Lavoro - Lavoro -  Laura Provenzali - 03/12/2017

Il potere di licenziare la badante rientra nell’amministrazione ordinaria conferita all’ads – Trib. Ge Sez. Lavoro Sent. N. 642/2017

La vicenda in esame trae origine dal ricorso coltivato dalla lavoratrice la quale, assumendo di aver lavorato con la qualifica di badante alle dipendenze della beneficiaria, vistasi licenziare dall’amministratore di sostegno della datrice, contesta la legittimità dell’atto.

In particolare, la ricorrente sostiene che il decreto di nomina non avrebbe conferito all’amministratore di sostegno il potere di intimare il licenziamento, di conseguenza annullabile poiché posto in essere da un soggetto privo di potere.

Quale subordinata, il licenziamento viene impugnato in quanto privo di giusta causa o giustificato motivo.

Come sopra precisate le domande, l’attenzione del Giudice del Lavoro è quindi rivolta in primo luogo al decreto con il quale il Giudice Tutelare ha disposto la misura di protezione e definito l’oggetto dell’incarico affidato all’ads.[1]

Dalla disamina del provvedimento in questione emerge che il Giudice Tutelare ha previsto , fra l’altro :

“-assistenza personale per quanto di necessità della  beneficiaria, anche per il tramite di terze persone, allo scopo di agevolare e rendere il più possibile serena e confortevole la sua vita;

-sottoscrizione di qualunque domanda a fini pensionistici od altro e di ogni altro documento o dichiarazione in nome e per conto della beneficiaria;

-sottoscrizione di qualunque contratto avente ad oggetto obbligazioni a carico della beneficiaria

-compiere in nome e per conto della beneficiaria  tutti gli atti necessari per far fronte all'oggetto dell'incarico come sopra precisato, con la precisazione che per gli atti di straordinaria amministrazione l'amministratore di sostegno dovrà essere autorizzato dal giudice tutelare”.

La conclusione è pertanto che l’ampiezza dei poteri dei quali è stato insignito l’ads, afferenti sia la cura della persona che la gestione del patrimonio, include, ancorché non espressamente esplicitata, la gestione del rapporto lavorativo con la badante che rientra dunque nell’attività di amministrazione ordinaria dell’ads [2]

Ad abundantiam , osserva il Giudice del lavoro che  il Giudice Tutelare , nel successivo provvedimento di autorizzazione alla costituzione nel giudizio, ha comunque “ratificato” e con ciò, implicitamente, approvato l’operato dell’ads (o, per meglio dire, come l’ads ha gestito i poteri conferiti all’atto della nomina) sanando così, con efficacia opponibile alla lavoratrice,  eventuali vizi di rappresentanza.

Nessun pregio viene infine attribuito alla lamentata carenza di una giusta causa o di un giustificato motivo a suffragio dell’intimato licenziamento posto che proprio la normativa invocata dalla ricorrente ( art. 8 Legge 604/1966 come novellato dall’art. 2 L. 108/1990 [3] ) esplicitamente esclude la sua applicabilità ai rapporti di lavoro domestico, disciplinati dalla L. 339/1958 [4] .

 

[1] cfr art 405 c.c.nn 3 e 4  : “il decreto di nomina dell'amministratore di sostegno deve contenere l'indicazione… 3) dell'oggetto dell'incarico e degli atti che l'amministratore di sostegno ha il potere di compiere in nome e per conto del beneficiario; 4) degli atti che il beneficiario può compiere solo con l'assistenza dell'amministratore di sostegno…" e art 409 c.c. “ Il beneficiario conserva la capacità di agire per tutti gli atti che non richiedono la rappresentanza esclusiva o l'assistenza necessaria dell'amministratore di sostegno. Il beneficiario dell'amministrazione di sostegno può in ogni caso compiere gli atti necessari a soddisfare le esigenze della propria vita quotidiana.”

 [2] Per quanto riguarda gli atti di straordinaria amministrazione, cfr art . 411 comma I c.c. : “si applicano all'amministratore di sostegno, in quanto compatibili, le disposizioni di cui agli articoli da 349 a 353 e da 374 a 388. I provvedimenti di cui agli articoli 375 e 376 sono emessi dal giudice tutelare.”

 [3] Art. 2 L.108/1990 :  Riassunzione o risarcimento del danno  (omissis) 3. L'articolo 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604, è sostituito dal seguente: "Art. 8. - 1. Quando risulti accertato che non ricorrono gli estremi del licenziamento per giusta causa o giustificato motivo, il datore di lavoro è tenuto a riassumere il prestatore di lavoro entro il termine di tre giorni o, in mancanza, a risarcire il danno versandogli un'indennità di importo compreso tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 6 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo al numero dei dipendenti occupati, alle dimensioni dell'impresa, all'anzianità di servizio del prestatore di lavoro, al comportamento e alle condizioni delle parti."

[4] Art. 4 L.108/1990 : Area di non applicazione 1. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 3, le disposizioni degli articoli 1 e 2 non trovano applicazione nei rapporti disciplinati dalla legge 2 aprile 1958, n. 339.