-  Redazione P&D  -  03/03/2013

INFORTUNI SUL LAVORO: RISARCIRE GLI ASPETTI ESISTENZIALI - App. Firenze 21.6.2012

La Corte d"Appello Firenze, sez. lav., 21 giugno 2012, n. 718, pres. Pieri, rel. Bronzini, in una controversia di risarcimento del danno per un grave infortunio sul lavoro, ha deciso di personalizzare – con aumento del 30% - il danno biologico statico in considerazione delle altre componenti del pregiudizio non patrimoniale, ossia dell"aspetto morale e degli "aspetti di tipo relazionale ed esistenziale".

Precisamente un operaio addetto ad un miscelatore, durante l"attività lavorativa, aveva riportato gravissime lesioni all'omero e al braccio destro; aveva chiesto il risarcimento del danno ed in particolare il risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale per inabilità temporanea e permanente (65%). Il Tribunale di Forlì accertava che l'incidente sul lavoro era addebitabile a colpa della società datrice di lavoro per il 75%, con un concorso colposo (25%) dello stesso lavoratore infortunato; dichiarava quindi congruo il risarcimento già corrisposto al lavoratore dall'INAIL e dalle società assicuratrici chiamate in causa dall'azienda. La Corte di Appello, accogliendo parzialmente l'appello del lavoratore, escludeva il concorso di colpa dello stesso e condannava la società datrice " e per essa " le due società di assicurazione, per rispettive quote, al pagamento di ulteriori euro 176.178,94, a titolo di danno biologico in relazione alla sofferta inabilità temporanea e permanente (60%). Cass. 6 ottobre / 5 novembre 2010, n. 22562 , cassava la decisione dei giudici di appello "per vizio e carenza dell'impianto motivazionale" (sulla preliminare questione circa la sussistenza di concorso colposo dell'infortunato); giudicava assorbiti tutti gli ulteriori motivi del ricorso principale e di quello incidentale; rinviava alla Corte territoriale " per un nuovo esame" alla stregua delle obbiettive contraddizioni e carenze riscontrate nella decisione cassata. Alla tempestiva riassunzione del giudizio provvedeva il lavoratore il quale, tra l"altro, chiedeva la condanna della società al risarcimento del danno per invalidità permanente come pregiudizio biologico statico pari al 60% della preesistente efficienza biologica, con aumento del 25% per quanto riguarda la personalizzazione e dunque come pregiudizio esistenziale e psicologico per l"importo di euro 128.078,25.

La Corte d"appello ha osservato che l'infortunio risale ad epoca anteriore all'entrata in vigore del d. legs.vo 23.2.2000, n. 38. Quindi l'INAIL ha risarcito il solo danno patrimoniale, inteso come compromissione sofferta dal soggetto sotto il profilo della capacità di guadagno e comunque di produrre reddito. In ordine al danno non patrimoniale ritiene il Collegio "debba muoversi dal dato - anch'esso non contestato - per cui la già ricordata relazione del CTU medico legale ha quantificato il danno sotto il profilo biologico nella misura del 60%. In proposito, va condiviso il criterio per cui le tabelle per la liquidazione del danno non patrimoniale derivante da lesione all'integrità psico-fisica predisposte dal Tribunale di Milano costituiscono valido e necessario criterio di riferimento ai fini della valutazione equitativa ex art. 1226 cod. civ. (vedi Cass. 30.6.2011, n. 14402). (…) Avuto riguardo all'età del lavoratore (23) e ai 60 punti sopra già evidenziati, si ha l'importo di lire 546.382.000 quale ristoro della compromissione permanente della persona sotto il profilo meramente psico-fisico (…) Ai fini di un completo risarcimento di ogni aspetto di danno non patrimoniale, ritiene il Collegio che l'importo ora indicato debba essere elevato a lire 782.966.600, così equitativamente determinato l'aumento del 30% ex art. 1226 cod. civ. in considerazione delle varie componenti del pregiudizio non patrimoniale sofferto dal Fa. Da. sia sotto il profilo morale, sia per tutti gli aspetti di tipo relazionale ed esistenziale (vedi Cass. 12.9.2011, n. 18641).

In particolare, nel caso concreto, la personalizzazione della quantificazione, che si discosta pur anche dai criteri tabellari (v. Cass. 21.4.2011, n. 9238), viene operata dal Collegio tenendo conto delle seguenti peculiarità del caso: a) la giovane età dell'infortunato (23) e la inevitabile e notevole compromissione alla vita di relazione e allo sviluppo della personalità che ha comportato il grave danno alla funzionalità dell'arto superiore destro; b) le sofferenze soggettive patite nell'arco di una lunghissima convalescenza e attività rieducativa".




Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di Marzo 2022, Persona&Danno ha servito oltre 214.000 pagine.

Libri

Convegni

Video & Film