altra modalità dell'azione; la gravità del danno o del pericolo cagionato alla persona offesa; l'intensità del dolo o il grado della colpa), il giudice sottolinea che, nel caso di specie, “l'animale è stato soccorso in modo tempestivo e non ha subito lesioni o danni rilevanti; non sono emersi ulteriori episodi di maltrattamento verso il cucciolo; la condotta è stata ragionevolmente posta in essere per l'impossibilità di trovare qualcuno che si occupasse dell'animale mentre l'imputato era al lavoro, circostanza che non esclude la sussistenza del reato ma che dimostra come il fine non fosse quello di far soffrire l'animale (e che quindi esclude la crudeltà della condotta); l'imputato risulta allo stato completamente incensurato. Tutti gli elementi che precedono portano inequivocabilmente a concludere per la particolare tenuità dell'offesa, in considerazione delle modalità dell'azione così come contestata ed emerso nel corso del dibattimento, della minima intensità dell'elemento psicologico, della condotta susseguente al reato, nonché dell'esiguità del danno e del pericolo per il bene tutelato dalla norma”.
Il cane, già sequestrato, è stato confiscato e affidato ad associazioni animaliste.

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Trib. Ivrea, sent. 17.10.2017
Il Giudice del Tribunale di Ivrea, Dr. Ludovico MORELLO, alla pubblica udienza del 13.10.2017 ha pronunciato e pubblicato mediante lettura del dispositivo la seguente
SENTENZA
nel procedimento penale nei confronti di:
S.M.,
- libero - presente -
IMPUTATO
della contravvenzione p. e p. dagli artt. 727, c.p., perché in qualità di proprietario di un cane maschio cucciolo razza incrocio Pitt bull deteneva tale animale, in condizioni incompatibili con la sua natura e produttive di gravi sofferenze in quanto dal sopralluogo effettuato in data 07 settembre 2015 dal personale della Polizia Municipale di ….. (TO), presso l'abitazione sita in (...) si accertava che l'animale era detenuto in un vano caldaia, privo di illuminazione, esposto al sole e di conseguenza ad alte temperature e l'unico punto di areazione risultava essere chiuso con tavole per impedire all'animale di uscire dal locale sporco di escrementi, e con le ciotole di acqua e cibo vuote e rovesciate.
Fatti accertati in agro del Comune di …… (TO) ……
Con l'intervento del Pubblico Ministero Dr.ssa Ombretta Russo V.P.O. come da delega in atti e del difensore di fiducia Avv. G.V. del Foro di Torino difensore di fiducia.
Svolgimento del processo - Motivi della decisione
1. Con decreto di giudizio immediato del 19.12.2016, conseguente a tempestiva opposizione a decreto penale di condanna, S.M. è stato rinviato a giudizio per il reato di cui in epigrafe.
Il dibattimento è stato celebrato dinanzi allo scrivente alle udienze del 24.2.2017 e del 13.10.2017 nel corso delle quali sono state acquisite tutte le prove documentali richieste dalle parti.
All'udienza del 13.10.2017, esaurita l'assunzione delle prove, il Tribunale ha dichiarato utilizzabili per la decisione tutti gli atti acquisiti nel fascicolo del dibattimento e le parti hanno concluso come in epigrafe; il Giudice, all'esito della camera di consiglio, ha pubblicato la presente sentenza mediante lettura del dispositivo.
2. Dall'istruttoria è emersa la responsabilità dell'imputato S., al di là di ogni ragionevole dubbio, in ordine al reato ascritto, salvo l'applicazione della causa di non punibilità di cui all'art. 131 bis c.p.
Dagli atti presenti nel fascicolo del p.m. - acquisiti con il consenso delle parti - è emerso che, in data 7.9.2015, gli operanti di p.g. B., T. e T. si sono recati presso un appartamento di Viale (...) a L. - previa segnalazione dei Carabinieri di Venaria, di una residente della zona tale sig.ra L. e dei Vigili del Fuoco già sul posto - giacchè da alcune ore si sentivano continui guaiti di un cane provenire dal predetto immobile.
I Vigili del Fuoco avevano difatti trovato dentro il citato appartamento un cane di razza pitbull, chiuso nel vano caldaia di circa 1 metro quadrato e privo di illuminazione, posto sul balcone di un alloggio del primo piano; il cane era stato ivi lasciato senza acqua né cibo; inoltre il locale era esposto direttamente al sole - con un notevole incremento della temperatura - e alla base della porta in ferro - che era stata chiusa - erano state apposte alcune tavole di legno a chiusura dell'apertura di areazione, in modo da impedire al cucciolo di uscire.
