Interessi protetti - Sport -  Stefano Pellacani - 05/03/2018

Il premio di rendimento alla luce della decisione n. 3 del 2018 del Collegio di Garanzia del CONI

La vicenda trae origine dal trasferimento a titolo definitivo di un giocatore tra due società militanti nel campionato di serie A[1], in occasione del quale i due sodalizi sportivi pattuivano nell’apposito modulo federale un premio di rendimento in favore della società cedente,  da corrispondersi nell’eventualità che, nel corso delle successive cinque stagioni sportive, la società cessionaria avesse ottenuto una posizione di classifica tale da consentirle di partecipare alla competizione Europa League, a prescindere dall’effettiva permanenza del giocatore nella compagine sportiva[2].

              All’esito della terza stagione sportiva, la società cessionaria, che nel frattempo aveva ceduto temporaneamente l’atleta, conseguiva il terzo posto nella classifica del Campionato di Serie A, ciò che le consentiva di disputare il turno di qualificazione della UEFA Champions League. A seguito della sconfitta nel turno predetto, il sodalizio sportivo entrava di diritto nella Fase a gironi della UEFA Europa League, così come prescritto nel relativo Regolamento. Pertanto la società cedente, in forza di quanto espressamente pattuito, provvedeva a richiedere il pagamento del premio di rendimento[3] e, dinanzi all’opposizione dell’altra società, era costretta a promuovere ricorso al Tribunale Federale – sezione vertenze economiche[4] - il quale, accogliendo l’istanza promossa, condannava l’altro sodalizio al pagamento di un milione di euro (più Iva), e di cinquemila euro a titolo di spese oltre accessorie. La decisione veniva impugnata innanzi alla Corte Federale d’Appello della Federcalcio, la quale, nonostante alcune perplessità circa la configurazione di un premio di rendimento sganciato dalla prestazione sportiva dell’atleta[5], confermava la sentenza di primo grado. Seguiva il ricorso della società soccombente innanzi alla IV° sezione del Collegio di Garanzia del Coni, la quale decideva nel senso del rigetto del ricorso, confermando la decisione della Corte d’Appello Federale, ma correggendo la motivazione ai sensi dell’art. 384 c.p.c., ultimo comma.

L’istituto denominato “premio di rendimento” è stato introdotto nell’ordinamento nazionale calcistico con il Comunicato ufficiale della Federcalcio n. 190/A del 2013[6] al fine di dotare gli operatori del mercato di un nuovo strumento negoziale che consentisse loro più ampi margini di manovra nelle operazioni di acquisizione e cessione dei calciatori[7].

L’ordinamento sportivo, autonomo ed indipendente, è munito di propri statuti e regolamenti, nonché di propri organi di giustizia sportiva. Le fonti del diritto sportivo comprendono le fonti di natura pubblicistica, quali lo Statuto ed i regolamenti del CONI, le fonti di natura privatistica, quali gli Statuti ed i regolamenti delle Federazioni sportive nazionali nonché, sul piano ultranazionale, le fonti dell'ordinamento sportivo internazionale, quali quelle provenienti dal CIO, ovvero dalle diverse Federazioni sportive internazionali[8].

             Alle fonti scritte vanno poi aggiunte le cosiddette prassi[9] di cui all’art. 13bis dello Statuto CONI[10], il quale prevede che le “prassi riconosciute nell’ordinamento delle Federazioni sportive nazionali, delle Discipline sportive associate, degli Enti di promozione sportiva e delle Associazioni benemerite” rappresentano unitamente ai principi, “la base di riferimento per la definizione del comportamento dei soggetti dell’ordinamento sportivo in ossequio ai doveri di lealtà, correttezza e probità sportiva”.

Per quanto riguarda la disciplina del calcio, a livello internazionale la FIFA[11] costituisce il vertice dell’ordinamento giuridico internazionale. Statuti, regolamenti e decisioni della FIFA sono vincolanti per i suoi membri.

