Diritto, procedura, esecuzione penale - Generalità, varie -  Redazione P&D - 25/08/2019

In tema di consulenza tecnica - Giuseppe Sciaudone

Si riporta di seguito un’interessante corrispondenza con Paolo Cendon

 Carissimo Paolo,

ti invio in allegato due consulenze per conto della Procura di Napoli, effettuate in epoche diverse.
(…)
La prima è incompleta: non ti avevo ancora conosciuto; era il 1988, ero giovane e allora l’istinto mi aiutò a fare certamente la cosa giusta. Una nobile donna napoletana discendente dei omissis aveva donato ai figli del portiere dello stabile, dove abitava, due piccolissimi appartamentini, diciamo due cosiddetti bassi, in napoletano “o vascio”.

Mio fratello omissis, era conservatore degli Archivi Notarili; brillante studioso del diritto, prima di morire di cancro mi aiutò nell’accertare che la signora era proprietaria di un immenso patrimonio immobiliare.

Le figlie inviperite per la donazione fecero denuncia per un problema di circonvenzione e allora a me la C.T. del P.M; quello fu uno dei miei primi incarichi.

Mi occupai del caso con grande scrupolo, e alla fine decisi per una condizione di non circonvenibilità. Il P M però non prese in considerazione la mia consulenza e propose un rinvio a giudizio per i due giovani, i quali dopo più di 9 anni furono assolti per non aver commesso il fatto. Ovviamente non ci fu nessuna scellerata richiesta di andare in appello; anzi fu lo stesso P.M. che aveva ereditato il caso - dopo la mia deposizione - a fare richiesta di assoluzione per non aver commesso il fatto.

Per tutto il tempo i giovani, imputati di un reato considerato molto grave, ovviamente non poterono fare concorsi e all’epoca il lavoro nel pubblico impiego non mancava, altri commenti inutile farli…

L’altra consulenza, eravamo nel 2010, ed ero già un cavaliere Cendoniano, mi fu affidata da una C.T., da una grandiosa dottoressa che mi concesse il tempo giusto per cambiare più volte idea… La signora s. accusata di aver ripulito i conti della madre del suo ex fidanzato, figlio unico suicidatosi perché disperato talassemico infettato di H I V dal sangue maledetto trasfuso nel corso della sua malattia.

La s. era in casa quel giorno della tragedia; il giovane volò giù lasciando per sempre la madre e la fidanzata la quale  però non ebbe il coraggio di abbandonare la sventurata madre occupandosi di lei compreso alcuni viaggi in omissis. Andai anche al domicilio dove abitava la perizianda e il portiere dello stabile mi fece vedere dove il giovane si defenestrò. Il portiere mi raccontò nel cortile tante cose, anche rispetto alle dinamiche riguardanti i parenti che avevano denunciato…

Dopo alcuni anni fui chiamato a deporre in tribunale ed essendo già un cavaliere di Cendon offrii ai giudici il racconto della mia relazione e la S. fu assolta…