Al momento dell'accesso dei Vigili del Fuoco e delle forze dell'ordine il predetto appartamento era vuoto.
Gli operanti di p.g., sentiti a s.i.t. i condomini S.M. e L. (che hanno confermato che i guaiti proseguivano da tutta la mattina), hanno contattato l'amministratore condominiale B.S.; in tal modo si è riusciti a risalire ai proprietari dell'alloggio - tali B.D.L. e C.A. - i quali hanno dato i contatti del conduttore, tale Z.M.
Le forze dell'ordine hanno quindi contattato telefonicamente lo Z., il quale ha loro riferito di non possedere alcun cane e di trovarsi in Turchia per lavoro; questi tuttavia ha dichiarato che nell'alloggio si trovava la propria convivente H.A. ed ha fornito agli operanti il suo numero di cellulare.
La donna, contattata telefonicamente e poi escussa a s.i.t., ha dichiarato di non avere cani e di aver prestato per alcuni giorni l'alloggio al cugino S.M. (l'odierno imputato) che era il proprietario del cane.
Il S. è stato quindi contattato telefonicamente dagli operanti ed ha confermato di essere proprietario del cane e che sarebbe tornato a breve, in quanto era in Liguria per lavoro.
Invero l'imputato non si è presentato tempestivamente presso l'abitazione e pertanto si è proceduto al sequestro del cane.
L'imputato si è recato il giorno successivo presso il Comando di Polizia Municipale di ….. ed è stato sentito a sommarie informazioni, nelle quali ha dichiarato di aver lasciato il cagnolino in custodia a tale conoscente Z. - non meglio identificato - giacchè egli doveva assentarsi per lavoro (cfr. CNR 8.9.2015, verbale di sequestro, verbale di accertamento e rilievi, verbali di s.i.t. di L., M., S., B. e H., nonché fotografie in atti e s.i. di persona indagata).
3.1. Orbene, da un punto di vista materiale non vi sono dubbi che l'imputato abbia detenuto il proprio cucciolo di pitbull in condizioni incompatibili con la natura dell'animale e produttive di gravi sofferenze per il medesimo.
In via preliminare si rimarca come "in tema di reato di detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura, previsto dall'art. 727, comma secondo, cod. pen., la grave sofferenza dell'animale, elemento oggettivo della fattispecie, deve essere desunta dalle modalità della custodia che devono essere inconciliabili con la condizione propria dell'animale in situazione di benessere. (In motivazione, la Corte ha precisato che anche le sole condizioni dell'ambiente di detenzione possono essere fonte di gravi sofferenze per l'animale, quando sono incompatibili con la sua natura)" (cfr. Cass. 52031/2016).
Nel caso di specie, l'imputato ha lasciato per alcune ore il proprio cane all'interno di un vano caldaia, senza cibo né acqua, in uno spazio ridottissimo (circa 1 mq), nonché sottoposto ad una elevata temperatura (il locale era esposto direttamente al sole) e con la presa di areazione addirittura ostruita da tavole di legno; appare oltremodo evidente come tali modalità di custodia dell'animale siano inconciliabili con il benessere di un cane, animale domestico che notoriamente ha bisogno di spazio, oltre che - ovviamente - di acqua, cibo, aria, nonché di una esposizione a temperature non elevatissime.
L'ascrivibilità della condotta all'imputato è rinvenibile dalle dichiarazioni della cugina, la quale ha ammesso che il S. aveva un cane e che, in quei giorni, costui abitava proprio nell'abitazione in esame.
Al contrario, non risultano credibili le giustificazioni addotte dall'imputato, giacchè non trovano riscontro in alcun elemento ulteriore. Difatti, la cugina H. non ha mai accennato alla figura dello Z., soggetto che peraltro neppure l'imputato ha saputo meglio identificare con dati anagrafici maggiormente precisi; tali elementi sono la riprova che la condotta in esame è stata ragionevolmente posta in essere dal S. medesimo.
3.2. In ordine alla violazione sopra citata si ritiene tuttavia che, in ragione della peculiari risultanze del caso concreto, la condotta posta in essere dall'imputato debba essere ritenuta non punibile per particolare tenuità del fatto.
