Responsabilità civile - Risarcimento, reintegrazione -  Mattia Sgarbossa - 03/08/2020

Il mancato pagamento da parte dell’INPS delle differenze sui ratei pensionistici dovuti non dà diritto al risarcimento del danno non patrimoniale ai sensi dell’art. 2059 c.c. - Cass. Civ. Sez. Lavoro ord. 15294/2020

Fatto.
Ricorreva in Cassazione una pensionata al fine di veder riconosciuto il proprio diritto al risarcimento del danno sofferto in ragione dell’inadempimento da parte dell’INPS circa il pagamento delle differenze dovute a seguito di riliquidazione della propria pensione.
Nel caso di specie, l’Istituto era stato condannato in diverso giudizio al pagamento in favore della ricorrente delle differenze di ratei pensionistici maturati e non corrisposti, per la soddisfazione dei quali quest’ultima aveva dovuto intraprendere lunghe e complesse azioni esecutive, stante l’inerzia dell’ente pubblico debitore ad adempiere spontaneamente a quanto previsto in giudicato.
Per tale ragione, la ricorrente agiva per il riconoscimento di un risarcimento ai sensi dell’art. 2059 c.c., per lesione del diritto, costituzionalmente qualificato e garantito dall’art. 2 Cost., all’effettività della tutela giurisdizionale consistente all’inottemperanza al giudicato da parte dell’Ente.

Decisione e motivazioni.
La Corte di Cassazione ha ritenuto di rigettare il ricorso.
E’ infatti stato rilevato come i giudici di merito si siano correttamente attenuti all’elaborazione e ai principi giurisprudenziali in tema di risarcibilità del danno non patrimoniale formulati a decorrere dalla pronuncia delle Sezioni Unite n. 26972 dell’11/11/2008.
Bene è rammentare che l’art. 2059 c.c. prescrive che il danno non patrimoniale debba essere risarcito nei soli casi determinati dalla Legge.
Pertanto, oltre che nei casi in cui il danno non patrimoniale derivi dalla commissione di un reato (ai sensi dell’art. 185 c.p.), ai fini del ristoro sarà  necessario: 1) che l’interesse leso, attinente a diritti inviolabili della persona, sia di rango costituzionale; 2) che la lesione sia grave, ovvero che superi la soglia minima di tollerabilità; 3) che il danno non sia futile, ovvero non consista in meri disagi o fastidi; 4) che vi sia una specifica allegazione sulla natura e sulle caratteristiche del pregiudizio, non potendosi ritenere il danno in re ipsa.  
Nel caso di specie, il giudicato adempiuto solo coattivamente consisteva nella riliquidazione di una pensione già goduta dalla ricorrente, e non nel riconoscimento di un trattamento pensionistico a un soggetto privo di redditi previdenziali.
Per tale motivo, a detta della Corte, sarebbe mancata la possibilità di presumere una lesione ai diritti attinenti al soddisfacimento di bisogni primari e essenziali.
Allo stesso tempo, la ricorrente non aveva né allegato né provato in quale modo l’inadempimento al giudicato avesse inciso sulla propria qualità di vita in modo tale da cagionare intollerabili lesioni alla propria dignità, risultando irrilevanti i patemi d’animo e disagi dipendenti dall’inerzia dell’ente gestore della posizione previdenziale, per i quali l’importo degli interessi dovuti per il ritardo sarebbe del resto pienamente satisfattivo.
Quanto al promosso richiamo all’art. 2 Cost., la Corte di Cassazione ha evidenziato come l’effettività della tutela giurisdizionale, in mancanza di allegazione e prova di uno specifico pregiudizio alla dignità umana, esula dalla sfera degli interessi direttamente attinenti alla persona, risultando del resto già presidiata dagli strumenti propri del processo di esecuzione.