La normativa della FIFA in merito agli accordi aventi ad oggetto il trasferimento di calciatori è contenuta nelle “Regulations on the Status and Transfer of Players[12]che prevedono espressamente la facoltà di pattuire dei corrispettivi variabili e correlati al verificarsi di dati eventi, anche futuri e incerti senza alcuna limitazione[13], figura questa che è perfettamente assimilabile al premio di rendimento di cui si tratta.

              Per quanto riguarda l’ordinamento nazionale – nel settore calcio - l’istituto de quo trova i suoi riferimenti normativi nell’art. 100 c. 2 bis delle NOIF, avente ad oggetto la cessione definitiva del Giovane di Serie, che così recita: “Negli accordi relativi a trasferimenti definitivi di calciatori giovani di serie possono essere inserite clausole che prevedono un premio di rendimento a favore della società cedente determinato con criteri specificatamente definiti, da erogare, salve diverse disposizioni annualmente emanate dal Consiglio Federale, attraverso la Lega competente nella stagione successiva a quella in cui si verificano le condizioni previste”; nell’art. 102 c. 3 bis NOIF, che sancisce che “Negli accordi di cessione definitiva di contratto possono essere inserite clausole che prevedano un “premio di rendimento” a favore della società cedente, determinato con criteri specificatamente definiti, da erogare, salve diverse disposizioni annualmente emanate dal Consiglio federale, attraverso la Lega competente nella stagione successiva a quella in cui si verificano le condizioni previste”.

              Tali previsioni trovano applicazione non soltanto in caso di cessione definitiva del contratto di lavoro del giocatore, bensì anche in caso di cessione temporanea. In particolare, l’art. 101, c. 7, NOIF, prevede, con riguardo al giovane di serie, che “Negli accordi di trasferimento possono essere inserite clausole che prevedano un premio di valorizzazione a favore della società cessionaria o un premio di rendimento a favore della società cedente determinati con criteri analiticamente definiti da erogare, salve diverse disposizioni”; l’art. 103, c. 6, NOIF, con riguardo al calciatore professionista, dispone che: “Salvo espresso patto contrario tra le Società interessate, il premio di rendimento o di valorizzazione inserito nell’originale accordo di trasferimento temporaneo viene considerato come non apposto”.

              Inoltre, con comunicato n. 182/A del 2013, il Consiglio della Federcalcio ha stabilito che il premio di rendimento, in deroga a quanto previsto dagli articoli sopra richiamati (100.2 bis, 101.7, 102.3bis e 103.3[14] delle NOIF) può essere regolato direttamente fra le parti e non in stanza di compensazione[15], purché sia espressamente previsto nell’accordo di trasferimento. In questo caso, il premio di rendimento non potrà comunque superare il 50% dell’importo complessivo dell’operazione. Il relativo diritto di credito maturerà, trascorsi 30 giorni dalla data del verificarsi della condizione, salvo diverso accordo fra le parti.

              L’inserimento della clausola che prevede un premio di rendimento deve avvenire tramite il modulo predisposto dalle Leghe da allegare all’accordo in bollo, con la descrizione dell’avvenimento dal quale le parti fanno dipendere l’efficacia della pattuizione de qua.

              La decisione del Collegio di Garanzia qui in commento ha il merito di intervenire su uno strumento essenziale e basilare per gli operatori di mercato, quale il premio di rendimento, delineandone la sua portata applicativa e i riflessi nei rapporti trai soggetti che operano nel settore calcio, il cui ordinamento, peraltro, è l’unico, ad oggi, ad aver disciplinato uno strumento negoziale di tale tenore nel panorama sportivo nazionale[16].

              La possibilità, espressamente prevista dalle NOIF, all’art. 102 sopra menzionato, di pattuire un premio rendimento la cui corresponsione sia dovuta anche qualora il giocatore, cui il premio si riferisce, sia stato nelle more ceduto ad altra squadra, fa cogliere – come il Collegio di Garanzia ha osservato – quella che è la ratio dell’istituto in parola.  Ad un esame superficiale, potrebbe, infatti, ritenersi che scopo del premio di rendimento sia quello di legare la corresponsione di un dato importo di denaro alla prestazione di un atleta, ossia a specifici risultati da questi conseguiti. In realtà, ad un più attento esame, che tiene conto per l’appunto della disposizione richiamata, ci si avvede, invece, che la ratio dell’istituto è quella di pattuire un’integrazione del prezzo della cessione in dipendenza dell’avveramento di determinati eventi che comportano benefici economici per la società cessionaria[17].