In tal senso, il nuovo art. 131 bis c.p., introdotto dal D.Lgs. n. 28 del 2015 enuncia una serie di requisiti preliminari, la cui sussistenza (o insussistenza) il giudice deve vagliare prima di poter procedere a valutare concretamente la tenuità del fatto contestato.
Facendo applicazione degli indici contenuti nel nuovo art. 131 bis c.p., occorre rilevare che: il reato contestato è punito con pena detentiva inferiore, nel massimo, a 5 anni; dalla formulazione del capo d'imputazione e dalle risultanze probatorie è evidente che l'imputato non ha agito per motivi abbietti o futili, né con crudeltà ha adoperato sevizie, né ha profittato delle condizioni di minorata difesa della vittima; dal fatto contestato non sono derivate né lesioni gravissime né la morte di alcuno; non vi sono elementi da cui desumere l'abitualità della condotta e il fatto contestato consiste in una condotta singola e non reiterata; dal certificato penale dell'imputato emerge che lo stesso non ha commesso reati della stessa indole di quello per cui si procede; l'imputato non è mai stato dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza.
Sussistendo le condizioni legali, la rilevanza penale del fatto contestato dev'essere vagliata alla luce degli indici elencati dall'art. 133 c. 1 c.p. e in particolare: la natura, la specie, i mezzi, l'oggetto, il tempo, il luogo e ogni altra modalità dell'azione; la gravità del danno o del pericolo cagionato alla persona offesa; l'intensità del dolo o il grado della colpa.
Valutando il fatto contestato all'imputato, così come descritto nel capo d'imputazione e come emerso in concreto nel corso dell'istruttoria dibattimentale, emergono le seguenti risultanze che inducono all'applicazione della menzionata causa di non punibilità: l'animale è stato soccorso in modo tempestivo e non ha subito lesioni o danni rilevanti; non sono emersi ulteriori episodi di maltrattamento verso il cucciolo; la condotta è stata ragionevolmente posta in essere per l'impossibilità di trovare qualcuno che si occupasse dell'animale mentre l'imputato era al lavoro, circostanza che non esclude la sussistenza del reato ma che dimostra come il fine non fosse quello di far soffrire l'animale (e che quindi esclude la crudeltà della condotta); l'imputato risulta allo stato completamente incensurato.
Tutti gli elementi che precedono portano inequivocabilmente a concludere per la particolare tenuità dell'offesa, in considerazione delle modalità dell'azione così come contestata ed emerso nel corso del dibattimento, della minima intensità dell'elemento psicologico, della condotta susseguente al reato, nonché dell'esiguità del danno e del pericolo per il bene tutelato dalla norma.
In presenza di tutte le condizioni richieste dalla recente normativa, riscontrata la particolare tenuità del fatto alla luce degli indici dell'art. 133 c.p., deve procedersi alla necessaria declaratoria di non punibilità per particolare tenuità del fatto, ai sensi degli artt. 131 bis c.p. e 530 c.p.p.
Ai sensi del D.P.R. 14 novembre 2002, n. 313, come modificato dall'art. 4 D.Lgs. 16 marzo 2015, n. 28, la presente pronuncia dev'essere iscritta nel casellario giudiziale dell'imputato.
Ai sensi degli artt. 240, comma 2 n. 2 c.p. e 19 quater disp. coord. c.p., va disposta la confisca dell'animale in sequestro con affidamento ad associazioni od enti che ne facciano richiesta, individuati con decreto del Ministero della salute, adottato di concerto con il Ministero dell'interno ai sensi del D.M. 2 novembre 2006(cfr. Cass. 18167/2017 in relazione all'obbligatorietà della confisca).
P.Q.M.

Il Tribunale di Ivrea in composizione monocratica in persona del Dott. Ludovico Morello,
Visti gli artt. 530 c.p.p. e 131 bis c.p.,
dichiara S.M. non punibile per il reato ascritto per la particolare tenuità del fatto;
Visti gli artt. 240 c.p. e 19 quater disp. coord. c.p.,
dispone la confisca di quanto sottoposto a giudiziale sequestro con affidamento ad associazioni od enti che ne facciano richiesta, individuati con decreto del Ministero della salute, adottato di concerto con il Ministero dell'interno (D.M. 2 novembre 2006).
Così deciso in Ivrea, il 13 ottobre 2017.
Depositata in Cancelleria il 17 ottobre 2017