Giustizia civile - Processo di cognizione -  Manuele Pizzi - 12/08/2019

Incompetenza per territorio: la fattispecie di nullità del decreto ingiuntivo opposto

Nell'ipotesi di decreto ingiuntivo emesso da un giudice territorialmente incompetente, allorquando, in sede di giudizio  ex  art. 645 cpc viene sollevata, ed accolta, la relativa eccezione ad istanza di parte, la causa che trasmette dinanzi al giudice competente (mediante riassunzione  ex  art. 125 disp. Att. Cpc) va qualificata come causa ordinaria di cognizione, e non può essere incluso quale opposizione a decreto ingiuntivo.

Sul punto, l'istituto della c.d.  translatio iudicii orizzontale involge  il fenomeno della trasmigrazione del processo, dal giudice incompetente a quello competente; a seguito della dichiarazione d'incompetenza da parte del primo giudice adito, accetta la riassunzione del processo dinanzi al giudice competente. All'intempestivo deposito della comparsa di riassunzione consegue l'attenzione dell'estinzione del processo.

Il concetto processuale di competenza,  secondo la dottrina, è definibile quale: " frazione di giurisdizione che in concreto spetta e un determinato giudice rispetto ad una specifica causa" ( cfr.  Mandrioli C., Carratta A.,  Diritto processuale civile,  vol. I , Torino 2016, pag. 276-277). Il parametro codicistico della competenza per territorio stabilisce un criterio di collegamento tra una specifica controversia concreta ed una specifica zona del territorio nazionale (diviso in circoscrizioni) nazionale.

In materia di opposizione a decreto ingiuntivo, la competenza a conoscere della controversia è da ricondurre all'ufficio giudiziario, al quale appartiene il giudice che ha emesso il provvedimento monitorio. Il disposto dell'art. 645 c.p.c., letto in combinato disposto con l'art. 28 del Codice di rito, richiama il criterio della competenza territoriale inderogabile, definita in dottrina quale: competenza funzionale.

Laddove il decreto ingiuntivo venga richiesto ed ottenuto da un giudice territorialmente incompetente, e la relativa questione sollevata venga valutata come rilevante, il giudice dell'opposizione emette un provvedimento, a mezzo del quale si dichiara incompetente a decidere, da intendersi come: declinatoria accertativa dell'errato radicamento territoriale del procedimento monitorio; quindi, le parti sono rimesse davanti al giudice competente.

La pronuncia di incompetenza, da parte del giudice dell'opposizione, ex art. 645 c.p.c., contiene la implicita declaratoria d'invalidità del decreto ingiuntivo; la riassunzione ex art. 50 c.p.c. dinanzi al Tribunale competente non ha ad oggetto  l'opposizione ad un decreto ingiuntivo che non esiste più, ma rappresenta il prosieguo di una controversia che segue le forme processuali della causa ordinaria di cognizione.

Riguardo all'attività di esatta sussunzione della fattispecie, attinente alla trasmigrazione del processo civile, in relazione all'ipotesi di incompetenza territoriale, può essere presa in esame la sentenza civile n. 94/2019 della Corte d'Appello di L'Aquila.

Nel riportare, brevemente, il fatto processuale, in ordine al quale la suindicata Corte veniva chiamata a pronunciarsi, si può così riassumere: un istituto di credito ottiene dal Tribunale di Roma un decreto ingiuntivo, tempestivamente opposto, con rilievo dell'eccezione di incompetenza per territorio del giudice del procedimento monitorio. L'eccezione veniva accolta con successiva sentenza; la causa veniva riassunta, dal creditore, davanti al competente Tribunale di Chieti, il quale (sulla scorta di una C.T.U. contabile) accoglieva la domanda in riassunzione, rigettava l'opposizione, e per l'effetto, confermava il decreto ingiuntivo emesso dal Tribunale di Roma.  La sentenza emessa dal giudice di prime cure veniva impugnata, dal debitore soccombente, davanti alla Corte d'Appello aquilana affinchè venissero accolte le istanze di riforma circa: la riqualificazione del giudizio di riassunzione quale causa ordinaria di cognizione, la dichiarazione di nullità del decreto ingiuntivo emesso dal Tribunale di Roma.  Si costituiva in giudizio la Banca con richiesta di accoglimento del gravame, limitatamente alla declaratoria dell'avvenuta caducazione del decreto ingiuntivo, con deposito di appello incidentale contenente la domanda di condanna dell'appellante delle stesse somme richieste con il procedimento monitorio.

