Famiglia, relazioni affettive - Affidamento dei figli naturali -  Redazione P&D - 05/05/2020

Il minore ha diritto di recuperare il tempo perso con il padre causa del COVID-19. Lo dice il giudice - Federica Mendola

Dall’inizio di questo lockdown, tutti gli operatori del diritto di famiglia sono stati chiamati a rispondere alle richieste di aiuto da parte di genitori separati sul diritto di visita ai figli. 

La risposta dei Giudici di merito non è stata univoca.

Nel bilanciamento tra i due interessi in gioco, c’è chi ha ritenuto di privilegiare il diritto di visita del genitore non collocatario e chi, invece, ha invocato l’interesse superiore della salute dell’intera nazione.

Ma ci sono anche Giudici che hanno voluto premiare quel genitore responsabile che ha messo al primo posto il benessere e la salute del proprio figlio (e, diciamocelo, anche dell’intera popolazione) e non ha voluto compiere atti di forza per superare la resistenza della madre del minore. Così rinunciando a rivendicare diritti, anche se riconosciuti e anche se il decreto “io resto a casa” glielo avrebbe permesso.

Il caso deciso dal Giudice Tutelare di Reggio Emilia è, infatti, quello di un padre, residente a Bolzano, che non ha visto il figlio minore collocato dalla madre a Reggio Emilia, secondo il calendario stabilito in precedenza dal Tribunale. E ciò a causa dell’emergenza sanitaria e del timore di contagio manifestato dalla madre.

Il Giudice reggiano interessato del caso - dopo aver chiarito che il decreto che disciplina il calendario di visite padre-figli “mantiene la sua efficacia e cogenza nell’attuale contesto di emergenza sanitaria” e che ciascun genitore è tenuto ad adottare tutte le misure e le cautele necessarie per scongiurare il pericolo del contagio – ha riconosciuto il diritto del padre di recuperare i “giorni persi” con il meccanismo dell’accorpamento. Nel caso di specie, il padre è stato autorizzato a tenere con sé il figlio per dieci giorni consecutivi, così da limitare anche gli spostamenti tra la casa paterna e quella materna, situate in regioni diverse.

Chi lavora in questo settore sa che il diritto di recuperare i giorni persi (per impedimenti lavorativi, per ragioni di salute o per emergenze sanitarie) non trova un riconoscimento nelle norme di diritto di famiglia, ma è sempre rimesso al buon senso e alla ragionevolezza delle parti.

Chi lavora in questo settore, però, sa anche che, inevitabilmente, la maggior parte dei genitori, quando si trova incastrata nelle maglie del conflitto, cede al rancore, alle ripicche e alle rivendicazioni. Con buona pace della condivisione responsabile della genitorialità.

Per questo trovo ammirevole che il Giudice Tutelare, nella forma del suo provvedimento, abbia optato per il decreto inaudita altera parte, cioè assunto in via urgente e ancor prima di ascoltare le ragioni materne (rimandate a un secondo momento). In questa scelta si può leggere un chiaro segnale del Giudice: il diritto di vedere e trascorrere del tempo con il padre è un diritto del figlio, non un diritto del genitore. E, in quanto tale, deve essere tutelato e garantito prima e al di sopra delle ragioni del padre o della madre.