Interessi protetti - Successioni, donazioni -  Paolo Basso - 18/03/2020

In seguito all’azione di riduzione i frutti vanno sempre restituiti dalla domanda giudiziale – Cass. civ. sez. VI Ord. (ud. 12-11-2019) 21-02-2020, n. 4709

La sentenza in rassegna affronta alcuni argomenti processuali, che non è qui luogo a commentare in quanto presuppongono la conoscenza dell’iter processuale che, per la sua complessità, non è possibile esporre.
Giova segnalare, invece, come la sentenza abbia affermato di intendere <<assicurare continuità>> all’interpretazione dell’art. 561 ultimo comma c.c. facendo decorrere dalla proposizione della domanda giudiziale l’obbligo di restituire i frutti al soggetto che ha vittoriosamente esperito l’azione di riduzione e di conseguente restituzione di una parte dei beni ereditari.
L’interpretazione della Suprema Corte si fonda sul dato letterale della norma, come espressamente scritto in sentenza.
Tuttavia è da osservare che la Corte ha individuato quale unico precedente difforme da tale sua letterale interpretazione la sentenza di Cass. n. 24755/2015.
In realtà la Corte non si è avveduta che già con la sentenza n. 2006 del 28/7/1967 (in Foro It., 1967, I, 2030) era stata seguita una diversa interpretazione e non risulta che quest’ultima sia mai stata smentita da successive pronunce di segno contrario: tant’è che la stessa sentenza in rassegna non cita alcun precedente arresto giurisprudenziale di legittimità, nonostante faccia generico riferimento a quello che sarebbe un orientamento  <<assolutamente prevalente>>.
Invero, secondo l’interpretazione disattesa nella sentenza in rassegna ma accolta dal precedente orientamento della stessa Suprema Corte, l’applicazione del capoverso dell’art. 561 c.c. è limitata all’ipotesi in cui l’azione restitutoria sia diretta contro un legatario o donatario (ossia un successore a titolo particolare) e non si applica, invece, quando l’azione è diretta contro l’erede (o coerede), il quale risponde dei frutti dal giorno dell’apertura della successione, succedendo egli a titolo universale. E’ ben vero, come precisa la sentenza, che la sentenza riduttiva delle disposizioni testamentarie ha efficacia costitutiva ma la successione in universum jus dell’erede crea continuità di responsabilità, cosicché egli risponde non solo dei frutti percepiti dalla domanda giudiziale ma anche dei precedenti in quanto, diversamente, si creerebbe uno iato non giustificabile.
Quindi resta ignoto il <<conforme orientamento>> a cui la sentenza avrebbe dato <<continuità>> , essendo in presenza, invece, salvo errori, di un revirement.