L'adita Corte d'Appello accertava la nullità del decreto ingiuntivo emesso dal Tribunale di Roma, con accoglimento dell'appello incidentale. Nella parte motiva della sentenza, il giudice di seconde cure sottolinea che la declaratoria d'incompetenza per competenza contiene, indefettibilmente, la pronuncia di nullità del decreto ingiuntivo opposto, in quanto emesso da giudice incompetente.  Nel prosieguo dell'iter argomentativo, la Corte territoriale sottolinea che il Tribunale di Chieti, avrebbe potuto, eventualmente dichiarare la già avvenuta caducazione del provvedimento monitorio, e che, comunque, una volta accertato il credito della Banca, non avrebbe dovuto respingere l'opposizione contro un decreto che già non esisteva più, bensì pronunciare sentenza di condanna al pagamento delle somme dovute.

Nel segmentare la pluralità di aspetti che possono essere desunti dalla suddetta vicenda processuale, si deve rilevare che il Tribunale capitolino dava espressa risoluzione ad una questione pregiudiziale, con lo strumento della sentenza, giammai impugnata, con conseguente formazione di un giudicato interno, teleologicamente, collegato al giudizio riassunto dinanzi al giudice chietino, indicato competente per territorio. La sussistenza di un giudicato interno produce un'erosione, in virtù della forza icastica dell'art. 2909 Cod. Civ. del campo di cognizione proprio del giudice chiamato a decidere a seguito di avvenuta riassunzione, esplicandosi il fenomeno dell'irretrattabilità del giudicato di rito a contenuto processuale.

La impugnata sentenza del giudice di prime cure, nella mera conferma del decreto ingiuntivo ex lege nullo, generava l'effetto giuridico della reviviscenza delle spese, e delle competenze liquidate per il procedimento monitorio, ai sensi dell'art. 641, Co 3, c.p.c. poste a carico del debitore.

Senonchè, nel caso di specie, la gravata sentenza di primo grado, solo nella parte dedicata alla motivazione accertava la fondatezza della pretesa creditoria in capo all'attore, tuttavia, la formulazione di un illegittimo dispositivo nel quale si confermava un decreto ingiuntivo invalido ex lege, omettendo un'esplicita statuizione di condanna il capo al debitore convenuto dell'accertamento del credito. Pertanto, la sentenza di primo grado, difettando della portata precettiva circa l'omessa condanna al pagamento delle somme dovute, presentava una palese inidoneità a costituire un efficace titolo esecutivo.

In conclusione, la sentenza, qui allegata, nel dichiarare la nullità del decreto ingiuntivo, stante l'errato radicamento della competenza per territorio del procedimento ex art. 633 c.p.c., producendo effetti ex tunc, accerta, a posteriori, il crollo dell'intera serie procedimentale dei concatenati atti, afferenti al procedimento monitorio. Per effetto dell'art. 159, co 1, c.p.c. del c.d. principio di conservazione degli atti processuali, l'estensione della dichiarata nullità non tocca i successivi atti processuali indipendenti rispetto al decreto ingiuntivo nullo. L'efficacia precaria del provvedimento monitorio, invalido ex lege, viene travolta, all'uopo, dal sopraggiungere da sentenza di definizione dell'intero contenzioso, connotato da un appello principale ed un altro incidentale finalizzato al definitivo, e stabile, accertamento del credito.