              Questo ragionamento è stato seguito dal Collegio di Garanzia del CONI nello svolgimento delle sue motivazioni nel caso de quo, per fondare il rigetto delle doglianze avanzate dalla società ricorrente. Esse attenevano sostanzialmente all’interpretazione della clausola negoziale del premio di rendimento, allegato alla cessione di contratto, sotto il duplice profilo relativo alla previsione di un premio di rendimento disgiunto dalla permanenza del giocatore nella rosa della squadra, da un lato, ed al riferimento dell’avveramento della condizione al posizionamento in classifica o piuttosto all’effettiva partecipazione alla competizione Europa League (fase a gironi), dall’altro.

              In merito al primo profilo, attinente all’interpretazione della clausola de qua, il Collegio di Garanzia, dopo aver richiamato i canoni ermeneutici di cui agli articoli 1362 c.c. e 1367 c.c., conclude nel senso che “il tenore letterale di essa conduce ad un unico significato assolutamente chiaro, che risulta peraltro confermato dall’aggiunta finale dell’inciso ovvero anche se ceduto in precedenza”.

               Ad ogni modo la società ricorrente non sostiene che la disposizione in esame vada interpretata in un significato diverso da quello risultante dal tenore letterale, ma, piuttosto, che essa non abbia più alcuna efficacia stante il difetto di permanenza del calciatore nella rosa della squadra, richiamando sul punto la l. 23 marzo 1981, n. 91[18], e nel dettaglio, l’ art. 3[19], là dove statuisce che “La prestazione a titolo oneroso dell’atleta costituisce oggetto di contratto di lavoro subordinato”, dal che discenderebbe che “per dare sostanza e contenuto al concetto di premio di rendimento è, allora, conducente attingere in proposito all’elaborazione giuslavoristica”, stante – secondo l’assunto della ricorrente – “l’assenza di una norma che ne fornisca una definizione e ne precisi i contorni”, nonché l’art. 5[20] della stessa legge, con riguardo alla cessione del contratto, che dispone “siano osservate le modalità fissate dalle federazioni sportive nazionali”.

              In ordine alla validità della clausola de qua, il Collegio di Garanzia del CONI ha puntualmente osservato che essa non risulta in alcun modo incompatibile con norme imperative[21], né con l’ordine pubblico[22], in quanto non sussiste “alcuna norma federale, né statutaria, né regolamentare, né alcuna norma CONI che vieti espressamente una clausola del tenore di quella in oggetto”. Per di più, l’art. 103 delle NOIF,  prevede espressamente la possibilità di inserimento di una clausola siffatta nella cessione temporanea di contratto, che, sotto il profilo causale – come espressamente rilevato dal Collegio di Garanzia – “rappresenta una fattispecie negoziale similare alla cessione definitiva”.

             Per quanto riguarda l’argomentazione della ricorrente, che richiama la disciplina giuslavoristica al fine di sostenere che la maturazione dei premi di rendimento è in ogni caso subordinata all’apporto del lavoratore, essa non può trovare fondamento, tenuto conto che la clausola de qua, come rilevato dalla IV° sezione del Collegio, “non è pattuita in seno al contratto di lavoro sportivo intercorrente tra la società e l’atleta, bensì in seno alla cessione del contratto di lavoro, che intercorre tra le due società, cedente e cessionaria”[23]. Nel caso in esame, l’evento dedotto in condizione, dal cui avveramento discende l’efficacia della clausola e, dunque, la debenza del premio di rendimento, non consiste nella cessione del calciatore, bensì nel posizionamento in classifica utile ai fini, nella fattispecie, della partecipazione al campionato di Europa League.

