Responsabilità civile - Risarcimento, reintegrazione -  Daniela Ricciuti - 03/09/2017

Inammissibile il risarcimento consequenziale alla richiesta di informazioni alla banca del(l'ex) coniuge - Cass. civ. 20649/2017

Richiedere alla banca del coniuge informazioni e/o documenti, poi utilizzati in sede di separazione personale, non integra violazione di legge né costituisce comportamento fraudolento. E', pertanto, inammissibile la richiesta risarcitoria consequenziale.

E' quanto risulta dalla recentissima ordinanza della Suprema Corte, che ha rigettato il ricorso avanzato contro la dichiarazione di inammissibilità dell'appello (ritenuto dalla Corte d’appello di Bologna privo di una ragionevole probabilità di accoglimento, ai sensi degli artt. 348 bis e ter c.p.c.) promosso avverso la decisione del Tribunale di Modena, che a sua volta aveva rigettato l'istanza di risarcimento, proposta da un coniuge nei confronti dell'altro (non anche dell'istituto di credito), per avere richiesto e ottenuto dalla banca notizie relative all'altrui estratto conto, notizie poi utilizzate nella causa di separazione personale.

La domanda di risarcimento è stata ritenuta infondata in base alla considerazione che la mera richiesta alla banca di informazioni o documenti da utilizzare nella causa di separazione, integra una condotta in sé nè fraudolenta nè violativa di alcuna norma di legge; d'altro canto l'attore si era limitato a riferirsi a imprecisate norme del decreto 196/2003 in materia di riservatezza, senza peraltro fornire - come avrebbe dovuto - la prova di aver subìto un danno ingiusto (non iure e contra ius) e, in quanto tale, fonte di responsabilità aquiliana.