Persona, diritti personalità - Persona, diritti personalità -  Valentina Finotti - 08/12/2019

Invalidità del testamento ? Litisconsorzio necessario per tutti coloro che risultano beneficiari in base alla scheda testamentaria.

Con il presente contributo esamino una recente sentenza della Corte di Cassazione del 18 novembre 2019 (la n. 29826) che ha enunciato il seguente principio: nella cause in cui si discute della validità o mero dell’intero testamento devono necessariamente essere chiamati in giudizio tutti coloro che sono indicati anche solo come “beneficiari”  nella scheda testamentaria (poi approfondirò meglio cosa ciò comporta), altrimenti la sentenza è inutiliter data sia rispetto ai pretermessi dal giudizio, sia rispetto a coloro che ne hanno preso parte.

Questa sentenza fa un passo avanti rispetto al consolidato orientamento giurisprudenziale secondo cui nella cause in cui è impugnato l’intero testamento debbono prendervi parte oltre agli eredi istituiti dal de cuius anche tutte le persone che per legge succederebbero a quest’ultimo qualora il testamento fosse caducato all’esito del giudizio. Il rapporto successorio di cui si tratta, infatti, è unico e inscindibile (si veda l’art. 102 c.p.c.: “se la decisione non può pronunciarsi che in confronto di più parti, queste debbono agire o essere convenute nello stesso giudizio”), dato che l’eventuale accoglimento della domanda di nullità del testamento avrebbe come conseguenza quella di determinare l’apertura della successione legittima. Ecco perché tutti i soggetti coinvolti nel rapporto successorio  - ossia quelli chiamati per testamento (di cui è in corso l’accertamento della validità) e per legge - debbono partecipare al giudizio (Cassazione: 2019 n. 29826; 2019 n. 8575; 2014 n. 4223; 2005 n. 8728; 1980 n. 3339).

Tuttavia la giurisprudenza appena richiamata sosteneva che per l’integrazione necessaria del contraddittorio non bastasse affatto la semplice esistenza di altri chiamati, ma si dovesse sempre verificare e dimostrare i “presupposti della loro vocatio in ius”. In un caso, ad esempio, i giudici hanno rigettato l’eccezione di difetto di contraddittorio per violazione del litisconsorzio necessario, in quanto la parte che aveva sollevato tale questione non aveva assolto l’onere di provare “i presupposti di fatto e di diritto” della invocata integrazione, presupposti che soli avrebbero conferito ai soggetti non evocati in giudizio la veste di litisconsorti necessari (Cassazione 2019 n. 8576).

La sentenza in commento con il presente articolo (n. 29826/19), invece, semplifica l’onere probatorio di colui che vuole ottenere l’integrazione del contraddittorio rispetto a tutti i potenziali soggetti coinvolti nella successione ereditaria.

Questa pronuncia stabilisce, infatti, che non è importante verificare, nel merito, se vi siano i presupposti sostanziali per l’integrazione del contraddittorio rispetto ai chiamati: se ci sono dei soggetti che il testatore ha menzionato nella scheda testamentaria essi debbono necessariamente partecipare in giudizio, per il solo fatto di essere stati indicati dal testatore. Ogni indagine sul loro rapporto di parentela con il de cuius o sulla circostanza che essi possano essere successibili o meno ex lege in caso di caducazione del testamento è superflua.

Veniamo al caso specifico.

Una signora, che chiameremo Caia, viene nominata all’interno di un testamento erede universale, tuttavia il de cuius prevede anche dei lasciti in favore di altri soggetti che qualifica come “nipoti”.

Il testamento olografo viene dichiarato nullo per difetto di autenticità: a questo punto Caia, l’erede universale, eccepisce la violazione dell’art. 102 c.p.c. per mancata integrazione del contraddittorio nel giudizio rispetto agli altri soggetti (ossia i “nipoti”) indicati nel testamento.

La Corte d’appello ritiene – allineandosi alla giurisprudenza costante che vi ho sopra richiamato – che, certamente, nella cause in cui si discute sulla validità dell’intero testamento vi sia un litisconsorzio necessario fra tutti i successori testamentari (oltre che legittimi), ma che tuttavia in questo caso non era stato violato il contraddittorio in quanto Caia non aveva fornito la specifica prova “del rapporto di parentelatra i “nipoti” chiamati nel testamento dal de cuius e quest’ultimo.

La Cassazione con la pronuncia in commento dichiara la nullità dell’intero giudizio affermando quanto vi ho spiegato in principio, ossia che  “i soggetti menzionati nel testamento sono litisconsorti necessari per il solo fatto di essere contemplati nella scheda testamentaria”. Ebbene questo principio è di fondamentale importanza, perché significa che nelle cause in cui si discute sulla validità del testamento, di fronte all’eccezione processuale riguardante il difetto di contraddittorio, il giudice non dovrà accertare la possibilità concreta ed effettiva dei chiamati all’interno del testamento di succedere al de cuius, ma dovrà integrare il contraddittorio avendo in mano la sola prova che essi sono indicati nel testamento. Ogni valutazione “sostanziale” sul rapporto tra i chiamati e il de cuius viene quindi demandata alle fasi successive del giudizio.

Ricordo, infine, che la possibilità di eccepire la violazione del contraddittorio riguarda le cause successorie in cui si discute della validità dell’intero testamento, per gli evidenti riflessi che la sua caducazione avrebbe su tutti i soggetti eventualmente coinvolti nella successione, ma non riguarda i casi in cui sia impugnata una singola disposizione testamentaria che afferisca esclusivamente l’impugnante.