              Una differente interpretazione, rispetto a quella cui è pervenuta l’attività ermeneutica del Collegio di Garanzia del CONI, non avrebbe tenuto in considerazione la ratio dell’inserimento nell’ordinamento federale dell’istituto de quo, ossia la possibilità da parte delle società sportive – in ambito di Federcalcio[24] - di prevedere un’integrazione del prezzo della cessione in dipendenza dell’avveramento di determinati eventi che comportano benefici economici per la società cessionaria (come, per l’appunto, l’accesso ad una competizione europea).

              Secondo l’interpretazione offerta dal Collegio, dunque, il premio di rendimento nella clausola de qua, non è espressamente riferito alla prestazione sportiva del calciatore, bensì al posizionamento della squadra in classifica[25].  

              Quanto sopra detto giova altresì a risolvere la questione sottoposta all’attenzione del Collegio di Garanzia se l’avveramento della condizione in esame[26]si riferisca al posizionamento in classifica o piuttosto all’effettiva partecipazione[27] alla competizione Europa League, Fase a gironi[28].

              Sul punto, va ricordato che ai sensi delle Regulations UEFA Champions League 2015/2018 Cycle, 2016/2017 Season, essendo la FIGC al 4° posto nel ranking UEFA, il posizionamento al 1° ed al 2° posto nella classifica finale del campionato di Serie A consente l’accesso diretto alla Fase a gironi della Champions League[29], mentre la squadra che consegue la terza posizione in classifica è ammessa a disputare il turno di qualificazione e, successivamente, in caso di vittoria, entra nella Fase a gironi della Champions League; in caso di sconfitta, è ammessa alla Fase a gironi della Europa League[30].               

               Secondo il Collegio di Garanzia, “se i turni di qualificazione rappresentano una fase (quella preliminare) che, insieme all’altra fase (quella a gironi), concorrono a formare la competizione della Champions League, non può non darsi rilievo che, per effetto della sconfitta nei turni preliminari della competizione Uefa Champions League del sodalizio ricorrente, quest’ultimo ha successivamente preso parte di diritto alla Fase a gironi dell’Europa League[31].

               La decisione de qua stabilisce, pertanto, che il raggiungimento del terzo posto nella classifica del campionato di Serie A, per quel che concerne l’accesso alla Fase a gironi della Europa League, cui la clausola de qua fa espresso riferimento, comporta il verificarsi della condizione ivi contenuta, senza la necessità di ulteriori accertamenti. A sostegno di quanto statuito, il Collegio di Garanzia, rileva, altresì, che la condizione pattuita tra le parti si riferisce ad un posizionamento in classifica “tale da consentire di partecipare alla competizione europea Europa League Fase a Gironi”, e non all’immediata possibile partecipazione a tale competizione[32].

[1] In data 28 agosto 2013, l’A.S. Roma e l’A.C.F. Fiorentina stipulavano la cessione a titolo definitivo del contratto di lavoro sportivo del calciatore Adem Ljajic per il corrispettivo di euro 11.000.000, da corrispondersi nelle stagioni sportive 2013/2014, 2014/2015 e 2015/2016, cui era allegato il Modulo 146/A, “Eventuali premi di rendimento da riconoscersi alla Società cedente”. Tra questi, in particolare, alla lett. a) del predetto Modulo 146/A veniva pattuito il “Premio di euro 1.000.000, oltre IVA, pagabile interamente nella stagione sportiva successiva alla maturazione del premio, qualora, nelle prossime 5 stagioni sportive (ovvero fino alla stagione sportiva 2017/2018 compresa) la Società A.S. Roma arrivi ad una posizione di classifica nel Campionato di Serie A (o tramite la Coppa Italia) tale da consentirgli di partecipare alla competizione europea Europa League Fase a Gironi”, con la specificazione che “Il premio maturerà a prescindere dalla permanenza del giocatore nella rosa della squadra, ovvero anche se ceduto in precedenza”.

[2] Una clausola similare era pattuita alla lett. c) dello stesso Modulo 146/A, con le sole differenze relative alla misura dell’importo del premio, pari ad euro 1.250.000, ed al riferimento “alla competizione europea Champions League Fase a Gironi”, invece che alla Europa League.  Al termine della stagione sportiva 2013/2014 l’A.S. Roma arrivava seconda nella classifica del Campionato di Serie A e, pertanto, avendo conseguito l’accesso alla Fase a gironi della Champions League, corrispondeva alla Fiorentina il premio di rendimento di cui alla lett. c) del Modulo 146/A. 

