Responsabilità civile - Colpevolezza imputabilità -  Laila Perciballi - 12/06/2019

Indignamoci: cittadini privati del diritto alla sicurezza stradale, ergo della libertà

Sono anni che, buche, voragini, cadute degli alberi e dei cartelloni,
 anche per intemperie, stanno creando innumerevoli danni ai pedoni, ai
 ciclisti, ai motociclisti ed agli automobilisti. Ebbene, da Nord a Sud, piccole e grandi città presentano tutti gli
 stessi problemi, anche se a Roma sono decisamente più frequenti e più  preoccupanti.

 Ma in caso d’incidente, possiamo chiedere un risarcimento? E a chi?
Secondo un orientamento costante, la  responsabilità -  prima delle ordinanze della Cassazione 2018/2019 - era del Comune (se si trattava di strada comunale),  della Provincia (se si trattava di strada provinciale), dello Stato (se si trattava di strada statale), della società Autostrade (se si  trattava di autostrada) .

 Dal 2018, tutto è cambiato
 L'asfalto non tiene, negli interstizi si forma il ghiaccio che aggrava la situazione, gli alberi continuano a cadere e la  responsabilità è ancora dell'ente proprietario delle strade?

 No, ora è tutta colpa del cittadino!!!

 Con Ordinanza 9315/2019 la Cassazione ribadisce e consolida il suo  nuovo ed inaccettabile orientamento.

 La  Cassazione  non punisce la P. A. per omessa manutenzione delle  strade che rendono impraticabile anche il percorso del più accorto  pedone, ma addirittura (senza adombrare per lo meno l'idea di una  corresponsabilità) lo condanna anche al pagamento degli onorari di  giudizio ed al versamento dell'ulteriore  importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso

Per la pubblica amministrazione non esiste più la <responsabilità da  cose in custodia> ex art. 2051 c.c., dato che camminare diventa  condotta rilevante del  pedone che, non essendo rimasto a casa, si è determinato ad uscire,  addirittura ha scelto di avventurarsi in una strada affollata, ha deciso  di mettere in fallo il proprio piede, rendendosi così responsabile  della rottura del suo arto e di tutto il successivo decorso ospedaliero.

 Quindi a casa tutti gli anziani, tutti quelli che non hanno una buona  vista, tutti i diversamente abili, financo le donne con i tacchi...
Via, lasciamo le strade con le buche, con gli avvallamenti, con i tappeti di foglie,
con le radici degli alberi. E, a casa, i cittadini: perché se cadete è
 colpa vostra!!!!

 In sintesi questo è il discorso della Cassazione, che addirittura richiama il principio di solidarietà previsto dall'articolo 2 della Costituzione, per condannare il cittadino già vittima dell’incuranza, della negligenza e della inerzia della Pubblica  Amministrazione.
Solidarietà, se ci è consentita una battuta, della Cassazione  con le casse della Pubblica Amministrazione!

 Insomma, se cadiamo in una buca, gli unici colpevoli siamo noi cittadini. La Cassazione, sottoponendo a revisione i principi di obbligo di custodia, ha stabilito con le recenti ordinanze 1 febbraio 2018 (nn. 2480, 2481, 2482 e 2483), che in tema di responsabilità civile per danni da cose in custodia, la condotta del danneggiato che entri in interazione con la cosa si atteggia diversamente a seconda del grado di incidenza causale sull'evento dannoso, in applicazione, anche ufficiosa, dell'articolo 1227 c.c., comma 1, richiedendo una valutazione che tenga conto del dovere generale di ragionevole cautela, riconducibile al principio di solidarietà espresso dall'articolo 2 Cost. Ne consegue che, quanto più la situazione di possibile danno è suscettibile di essere prevista e superata attraverso l'adozione da parte del danneggiato delle cautele normalmente attese e prevedibili in rapporto alle circostanze, tanto più incidente deve considerarsi l'efficienza causale del comportamento imprudente del medesimo nel dinamismo causale del danno, fino a rendere possibile che detto comportamento interrompa il nesso eziologico tra fatto ed evento dannoso, quando sia da escludere che lo stesso comportamento costituisca un'evenienza ragionevole o accettabile secondo un criterio probabilistico di regolarità causale, connotandosi, invece, per l'esclusiva efficienza causale nella produzione del sinistro.
• È stato anche chiarito (sic!) nelle menzionate pronunce che l'espressione "fatto colposo" che compare nell'articolo 1227 c.c., non va intesa come riferita all'elemento psicologico della colpa, che ha rilevanza esclusivamente ai fini di una affermazione di responsabilità, la quale presuppone l'imputabilità, ma deve intendersi come sinonimo di comportamento oggettivamente in contrasto con una regola di condotta, stabilita da norme positive e/o dettata dalla comune prudenza. Ricordiamo che gli ermellini, consapevoli del principio sotteso all’art. 2 della Costituzione, individuavano nella Pubblica Amministrazione, in quanto proprietaria del tratto di strada causa del sinistro, la sola  responsabile dato che la stessa è tenuta ad un preciso e rigoroso obbligo di manutenzione e sicurezza delle strade nei confronti degli utenti (Cass. Civ., Sez. III, 22 aprile 2010 n. 9527).

Si sono dimenticati forse gli ermellini 2018/2019 che esistono innumerevoli norme che tutelano la sicurezza stradale dei cittadini, tra cui:
28 all. F, l. 20 marzo 1865, n. 2248 (“è obbligatoria la conservazione in istato normale delle strade provinciali e comunali”);
• 5, r.d. 15 novembre 1923, n. 2506 (i Comuni provvedono “alla manutenzione ordinaria e straordinaria” delle strade comunali);
• 14, primo comma, d.lg. 30 aprile 1992, n. 285 (c.d. Nuovo Codice della Strada), che testualmente recita: “Gli enti proprietari delle strade, allo scopo di garantire la sicurezza e la fluidità della circolazione, provvedono:
a) alla manutenzione, gestione e pulizia delle strade, delle loro pertinenze e arredo, nonché delle attrezzature, impianti e servizi;
b) al controllo tecnico dell'efficienza delle strade e relative pertinenze;
c) alla apposizione e manutenzione della segnaletica prescritta”.

Ebbene, negare la responsabilità della Pubblica Amministrazione significa sostenere l’inerzia nella manutenzione delle strade, significa consentire alle ditte appaltatrici di lavorare male, tanto se sono responsabili i pedoni, i ciclisti, i motociclisti e gli automobilisti dei loro danni, perché mai la P.A. dovrebbe avere interesse a controllare le ditte appaltatrici, ed a garantire la sicurezza delle strade.

Cosa ne è stato del diritto? Cosa ne sarà dei cittadini e delle nostre città????