Famiglia, relazioni affettive - Famiglia, relazioni affettive -  Alex Zorzini - 16/10/2017

Il mantenimento del figlio diciottenne (gay)

Nei giorni scorsi i giornali hanno parlato di un ragazzo, appena diciottenne, buttato fuori di casa dalla madre perchè non accettava l'omosessualità del figlio (La stampa, 6.10.17; Repubblica, 7.7.17).
Per dovere di completezza, la madre, a sua volta intervistata, ha detto di averlo fatto a causa della violenza del figlio (Il mattino, 7.10.17).
Al che quest'ultimo ha replicato: "sta solo tentando di uscire pulita da questa vicenda" (Il mattino, 7.10.17).
I rapporti economici tra il figlio e la madre sono stati regolati dal Tribunale di Napoli Nord (§ 1), mentre nulla è stato deciso in merito alla frequentazione tra il ragazzo e la sorella minore (§ 2).

  • 1. Il mantenimento del figlio diciottenne.

Al di là delle motivazioni della madre, resta il fatto che un ragazzo, privo di un proprio lavoro e della conseguente capacità di procurarsi autonomamente i mezzi di sostentamento, è stato buttato fuori di casa e privato del mantenimento da parte dei genitori.

Il ragazzo ha quindi deciso di agire per vedere riconosciuto tale proprio diritto, costituendosi nel giudizio di separazione dei genitori.

Il giudice istruttore ha accertato che il figlio non ha ancora raggiunto l'indipendenza economica, che non convive con la madre "per mancato consenso manifestato dalla stessa" e conseguentemente stabilito che la madre gli versi l'importo mensile di 150 euro.

Altrettanto dovrà fare il padre, versando al figlio la somma mensile di 250 euro.

Fin qui, la predetta ordinanza può essere considerata da due punti di vista.

Da un lato, il provvedimento in commento può essere ascritta nel percorso di tutela dei diritti delle persone lgbt e delle associazioni a loro tutela.

Si deve annotare, a tal proposito, che il ragazzo, dopo esser stato privato della propria abitazione, aver dormito per strada e a casa di amici, ha trovato una temporanea sistemazione in una comunità protetta per ragazzi/e gay e lesbiche. La somma che gli sarà versata dai genitori, evidentemente parametrata alle capacità economiche di entrambi, costituisce comunque un minimo vitale.

Da un altro punto di vista, più in generale, viene riconosciuto anche nelle vicende in cui il contrasto tra genitori e figli è massimo, il diritto al mantenimento di questi ultimi, pur se maggiorenni, ma comunque non economicamente autosufficienti, conformemente all'art. 337 septies c.c.

 

  • 2. I rapporti tra fratelli.

La predetta ordinanza ha rigettato la richiesta del ragazzo di stabilire un calendario di incontri con la sorella minore (collocata presso la madre).

In particolare, il Tribunale così ha argomentato: "allo stato il nostro ordinamento prevede esclusivamente l'adozione di provvedimenti inerenti la prole nei rapporti con il genitore non collocatario della stessa e non anche nel rapporto con i germani, che può essere disciplinato e regolamentato di comune accordo tra le parti".

L'ordinanza è manifestamente errata.

Preliminarmente può osservarsi che - se così fosse - il minore avrebbe maggiori tutele nel frequentare i nonni che non i propri fratelli.

Secondariamente, a fronte del diritto del fratello (maggiorenne) di vedere la sorella (minorenne), vi è – in modo speculare – il diritto della sorella di vedere il fratello.

Assumendo il punto di vista della sorella, l'errore del giudice è ancora più evidente.

In primo luogo, com'è tipico nel procedimento a cascata del diritto, l'ordinanza in commento viola l’indissolubilità degli affetti familiari ex artt. 8 della Convenzione Europea dei diritti dell'uomo e 7 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea; l’interesse superiore del minore - qui da individuarsi nel mantenimento dell’unità della fratria - di cui all’art. 3 della Convenzione di New York del 1989; gli artt. 29-31 Cost. così come sistematicamente interpretati dalla Corte costituzionale e dalla giurisprudenza di merito e di legittimità.

Secondariamente, l'ordinanza ha completamente trascurato il diritto del minore (che abbia compiuto i dodici anni, ma anche prima se capace di discernimento) ad essere ascoltato nel procedimento che lo riguarda.

Il diritto del minore ad essere ascoltato in ogni procedura giudiziaria o amministrativa che lo concerne, è stabilito dall'art. 12, co 2 della Convenzione di New York del 1989, dall'art. 3 della Convenzione europea sull'esercizio dei diritti del minore e, conformemente alle fonti internazionali, dall'art. 336 bis c.c.

In terzo luogo, l'art. 337 ter, co. 1 c.c. stabilisce il diritto dei minori di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale. Risulta evidente, a tal proposito, che il fratello è parente di secondo grado della sorella minore C. App. Bari, sez. famiglia, 16.12.2016; C. App. Salerno, 9.12.2009).

Da ultimo, risulta perfino ipocrita rimettere la decisione sulle visite tra il fratello e sorella minore al comune accordo tra le parti, considerato che il figlio maggiorenne non può più vivere nella casa familiare "per mancato consenso manifestato" della madre.

 

Si ringrazia l'avv. Salavatore Simioli del foro di Napoli per aver fornito l'ordinanza qui allegata.