[3] Con nota del 3 gennaio 2017, l’Ufficio Tesseramento della LNPA comunicava ad entrambe le società che la condizione di cui alla lett. a) del Modulo 146/A doveva intendersi verificata.

[4] Il Tribunale Federale Nazionale – Sezione Vertenze Economiche, accoglieva la domanda dell’A.C.F. Fiorentina in base alla motivazione che “l’unica corretta interpretazione che questo Tribunale Federale ritiene di dover privilegiare è quella letterale che pone in stretta correlazione non già le varie clausole tra loro bensì la singola clausola con il singolo evento in essa previsto” e, pertanto, nell’ambito dell’economia delle clausole relative ai premi “non debba rilevare tanto e soltanto ai fini della maturazione del premio il posizionamento in classifica quanto e soprattutto la partecipazione alla Europa League”. Tale principio era già stato sancito dall’organo Giudicante in altra vertenza, sempre promossa dall’A.C.F. Fiorentina, la quale richiedeva per una seconda volta il premio di rendimento all’A.S. Roma che aveva raggiunto nuovamente un posizionamento che le dava diritto a partecipare alla Fase a gironi della Champions League. Richiesta dall’A.C.F. Fiorentina di corrispondere il premio per la seconda volta, la A.S. Roma contestava l’avvenuta maturazione del premio in ragione del fatto che esso dovesse ritenersi pattuito una tantum; il Tribunale Federale Nazionale respingeva il ricorso.

[5]La Corte Federale d’Appello, in punto di interpretazione dell’art. 102, comma 3 bis, NOIF, correlando la previsione di premi di rendimento “al conseguimento di obiettivi da parte del calciatore”, riferiti “alla concreta ed effettiva prestazione sportiva resa”, ha concluso nel senso che la fattispecie “portata all’esame nel presente giudizio” sia “affatto diversa (…) essendo pacifico che il calciatore Adem Ljajic nella stagione sportiva 2015/2016 non ha potuto in alcun modo contribuire al conseguimento della terza posizione in classifica”, stante l’avvenuto suo trasferimento ad altra società. La CFA esprime quindi “perplessità in ordine alla configurazione di un premio di rendimento del tutto sganciato dalla prestazione sportiva del calciatore cui la previsione del premio si riferisce”. La CFA, nell’interpretare l’art. 102, comma 3 bis, NOIF, ha statuito che “un premio di rendimento non riconnesso all’effettivo apporto del calciatore al conseguimento dell’obiettivo predeterminato appare quasi snaturamento dell’istituto piegato a fini non consentiti dall’ordinamento”, finisce con il legittimare comunque “la comune volontà manifestata in contratto dalle parti”, proprio sulla base “del sopra richiamato art. 102, comma 3 bis, NOIF”.

[6]Con il comunicato ufficiale n. 190/A del 2013 il Consiglio Federale deliberava la modifica degli artt. 39, 53, 90, 95, 100, 101, 102, 103, 103bis, 106, 117 NOIF e di abrogare l’art. 40ter NOIF, secondo il testo riportato nell’allegato A) di detto comunicato.

[7]In argomento, v. G. Mangiarano, “Calciatori professionisti: il premio di rendimento”, in www.altalex.it, articolo del 06 Marzo 2014.

[8]L. Santoro, “Le Fonti”, p. 25 ss, in  Lezioni di diritto sportivo, di G.  Liotta, L. Santoro, 3° ed., Giuffrè, 2016. 

[9]M. Sanino, F. Verde, Il diritto sportivo, ed. Cedam, 2015.

[10] Decreto Legislativo dell'8 gennaio 2004, n. 15: "Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 23 luglio 1999, n. 242, recante "Riordino del Comitato olimpico nazionale italiano - CONI, ai sensi dell'articolo 1 della legge 6 luglio 2002, n. 137", pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 21 del 27 gennaio 2004. Approvata dal Consiglio Nazionale del 04.05.2016 modifica dell’art. 2, comma 4 – discriminazioni sul sesso e orientamento sessuale.

