Interessi protetti - Obbligazioni, contratti -  Riccardo Riccò - 13/08/2020

Il valore (futuro) della massima fraus omnia corrumpit (contratto e danno - azione "pauliana" ed azione di nullità)

A prestito prendo le parole del CARRARO (Il valore attuale della massima fraus omnia corrumpit, in Riv. trim. dir. proc. civ., 1949, 782, e in Scritti giuridici in onore di Francesco Carnelutti, 111, Padova, sempre CEDAM, 1950, 429 ss.), il quale concludeva in senso diciamo riduttivo, come noto, in teoria generale.

Nello stesso senso, a dir il vero, concludeva già il BUTERA, con specifico riferimento alla revocatoria (Della azione pauliana, ecc., UTET, 1930): << (...) l’azione pauliana non è un’azione reale né una vera e propria azione di nullità … l’annullamento conseguito con la pauliana è relativo. Né giova in contrario dire che fraus omnia corrumpit … >> (555 s.).

Si noti che allora, per il codice civile (previgente, all'art. 1235), era previsto solo e semplicemente il diritto dei creditori di << impugnare in proprio nome gli atti che il debitore abbia (avesse) fatti in frode delle loro ragioni >>.

Come del resto prevedeva il codice francese, ove (art. 1167, come allora vigente) adoperati termini ancor più generici, a-tecnici (<< attaquer >>).

Era comunque già emersa, assodata, la distinzione tra le due macro-categorie, della validità/invalidità, da un lato, e della efficacia/inefficacia, dall'altro.

WINDSCHEID, Lehrbuch des Pandektenrechts, 1, Francoforte, 1887.

Il legislatore del '42, specificato che << il creditore ... può domandare che siano dichiarati inefficaci nei suoi confronti gli atti ... con i quali il debitore rechi pregiudizio alle sue ragioni ... >>, ha così chiarito che, in principio, accolta la revocatoria, la validità dell'atto (pur revocato) non viene meno.

Cfr. se vuoi la Relazione al Re, al n° 1182.

Sul punto, una volta tanto, sono stati i francesi a seguire noi (non il contrario): v. il nuovo art. 1341-2 del cod. civ. (fr.), introdotto dalla l. 131-2016 (fr.); ma già, ad onor del vero, ACHER, Essai sur la nature de l’action paulienne, Rev. trim. droit civ., 1906, 85 ss., 105, 106;  AUBRY - RAU, Cours de droit civil français d'après la méthode de Zachariae, 1v, Parigi, 1871 (4.a ed.), 131 s.; CAPMAS, De la revocation des actes, ecc., Parigi, 1846, pp. 72 ss.; LAROMBIÈRE - LAROMBIÈRE, Théorie & pratique des obligations, ecc., 1, Parigi, 1857, 753 s.; MARCADÈ, Corso elementare di diritto civile francese (versione italiana a cura di Luigi Logatto, eseguita sulla 4.a edizione di Parigi), 111, Napoli, 1857, 299; MOURLON, Ripetizioni scritte sopra i tre esami del codice napoleone, ecc. (versione italiana a cura di G. Puglisi e P. Verber), 11, Palermo, 1861, 595 ss., 602.

La giurisprudenza non ha preso subito la palla al balzo, per dire che l'atto in frode al terzo, creditore, resta senz'altro valido, in principio, pur accolta la revocatoria: faceva fatica, a fronte della legittimazione reipersecutoria del creditore vittorioso (art. 2902), a fingere che il patrimonio del debitore non risultasse effettivamente reintegrato (...); faticava, ovvero, ad ammettere la validità persistente dell'atto revocato.

Cfr. p. e. App. Milano, 9 ago. 1955, Foro it., 1, 1956, 1370 ss. (con nota di TABET).

Valido l'atto, in effetti, come spiegare, alla luce dell'art. 2740 (1948 cod. prev.), che un bene passato possa essere "aggredito", presso il terzo direttamente? Il rimedio r.io nasce e resta, ancor oggi, rimedio di registro/natura schiettamente equitativa. Rimedio che dunque, per ciò, sfugge, rifugge le categorie.  

Cfr. ad es. MINOLI, Il fondamento dell’azione revocatoria, Riv. dir. proc., 1953, 1, 110.
Poi, pure, TERRANOVA, Par condicio e danno nelle revocatorie fallimentari, Dir. fall., 2010, 1, 10 ss..
Già DE PALO, La revocatoria per frode nei recenti studi civilistici, Il Filangieri, 1899, 81 ss., 177 ss.; 254 ss. (84).
Ma anche, però, BREZZO, Sulla condizione dei terzi mediati di fronte agli istituti dell’azione revocatoria e della trascrizione, Giur. it., 1895, iv, 1 ss.; ID., La revoca degli atti fraudolenti compiuti a danno dei creditori, ecc., Torino, 1892, passim; CARNELUTTI, Diritto e processo nella teoria delle obbligazioni, Studi di diritto processuale in onore di Giuseppe Chiovenda, Padova, 1927, 221 ss., 301; S. SATTA, L'esecuzione forzata, Milano, 1937, 38 ss.; e pure CICU, Appunti in tema di revocatoria, Milano, 1934, 126.

L'approdo della moderna giurisprudenza, tuttavia, vagamente dogmatico (cfr. p. e. Cass. n° 3905/1981; Cass., ss. uu., n° 10603/1993; Cass. n° 7485/2008), di comodo, evidentemente, è questo: solo la frode alla legge - alla legge "imperativa" - impone reazione radicale (nullità dell'atto in frode); la frode perpetrata ai danni del creditore invece no; è prevista specifica sanzione (inefficacia relativa); questa segna i confini del locus standi (del creditore frodato); non è dunque vietato - assolutamente vietato - agire in danno del creditore (???).

Si storca pure il naso ma non si trasecoli!  

Prima o poi verrà al pettine l'immoralità del contratto rivolto al danno del terzo.

SACCO, Il contratto, 11, 75.    

V. anche CASTIGLIONE HUMANI, Natura giuridica del negozio in frode ai creditori e limiti dell'azione revocatoria, Ann. dir. com. studi leg., 1947, 117 ss.; TATEO, Trascrizione e buona fede contrattuale, Riv. trim. dir. proc. civ., 1949, 481 ss..

Quando l'atto, obiettivamente pregiudizievole, non possa spiegarsi se non in base a logiche frodatorie, condivise dal terzo avente causa - res ipsa loquitur -, la nullità deve essere dichiarata, quando almeno (causa prescrizione) risulti impedito l'esercizio (anzi l'accoglimento, possibilmente) dell'azione revocatoria.

L’art.  1345 non può non applicarsi alle ipotesi in cui le parti entrano nel contratto per motivo eticamente rilevante - ingiusto pregiudizio alle ragioni di un terzo - da intendersi non certo in termini di “realtà“ strettamente psicologica (interna corporis). In termini invece di presupposto antefatto determinante il negozio. Per quanto obiettivamente emergente.
Diversamente l’art. 1345 non avrebbe nessuna pratica applicazione e perciò nessuna utilità. Verrebbe vergognosamente tradita l’opzione legislativa volta a moralizzare il contratto.
SACCO, idem, 1, 844.



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