Diritto tributario - Processo tributario -  Redazione P&D - 20/06/2019

Il risveglio della Giustizia! - L.P.

In merito ad un preavviso di fermo opposto dal cittadino ed annullato dalla Commissione tributaria provinciale,  il 10 maggio 2019, continuava la difesa del contribuente con la discussione davanti alla Corte di Cassazione, ove, l’Agenzia delle Entrate Riscossione, che pur aveva perso l’appello, aveva deciso di ricorrere. Questa volta, però, il cittadino perseguitato è stato premiato dato che il ricorso è stato ritenuto inammissibile e l’agenzia delle Entrate è stata condannata, oltre al pagamento degli onorari di giudizio anche al versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso. Difatti, l’art. 13, comma quater, del DPR 115/2002, richiamato nel dispositivo, recita che  quando l'impugnazione, anche incidentale, è respinta integralmente o è dichiarata inammissibile o improcedibile, la parte che l'ha proposta è tenuta a versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione” una sorta di punizione per aver agito incautamente in giudizio.

Ed ancora, nella motivazione, la Corte d Cassazione riprende fondamentali concetti in tema di prova (principio di garanzia per il cittadino e per le parti processuali in generale).L’ente Concessionario - a fronte delle contestazioni operate dal contribuente sin dal primo grado circa l’esistenza e l’effettiva  notifica delle cartelle sottese al preavviso di fermo opposto -  si è limitato a produrre semplici avvisi di ricevimento in copia fotostatica, privi di timbro di conformità, e le cui relate di notifica non erano in alcun modo riconducibili né agli atti sottesi al preavviso ( mai prodotti), né tantomeno validamente notificati all’effettivo destinatario. L’agente della riscossione  non ha adempiuto all’onere probatorio sollevato dal contribuente e ciò  ha comportato l’accoglimento del ricorso in primo grado e l’annullamento del preavviso di fermo,  il rigetto dell’appello dell’Agenzia delle Entrate riscossione ed, ora, il rigetto per inammissibilità del ricorso in Cassazione. Difatti, come detto, il ricorso per Cassazione è stato dichiarato inammissibile per violazione del principio di autosufficienza. Ma vi è di più! La Cassazione, superando le contraddizioni degli ultimi anni, è tornata a ribadire un principio fondamentale in tema di ONERE DELLA PROVA affermando il principio secondo cui:<< l’art. 26 del dpr 29 settembre 29 settembre 1973, n. 602 infatti prescrive l’onere per l’esattore di conservare per cinque anni la matrice e la copia della cartella con la relazione di notifica e l’avviso di ricevimento , in ragione della forma di notificazione prescelta (cfr. Cass. 3036 del 21.1.2016, Cass. 16949 del 24.7.2014). Si deve, perciò, ritenere che la citata norma, la quale prevede che l’esattore deve conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella con la relazione dell’avvenuta notificazioneo l’avviso di ricevimento ed ha l’obbligo di farne esibizione su richiesta del contribuente e dell’amministrazione debba essere intesa nel senso che l’esattore deve esibire, in caso di contestazione, la matrice o la copia della cartella, unitamente alla relata, nel caso in cui la notifica sia avvenuta a mezzo ufficiale giudiziario o di messo, Diversamente, nel caso di notifica a mezzo posta, l’esattore è tenuto a produrre la ricevuta di ritorno della raccomandata ( nella quale è indicato il numero della cartella notificata) sottoscritta dal destinatario  - e non da chiunque!- e l’estratto di ruolo che è la riproduzione della parte del ruolo che si riferisce alla pretesa impositiva fatta valere con  la cartella notificata al contribuente>> . In sintesi, dopo qualche anno di silenzi e di contraddizioni sul punto, la Cassazione ha riaffermato il supremo principio dell’onere della prova espresso dall’art. 2697c.c. che recita << chi vuol far valere un diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento>>; ergo, l’Agente della Riscossione è tenuta a provare l’esistenza delle cartelle, la loro valida  notifica, la prova dell’interruzione della prescrizione; anche perché, contrariamente argomentando, come purtroppo si vede spesso fare in primo grado e secondo, ci si trova di fronte ad una probatio diabolica che lede qualsivoglia diritto di difesa del contribuente.