[11]La Fédération Internationale de Football Association è un'associazione che si descrive come un organismo internazionale di governo dell'associazione calcistica, futsal e beach soccer . La FIFA è responsabile dell'organizzazione dei principali tornei internazionali di calcio, in particolare la Coppa del Mondo iniziata nel 1930 e la Coppa del Mondo femminile che è iniziata nel 1991.  La FIFA fu fondata nel 1904 per supervisionare la competizione internazionale tra le federazioni nazionali di Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Paesi Bassi, Spagna, Svezia e Svizzera. Con sede a Zurigo, la sua adesione comprende ora 211 associazioni nazionali. I paesi membri devono anche essere membri di una delle sei confederazioni regionali in cui il mondo è diviso: Africa , Asia , Europa , America del Nord e Centrale e Caraibi , Oceania e Sud America .

[12]Il Regolamento FIFA sullo Status e i Trasferimenti dei calciatori, è stato redatto originalmente in lingua inglese. Solo le versioni ufficiali in lingua inglese, francese, tedesca e spagnola, redatte a cura della FIFA fanno testo.

[13]Article 4, Annexe 3 of the Regulations on  the Status and Transfer of Players: conditional transfer fee, including details of conditions

[14]Art. 103.3 NOIF: “Negli accordi di cessione temporanea possono essere inserite clausole che prevedano un premio di valorizzazione a favore della società cessionaria o un premio di rendimento a favore della società cedente, determinati con criteri analiticamente definiti da erogare, salve diverse disposizioni annualmente emanate dal Consiglio federale, attraverso la Lega competente, nella stagione successiva a quella in cui si verificano le condizioni previste”.

[15]La “Camera di Compensazione” della FIGC è la modalità attraverso la quale una società di calcio italiana regola i pagamenti dei calciatori acquistati da un’altra società italiana. La FIGC, con il Comunicato Ufficiale n. 441A/2016, ha aggiornato alcune delle regole relativa al trasferimento dei calciatori, fin particolare per quanto attiene le modalità di pagamento e le relative garanzie

[16]Da una ricognizione dell’istituto in esame non è possibile rinvenire in altri ordinamenti federali una disposizione analoga. Ad ogni modo è bene evidenziare che la previsione de qua è differente rispetto al cosiddetto “premio di addestramento e formazione tecnica”, previsto anche negli altri ordinamenti federali, che assolve la funzione di ripagare la società che ha investito risorse nel settore giovanile, e deve farsi da parte quanto l’atleta sia in età per sottoscrivere il suo primo contratto di lavoro da professionista.

[17]In Italia, per molto tempo, la squadra cedente aveva come unico beneficio economico il solo prezzo corrisposto per la cessione (sia essa a titolo definitivo o temporaneo).

[18]La legge 91/1981 è suddivisa in quattro capi, di cui il primo (artt. da 1 a 9) dedicato allo sport professionistico, il secondo (artt. da 10 a 14) alle società sportive e alle Federazioni sportive nazionali, il terzo, composto dal solo art. 15, alle disposizioni tributarie, l’ultimo (artt. da 16 a 18) alle disposizioni transitorie e finali.

[19]G. Nicolella, “Il rapporto di lavoro sportivo: considerazioni generali”, in Altalex, 2015. L’art. 3 stabilisce che “la prestazione a titolo oneroso dell’atleta costituisce oggetto di contratto di lavoro subordinato regolato dalle norme contenute nella presente legge”: in sostanza il legislatore ha introdotto, con riferimento alla sola figura dell’atleta (e non anche per le altre figure di sportivi professionisti richiamate nell’articolo precedente, cioè allenatori, direttori tecnico-sportivi e preparatori atletici), una presunzione di lavoro subordinato, mentre per gli altri sportivi professionisti la subordinazione dell’attività prestata va accertata in concreto dal giudice, facendo uso degli ordinari criteri ricavabili dagli artt. 2094 e 2222 c.c. secondo l’interpretazione giurisprudenziale che verifica di volta in volta la sussistenza degli elementi di qualificazione nel caso concreto La norma in esame rovescia la previsione dell’art. 4 del disegno di legge presentato al Senato, secondo cui “La prestazione dello sportivo professionista è considerata prestazione di lavoro autonomo”, e sancisce che la regola è quella del rapporto di lavoro subordinato, mentre il lavoro autonomo costituisce l’eccezione.

