Persona, diritti personalità - Generalità, varie -  Franco Longo - 14/06/2018

Illeciti tramite social network da parte dei genitori nei confronti dei figli e considerazioni anche in ottica futura.

 Il diritto alla privacy (una chimera).

Provvedimenti innovativi quelli del tribunale di Mantova del 19 settembre 2017 e del tribunale di Roma del 23 dicembre 2017, conformi a questi tempi.
Negli ultimi 15 anni il mondo è cambiato in modo più rapido che nell’ultimo secolo.
Il diritto alla privacy e alla riservatezza, quale diritto preminente della personalità, da decenni è oggetto di studi, volti anche a intravederne le più opportune e idonee forme di tutela e protezione (Tra gli altri studiosi, sul tema, si indica l’importante opera di De Cupis del 1982).
Occorre registrare un vero paradosso: più, sia in ambito dei singoli ordinamenti nazionali che a livello di convenzioni internazionali, tale diritto è stato oggetto di disciplina e di forme di tutela mirate, più esso ha conosciuto forme di violazioni impensabili. Ciò anche in virtù della propagazione di internet, social network, ecc.  Un bombardamento quotidiano di massicce informazioni (spesso fasulle) e immagini e video a cui tutta l’umanità, in maniera globalizzata, può partecipare, dire la propria, replicare. Strumenti, anche per diffondere odio, ingiurie e anche per rovinare gratuitamente vite di persone con pubblicazioni false su di esse, o anche vere che pur tuttavia diventano “virali” e conosciute da chiunque. Una persona semplicemente indagata è già subito condannata e marchiata dai social e dai mass media.
Detto questo, coerentemente, non possono essere sottaciute le utilità: possibilità di rapide e immediate comunicazioni con altre persone, amici, parenti, colleghi, possibilità di acquisire informazioni di ogni genere su qualunque materia, settore e ambito, acquisti on line (a spese dei negozi tradizionali, però), pubblicazioni intelligenti su svariati temi.
Sul tema, dunque, le sentenze hanno affrontato i temi di genitori evidentemente problematici “di loro” (si rinvia al mio scritto “Quando i figli minori sono più maturi dei genitori”).
Nell’attuale era digitale, gli adulti appaiono più disorientati e spaesati dei giovani (in realtà nessuno sa in quale direzione si stia andando, considerando anche l’aumento ampiamente esponenziale di disturbi psicologici per la gioia delle compagnie farmaceutiche che producono migliaia di prodotti antidepressivi, ansiolitici e stabilizzatori dell’umore.
Ma sovente, affermano gli esperti del settore, si tratta  di malattie non collegate a eventi e traumi soggettivi episodici, ma di malesseri collegati causalmente all’epoca attuale in cui l’uomo si sente impotente (malattie e morte ineliminabili), nonostante i prodigiosi risultati medico scientifici, tecnologici, digitali e chissà cos’altro in futuro.

La effettiva tutela dei minori dall’invasività dei social. Genitori da educare.

Occorre, quindi, educare i genitori e gli adulti in genere, oltre che i minori piccoli e grandi.
Le due sentenze menzionate evidenziano condotte illecite invasive verso i figli minori.
Questi, in virtù di normative internazionali (ad esempio, artt. 1 e 6 della Convenzione di New York del 1989 sui diritti dei fanciulli) vantano diritti universali riguardo la propria sfera privata e riservatezza.
Assolutamente apprezzabili, quindi, i provvedimenti dei giudici di Mantova e di Roma.
Quest’ultimo ha anche nel provvedimento previamente previsto sanzioni in caso di violazione da parte dei genitori, in particolare la madre, dell’obbligazione di fare, ovvero se disattende all’ordine di rimuovere foto e informazioni del figlio o nel caso in cui “ricada” nella deprecabile condotta in questione.
Riguardo i piccoli minori, dagli uno ai 12, 13 anni, va osservato che vi è un problema non da poco, ovvero quello relativo alla impossibilità di valutare le vicende in esame, di prestare o meno consenso e di difendersi con più difficoltà.
Il giudice mantovano che si è occupato della separazione di due genitori con figli di tenerissima età, ha provveduto a seguito di istanza del padre contrario alla condotta della madre. Ha ordinato alla madre la rimozione di ogni post in questione, inibendola a ripetere tale condotta.
Ma se non si è all’interno di alcuna procedura?  Non sussiste la capacità di agire, mentre i grandi minori hanno comunque una più consapevolezza e capacità di riflessione e di autotutelarsi.
Si crede, quindi, che occorrano segnalazioni da parte di chiunque, con conseguente successiva nomina di un curatore speciale:
Qui, la protezione del piccolo minore in particolare è sicura. Non vi sono dubbi che si tratta di condotte lesive della personalità.

Nuove forme di genitorialità  (same sex) e diritti del minore (?)

Viceversa, con riguardo ad altro aspetto, ovvero alla genitorialità da parte di persone dello stesso sesso, non avremo dati per almeno 10 – 15 anni riguardo tali figli.
Figli non biologici per almeno un componente della coppia. In Gran Bretagna è addirittura previsto che se due donne sono sposate (dal 2014 è previsto il matrimonio tra persone dello stesso sesso) e una partorisce con tecniche di fecondazione artificiali, la partner coniuge, pur priva di ogni rapporto biologico col partorito, diventa automaticamente anche essa genitore.
E, quindi, in caso di separazione, può vantare diritti di frequentazione, visita, ecc. sul figlio, ma anche oneri, ad esempio al contributo al mantenimento del figlio.
Tutto questo soddisfa l’interesse del minore?
Secondo recenti sentenze della Corte di cassazione, si.  Chiamata, dopo il rigetto dei precedenti giudici e dell’ufficiale di stato civile, a pronunciarsi sulla trascrivibilità in Italia dell’atto di nascita con l’indicazione di tali genitori (italiane dello stesso sesso sposatesi all’estero), facendo riferimento all’interesse del minore a stringere rapporti significativi e a proseguirli anche nel caso di separazione dei genitori same sex e facendo riferimento all’ordine pubblico, da intendersi quale ordine pubblico internazionale (che comprende le convenzioni internazionali sui diritti fondamentali dell’uomo e dei minori, in particolare) hanno accolto il ricorso e disposto la trascrizione in questione. (Cass 15 giugno 2017, n. 14878, Cass. 22 giugno 2016, n. 12962).
Si vedrà nel futuro se tali vicende e provvedimenti riguardanti i “piccoli” minori. i quali non possono esprimersi su questioni così fondamentali, si rivelino positivi per lo stato della personalità e della salute psichica o pregiudizievoli.
Tornando sull’uso dei social network in modo pregiudizievole per i figli (ma, più in generale da parte di chiunque e verso chiunque), si ritiene debbano proseguire ed essere incrementate sanzioni preventive immediate aventi natura deterrente o punitiva.
Il riferimento normativo, fondamentale, da qualche anno c’è e risiede nell’art. 614 bis cpc.  E vale non solo con riferimento alle condotte in esame in tema di diritto di famiglia e dei minori, ma in relazione a qualunque settore.
Il legislatore, a volte, interviene in modo più che appropriato e si potrebbero prevedere altre misure applicabili, come il divieto di utilizzare il web per un determinato periodo di tempo, anche prorogabile.