Pubblica amministrazione - Pubblico impiego -  Redazione P&D - 11/08/2019

Incentivi per funzioni tecniche secondo l’art. 113 d lgs 18 aprile 2016 n. 50. Accantonamento delle quote di fondo ed imputazione finanziaria. – G.G.

 Necessità del regolamento attuativo.

In questo caso emerge l’espressione consultiva della sezione controllo della Corte dei conti Umbria nella sua delibera n.  56/2019/PAR del 27 marzo 2019.
L’interpello è relativo ad un comune che a fronte dell’evoluzione regolatoria specifica al suo interno ha chiesto di sapere quanto letteralmente si estrae dall’atto amministrativo di seguito allegato:
“1. quale sia il momento giuridicamente rilevante ai fini dell'imputazione al fondo del salario accessorio del personale dipendente, delle quote di incentivazione previste nei quadri economici di spesa dei singoli programmi di acquisizione di lavori, beni o servizi. In particolare, anche in relazione al diverso regime contabile applicabile alle spese in conto capitale e a quelle di parte corrente, in quale esatto momento deve individuarsi il perfezionamento dell’obbligazione dell’ente nei confronti del personale incentivato (esempio approvazione del progetto/programma di acquisizione, determinazione a contrarre, determinazione di aggiudicazione);
2. alla luce del punto precedente, se gli incentivi per funzioni tecniche di competenza dell'anno 2017 - siano essi di parte capitale o di parte corrente - debitamente accantonati nelle more di adozione del regolamento, soggiacciano o meno al vincolo posto al complessivo trattamento accessorio previsto dall'art. 23, comma 2 del D. Lgs. 75/2017 (si richiamano al riguardo i pareri della Corte dei Conti sezione delle Autonomie n. 7 e n. 24 2017, della Corte dei Conti sezione regionale di controllo per la Lombardia n. 258/2018 e l'opposto parere della Corte dei Conti sezione regionale di controllo per il Veneto n. 429/2018)”.”
L’organo nel formulare il parere sullo specifico caso ha ritenuto sostenere, oltretutto su basi oggettive, letteralmente si riporta: “che le spese in questione sono state oggetto di accantonamento nel corso del 2017. Esse afferiscono sicuramente al Fondo destinato al pagamento del salario accessorio del personale dipendente e, conseguentemente, debbono essere considerate, a tutti gli effetti, alla stregua di spese per il personale.”
Secondo un disegno di matrice contrattualistica e di formazione progressiva dei negozi giuridici, il parere sostiene che, sempre letteralmente riprodotto dall’atto “La relativa obbligazione si perfeziona nel momento in cui, con atto dell’amministrazione, vengono individuati i soggetti incaricati di svolgere le attività che, in base all’art. 113 del Codice dei contratti pubblici, danno luogo alle incentivazioni ivi previste, in relazione ai singoli appalti di lavori, servizi e forniture. “
Dal punto di vista infatti delle condizioni (conditio iuris in tal caso) è solo con il regolamento che “vengono ad esistenza tutti gli elementi che debbono sussistere per la formazione dell’impegno di spesa tra cui la somma da pagare e il soggetto creditore.” E’ pertanto giuridicamente necessario che ogni atto di impegno di spesa possa essere costituito e così registrato tra le scritture contabili solo una volta che è entrato in vigore l’atto avente efficacia di regolamento con cui va a disciplinarsi la materia di cui all’oggetto.
Precisa inoltre la Corte dei conti umbra che (letteralmente riproducendosene dall’atto consultivo), “A questo riguardo, considerato che le spese in questione afferiscono ad appalti, la temporizzazione dei relativi impegni non può che seguire lo sviluppo dei lavori, servizi e forniture nel cui ambito l’attività incentivata viene svolta. La scadenza di ogni obbligazione, pertanto, andrà individuata nel momento in cui, secondo lo sviluppo temporale dell’appalto, si prevede che la singola attività incentivata sarà portata a compimento, con conseguente diritto del creditore di esigere il pagamento dell’incentivo a fronte dell’eseguita prestazione.
Tale momento non deve ovviamente essere confuso con quello della liquidazione, la quale comporta che l’amministrazione accerti il corretto svolgimento dell’attività incentivata, operando, quando ne ricorrano i casi, le eventuali riduzioni o esclusioni del compenso, secondo le previsioni del regolamento approvato dall’ente”.”
Ricordo poi la Corte dei conti umbra, del resto in conformità all’art. 11 delle preleggi, che “Poiché i regolamenti non possono disporre che per il futuro, in presenza di accantonamenti già effettuati, come nel caso del Comune di Città di Castello, l’impegno di spesa, nel concorso delle condizioni sopra evidenziate, dovrà essere assunto, a partire dalla data di entrata in vigore del regolamento, anche per attività svolte in precedenza, con l’unico limite di quelle relative ad appalti che si siano già conclusi prima dell’adozione del regolamento stesso (in senso conforme, v. parere Sezione regionale di controllo Lazio, n. 57/2018/PAR del 6 luglio 2018).”
Va ricordato che L’adozione del regolamento costituisce un “passaggio fondamentale per la regolazione interna della materia” (Corte dei conti Veneto, Sez. Autonomie, del. 18/2016), essendo l’atto che rende determinabile il quantum dell’incentivo spettante ai singoli dipendenti, con ciò sancendo il sorgere della pretesa patrimoniale alla corresponsione del trattamento accessorio.
In tema infatti di diritti soggettivi la stessa Corte di Cassazione ha chiarito che non è possibile riconoscere il diritto all’incentivo in assenza del e che, in ogni caso, “l’incentivo può essere attribuito se previsto dalla contrattazione collettiva decentrata e se sia stato adottato l’atto regolamentare della Amministrazione aggiudicatrice volto alla precisazione dei criteri di dettaglio per la ripartizione delle risorse finanziarie confluite nel Fondo” (Cass. civ. sez. lav., sentenza 5 giugno 2017, n. 13937/2017). La stessa cassazione  riafferma che lo svolgimento delle attività tecniche, ed amministrative non costituisce, in sé, un fatto compiuto generatore della pretesa patrimoniale alla erogazione dell’incentivo per funzioni tecniche, essendo a tal fine necessario il regolamento e la fissazione dei criteri di riparto del fondo, la cui assenza non può essere ovviata attraverso l’esercizio della potestà di cui all’art. 2099 c.c. o, comunque, determinante l’acquisizione definitiva di una utilità da parte dei soggetti interessati.
Ricorda inoltre con il detto parere e per la parte di imputazione finanziaria che “l’art. 1 della L. 27 dicembre 2017, n. 205 il comma 5-bis dell’articolo 113 del D. Lgs. 113/2016, il quale ha previsto che “gli incentivi di cui al presente articolo fanno capo al medesimo capitolo di spesa previsto per i singoli lavori, servizi e forniture”, la Sezione delle Autonomie ha rivisto il proprio orientamento, affermando che “il legislatore, con norma innovativa contenuta nella legge di bilancio per il 2018, ha stabilito che i predetti incentivi gravano su risorse autonome e predeterminate del bilancio (indicate proprio dal comma 5-bis dell’art. 113 del d.lgs. n. 50 del 2016) diverse dalle risorse ordinariamente rivolte all’erogazione di compensi accessori al personale. Gli incentivi per le funzioni tecniche, quindi, devono ritenersi non soggetti al vincolo posto al complessivo trattamento economico accessorio dei dipendenti degli enti pubblici dall’art. 23, comma 2, del d.lgs. n. 75 del 2017.”