[20]Maria Teresa Spadora, “Diritto del lavoro sportivo”, ed 2012 Giappichelli . L'art. 5, legge n. 91/1981, dopo aver previsto, al 1° comma, che al contratto degli sportivi professionisti può essere apposto un termine risolutivo non superiore a cinque anni e che è ammessa la successione di contratti a termine tra le stesse parti, al 2° comma ha ritenuto ammissibile la cessione del contratto, prima della scadenza del termine risolutivo, purché via sia il consenso tra le due società sportive e sia rispettata la normativa di settore.

[21] L'ordinamento utilizza questa espressione per indicare le norme che, per la loro importanza, non possono essere derogate dalle parti. Di regola, infatti, queste possono escludere l'applicazione di norme generali al loro specifico rapporto: non possono, però, farlo se tali norme sono state previste come inderogabili dal legislatore.
La contrarietà a norme imperative determina l'illiceità di un negozio giuridico.

[22] Per ordine pubblico s’intende quella parte d'un ordinamento giuridico, che ha per contenuto i principî etici e politici, la cui osservanza e attuazione sono ritenute indispensabili all'esistenza di tale ordinamento e al conseguimento dei suoi fini essenziali. Questa parte del diritto è costituita sia dai principî generali e fondamentali dell'ordinamento, sia da concrete norme giuridiche (leggi d'ordine pubblico): principî e norme che riguardano l'ordinamento costituzionale dello stato, la posizione dei suoi organi supremi, la personalità e la libertà dei cittadini, l'ordinamento del matrimonio e della famiglia, la capacità delle persone fisiche e giuridiche, i rapporti fra le classi sociali, l'ordinamento delle associazioni economiche nonché tutte le norme sanzionate penalmente e le leggi proibitive in generale. L'estensione di questa parte dell'ordinamento giuridico è naturalmente variabile secondo le direttive sostanziali del regime. Dal punto di vista formale, è necessario tenere distinta la nozione dell'ordine pubblico da quella del diritto pubblico: se tutto quanto il diritto pubblico ha la caratteristica di essere posto dallo stato e dagli enti ausiliarî di esso, con esclusione d'ogni autonomia dei privati, l'ordine pubblico deriva più precisamente dagli organi in cui si concreta la sovranità unitaria dello stato, cioè dal suo potere legislativo, ed esclude ogni manifestazione non solo dell'autonomia privata, ma anche di quella pubblica degli enti ausiliarî dello stato e degli stessi organi di esso diversi dal potere legislativo. Ciò si esprime comunemente dicendo che le norme di ordine pubblico sono sempre cogenti, ossia inderogabili: laddove le norme che in esso non rientrano si dicono dispositive, in quanto possono esser sostituite da altri atti di volontà e di disciplina giuridica. Il principio dell'inderogabilità delle norme d'ordine pubblico risulta espresso in numerose disposizioni del diritto italiano: fra queste la più importante e la più nota è l'art. 12 delle disposizioni generali premesse al codice civile, il quale dispone: "in nessun caso, le leggi, gli atti e le sentenze di un paese straniero e le private disposizioni o convenzioni potranno derogare alle leggi proibitive del regno, che concernono le persone, i beni o gli atti, né alle leggi riguardanti in qualsiasi modo l'ordine pubblico e il buon costume".

[23]V. Frattarolo. “Lo sport nella giurisprudenza”, ed. Cedam, 1979. Secondo il Tribunale di Lucca, sentenza del 05.01.1962 il contratto di cessione di un giocatore da una società all’altra ha la funzione economica e tecnica, ove la volontà del giocatore è rilevante solo agli effetti con la società cessionaria.

[24] Non è dato rinvenire una previsione analoga in altri ordinamenti federali, anche se nella prassi, le società sportive tramite accordi privati pattuiscono clausole similari a quella in esame.

