Pubblica amministrazione - Appalti -  Redazione P&D - 15/04/2019

Incentivi per le funzioni tecniche in base all’art. 113 d lgvo 50/2016. Parere Corte dei conti Lombardia 305/2017 - G.G.

Il parere in questione trae il principio da un precedente parere contabile di cui si riportano alcuni passaggi.
Sulla base di una interpretazione del dato normativo ha evidenziato la non sovrapponibilità del compenso incentivante previsto dall’art. 113, comma 2, del nuovo codice degli appalti all’incentivo per la progettazione di cui all’art. 93, comma 7-ter, del previgente codice, la Sezione delle autonomie ha affermato che i predetti incentivi sono da includere nel tetto di spesa per il salario accessorio dei dipendenti pubblici – già previsto dall’art. 9, comma 2-bis, del decreto-legge n. 78/2010 e reiterato dall’art. 1, comma 236, della legge n. 208/2015 – posto che gli stessi si configurano, in maniera inequivocabile, come spese di funzionamento e, dunque, come spese correnti e, quindi, di personale.
L’art. 113, comma 3, del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 (c.d. nuovo codice dei contratti pubblici)  prevede nella prima parte che “l'ottanta per cento delle risorse finanziarie del fondo costituito ai sensi del comma 2 è ripartito, per ciascuna opera o lavoro, servizio, fornitura con le modalità e i criteri previsti in sede di contrattazione decentrata integrativa del personale, sulla base di apposito regolamento adottato dalle amministrazioni secondo i rispettivi ordinamenti, tra il responsabile unico del procedimento e i soggetti che svolgono le funzioni tecniche indicate al comma 2 nonché tra i loro collaboratori”.

Lo specifico caso teneva conto del fatto se un certo  regolamento possa disporre in merito alla ripartizione degli incentivi relativi ad attività espletate nel periodo compreso fra la data di entrata in vigore del nuovo codice dei contratti pubblici e la data di approvazione del regolamento medesimo.

La Corte dei conti lombarda dopo avere premesso che la disciplina sugli incentivi tecnici prevista dal citato art. 113, comma 2, del nuovo codice dei contratti pubblici si applica alle procedure bandite successivamente all’entrata in vigore dello stesso, come fatto palese dall’art. 216, comma 1, si deve tuttavia affermare che l’adozione del regolamento di cui al successivo comma 3 rimane “una condizione essenziale ai fini del legittimo riparto tra gli aventi diritto delle risorse accantonate sul fondo. Ciò, evidentemente, perché esso è destinato ad individuare le modalità ed i criteri della ripartizione, oltre alla percentuale, che comunque non può superare il tetto massimo fissato dalla legge”.

D’altra parte non si può non ricordare il principio generale del nostro ordinamento contenuto anche nell’art. 11 delle preleggi (equiparata alla legge ordinaria), per cui la legge non dispone che per l'avvenire: essa non ha effetto retroattivo che almeno in ambito penalistico è inderogabile.
D’altra parte il diritto italiano italiano ammette la possibilità di retroattività delle leggi amministrative in base al principio lex posterior derogat priori. Tuttavia non è il caso della norma posta dal predetto art. 113 ispirata alla non retroattività come principio generale.
Ne deriva che non può aversi ripartizione del fondo tra gli aventi diritto se non dopo l’adozione del prescritto regolamento. Il che tuttavia non impedisce che quest’ultimo possa disporre anche la ripartizione degli incentivi per funzioni tecniche espletate dopo l’entrata in vigore del nuovo codice dei contratti pubblici e prima dell’adozione del regolamento stesso, utilizzando le somme già accantonate allo scopo nel quadro economico riguardante la singola opera.