Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Redazione P&D - 04/01/2019

Il rosario - E.C.

Circa due anni fa ho avuto modo di passare davanti ad un negozio di oggettistica e libri sacri, che è situato in una zona centrale della mia città, precisamente in via Macchiavelli. Stavo impegnandomi a valutare in collaborazione con l’associazionismo della mia comunità slovena l’inoltro di una domanda al comune di Trieste per poter predisporre e sistemare una targa commemorativa dedicata all’illustre medica pediatra slovena di Trieste, Sonja Mašera – fu anche la mia pediatra -  sull’ edificio, situato appunto in via Machiavelli, dove la pediatra aveva lo studio medico. Passai dinanzi al negozio di libri e oggetti sacri, vi entrai, chiesi se potevo dare un'occhiata al negozio, scambiai due piacevoli parole con il titolare e decisi di acquistare un piccolo delicato rosario di colore azzurro, azzurro come il cielo primaverile. Mi proposi di riprendere la preghiera del rosario, di tanto in tanto, senza nessuna pretesa di dedicarmici tantissimo, bensì soltanto di tanto in tanto. Mi ricomparvero i ricordi delle mie esperienze di bambina, quando con mia nonna Pavlina, ci recavamo alla chiesa di Sottolongera e dicevamo le preghiere con il »rožni venec« - il rosario, in sloveno, con mia nonna Eleonora andavamo alla chiesa di Santa Maria Maggiore e anche con nonna Nora, lì pregavamo il rosario, in italiano. Erano esperienze molto importanti che ho vissuto da bambina. Con le nonne era per me bambina il piacere semplicemente di stare con loro, che mi volevano molto bene. Pregavamo il rosario, ma se avessimo ad esempio giocato a carte sarebbe stata, credo, quella l'esperienza per me importante, lo svolgere una qualsiasi attività accanto alle nonne, materna e paterna. 

Ho ripreso l'attività della preghiera del rosario a 53 anni, dopo tante esperienze di vita che hanno massacrato la mia persona e con la mia persona anche la mia vita.

Le preghiere del rosario mi rilassano a tal punto che mi scompaiono tutti i pensieri ingombranti e disturbanti. Sto sola nella mia stanza, prendo nelle mani il mio rosario e tocco con le due dita, cioè precisamente con l'indice e il pollice il primo piccolissimo granellino del rosario. Dico a voce la prima preghiera. Questa azione mi rilassa la mente, sento scomparire in me lo stress accumulato durante la giornata, l'esperienza della preghiera diventa un piacere. E in quanto tale si ripete. Dico tutte le preghiere per quasi metà del rosario. Sono felice. Non ho nessun pensiero che mi assilla. Sento in me una piacevole pace interiore, sento la pace anche attorno a me, all'esterno, e questo mi rafforza e mi fa sentire molto bene. Decido di smettere di pregare il rosario perché per il momento, per questa volta, basta così. Chissà, forse la prossima volta ne dirò di più di preghiere, ma lo deciderò di volta in volta senza pressioni inutili, liberamente, spontaneamente. Pregare il rosario mi fa bene e sarà mio piacere riprendere l'attività, quando ne sentirò il bisogno.