[25] Secondo il Collegio di Garanzia del CONI “A questo risultato - giova ricordarlo - concorrono diversi elementi, sia tecnico-sportivi che organizzativo-manageriali e, quanto ai primi, non soltanto, come è evidente, la prestazione di un singolo giocatore, bensì di un’intera squadra in tutto il complesso delle sue componenti tecniche, sia in campo che fuori campo.

[26] Lett. a) del Modulo 146/A sottoscritto dalle società

[27] Sul punto la IV ° sezione del Collegio di Garanzia del CONI condivide le conclusioni a cui è pervenuta la Corte Federale d’Appello, la quale ha rilevato chela clausola in esame “come si evince dal chiaro e, invero, inequivoco tenore letterale” prevede che “il diritto alla corresponsione del premio di cui trattasi è legato all’avverarsi di una sola e unica condizione: posizione di classifica nel campionato di serie A o tramite la coppa Italia che consenta la partecipazione alla competizione europea denominata Europa League. Non viene, dunque, in rilievo, come erroneamente ritenuto dalla A.C.F. Fiorentina ed affermato dal TFN il dato della effettiva partecipazione alla predetta competizione internazionale”.

[28] Secondo il Collegio di Garanzia dal tenore letterale di quanto pattuito si evince in modo chiaro ed inequivocabile e che la clausola in esame prevede che il diritto alla corresponsione del premio di cui trattasi è legato all’avverarsi del raggiungimento di una posizione di classifica nel campionato di serie A o della conquista della coppa Italia, che consenta la partecipazione alla competizione europea denominata Europa League.

[29] La UEFA Champions League o Coppa dei Campioni d'Europa, nota come Champions League o semplicemente Champions, è il più prestigioso torneo internazionale calcistico in Europa per squadre di club maschili.

La denominazione di Champions League (“Lega dei Campioni”) sostituì nel 1992 quella storica di Coppa dei Campioni d'Europa propriamente detta e istituita nel 1955, cui fino al 1997 parteciparono le squadre vincitrici dei rispettivi campionati nazionali di massima divisione

[30] La UEFA Europa League è una competizione sportiva organizzata dall'Unione delle Federazioni Calcistiche Europee (UEFA), la seconda per prestigio dopo la Champions League. Fino al 2009 si chiamava Coppa UEFA, istituita nel 1971 dalla confederazione calcistica europea. Questo torneo, a sua volta, aveva preso il posto della Coppa delle Fiere, inizialmente disputata su invito e non per diritto acquisito da rappresentative di grandi città europee che ospitavano fiere commerciali. L'UEFA ha definito la Coppa delle Fiere come antenata della successiva Coppa UEFA/Europa League; tuttavia, non essendone stata l'organizzatrice, non è mai stata riconosciuta come manifestazione ufficiale dalla confederazione continentale. Per tale motivo la Coppa delle Fiere non viene inclusa neppure nelle statistiche riguardanti l'Europa League.  È riservata alle formazioni classificatesi, nei rispettivi campionati nazionali, immediatamente dopo quelle aventi diritto a partecipare alla Champions League. Dal 1999, in seguito all'abolizione della Coppa delle Coppe, ha inglobato anche le tradizionali partecipanti a questa competizione, ossia le vincitrici o, fino al 2015, le finaliste delle varie coppe nazionale.

[31]Il Collegio di Garanzia non condivide l’interpretazione che alla citata regolamentazione UEFA che è stata data dalla CFA là dove essa ha ritenuto che la gara disputata dalla A.S. Roma il 17 agosto 2016, ricadente nella fase preliminare di qualificazione alla Champions League, non può “collocarsi all’interno della predetta competizione Uefa Champions League, atteso che solo il superamento di detto turno di qualificazione avrebbe consentito di accedere a detto torneo”.

[32] Secondo il Collegio di Garanzia  la condizione de qua ha natura mista[32], posto che essa dipende, in parte, dalla volontà di una delle parti e, in parte, dalla regolamentazione della Uefa relativa all’accesso ai campionati europei.