Famiglia, relazioni affettive - Famiglia, relazioni affettive -  Michela Del Vecchio - 03/07/2018

Il padre che non offre garanzie di affidabilità non può mantenere rapporti affettivi con la figlia – Tribunale di Rimini, 27 giugno 2018 n. 4764

Situazione familiare difficile quella oggetto della decisione in commento conclusasi con una decisione che, lungi dal tutelare la serenità e l’equilibrio psicologico della minore favorendo la costruzione di un rapporto anche con la figura genitoriale del padre, ha negato il rapporto genitoriale indicato ma, ancor più rilevante, ha negato alla minore il diritto ad instaurare e mantenere rapporti significativi con il genitore non collocatario e con i parenti di quest’ultimo (art. 315 bis c.c.).

La fattispecie su cui interviene la decisione in commento è articolata: una madre che ha cresciuto da sola la propria figlia in quanto il padre, a quattro mesi di vita di quest’ultima, ha lasciato la famiglia recandosi in Messico senza “avvicinare” mai la figlia “neanche con un biglietto di auguri”.

Il Tribunale dei Minori, senza ascoltare la minore (in quanto all’epoca in tenera età), aveva privato della responsabilità genitoriale il padre confermando l’affidamento in via esclusiva della minore alla madre.

Il Tribunale di Rimini, chiamato nel giudizio per la cessazione degli effetti civili del matrimonio, invece ha proceduto all’ascolto della minore, ha acquisito la relazione di uno psicoterapeuta nonché le relazioni dei Servizi Sociali che avrebbero dovuto monitorare i rapporti genitoriali pur disattendendo ingiustificatamente la madre le visite.

Ebbene, risolvendo preliminarmente la questione del rapporto fra il provvedimento di decadenza della responsabilità genitoriale e il diritto di visita del genitore non collocatario alla prole minore di età in favore in ogni caso di tale ultimo diritto posto che il primo provvedimento era stato adottato non già quale conseguenza di maltrattamenti ma per l’abbandono materiale e morale, il Tribunale trae argomenti fondanti la decisione adottata dal comportamento del padre che, pur non versando il contributo di mantenimento, si “permette” la nomina di un legale di altro Foro e di ben due medici quali propri consulenti e dalle relazioni dei Servizi Sociali cui, però, la madre non ha portato senza motivo alcuno la figlia e del CTU.

In specie il Tribunale trae argomenti sulla mancanza di affidamento e di assunzione di responsabilità del padre nei confronti della figlia dalle seguenti circostanze: a) improvvisa ricomparsa del padre assolutamente assente per dieci anni; b) un latente disturbo emotivo della minore dovuto all’assenza del padre nel suo percorso di crescita e solo teoricamente affermato dal consulente tecnico “ non avendo proceduto ad alcuna forma di interazione diretta con la minore”; c) una presunzione di utilità economica nel ravvedimento del padre affermata dalla madre ma non diversamente confortata da altri elementi di prova; e, come detto d) la capacità economica del padre (parametrata alla possibilità di nomina di un difensore di altro foro e di ben due consulenti tecnici) che gli avrebbe consentito di assumersi le responsabilità genitoriali anche in termini di adempimento (al contrario disatteso) del contributo di mantenimento.

Tali circostanze hanno indotto il Tribunale a concludere per la mancanza di “concrete garanzie di affidabilità” del padre.

Non si intende in questa sede approfondire l’importanza psicoaffettiva della figura paterna nella crescita di una figlia: un, per così dire, diritto all’amore di quest’ultima il cui inadempimento è eventualmente sanzionabile sotto il profilo risarcitorio ma non certo con la privazione integrale del padre nella vita di una figlia.

Ci si limita, sotto il profilo strettamente giuridico, ad evidenziare che il diritto del minore a costruire rapporti affettivi paritetici con entrambi i genitori è costituzionalmente garantito all’art. 30 Cost. che riconosce il diritto / dovere dei genitori a mantenere, istruire ed educare i figli così come l’art. 315 bis c.c. sancisce il diritto del figlio ad essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori secondo le proprio inclinazioni naturali e capacità (si vedano, sull’argomento, anche “Il diritto alla bigenitorialità” di Chiara Fabretto pubblicato su questa Rivista il 1 marzo 2018 e “Figli, presunzione di indipendenza economica: quale mantenimento” del presente autore in commento all’ordinanza della Cass, VI Sez. Civ., 5088/18 pubblicato il 7 marzo 2018.

Il Tribunale di Rimini ha disatteso, con la pronuncia in commento, il prioritario diritto del minore alla bigenitorialità quale necessità di costituzione di una relazione affettiva equilibrata con entrambi i genitori dimenticando che il legame genitore – figlio (ovvero, forse in modo più intenso tra padre figlia: si veda “Il diritto all’amore dei figli” di P. Fornaro in Diritto civ. e comm. in web) non si scioglie con lo scioglimento della coppia genitoriale permanendo il diritto della personalità imprescrittibile, indisponibile e non patrimoniale di entrambi ad una reciproca corrispondenza d’affetti.