Danni - Danni -  Michela Del Vecchio - 21/03/2018

Ipotesi di danno esistenziale - Tribunale Vicenza, Sezione Penale, 20.2.18

Non vi è definizione univoca e chiara del danno esistenziale (le stesse Sezioni Unite della Cassazione, con le sentenze del 2008 note come sentenze S. Martino, hanno dimostrato di non aver inteso in modo preciso la natura esistenziale del danno di cui trattasi) e ciò per la rilevante circostanza che, in quanto danno della persona, non può che partecipare delle caratteristiche e vicende della vita di quest’ultima (non standardizzato dunque). Esistono dei principi (questo sì), dei criteri di individuazione di tale danno, dei connotati suoi propri; esiste una categoria (quella della responsabilità civile) cui inquadrarlo partecipando della stessa per quanto concerne le caratteristiche costitutive e la qualificazione giuridica ma, si ripete, è pur sempre un danno alla persona e dunque non di natura esclusivamente biologica né necessariamente “morale” o autenticamente “sofferenziale” ma a – somatica.

Un pregiudizio alla persona non identificabile né prevalentemente con la sua salute (anche psichica) né risolvibile tout court in riparazioni economiche “standardizzate”. Certo, come sottolineato da Cendon (“Non solo di salute vive l’uomo” in Tratt. Dir. Priv., Persona e Danno, Vol II, Giuffrè, 2004) “uno spettro da esorcizzare è quello di un danno esistenziale esteso – pretesamente – a indennizzare ogni frivolezza umana, ogni ricciolo di noia e disappunto”.

Se tale, pur sommariamente, può ritenersi il campo di operatività del danno alla persona è evidente che tutte le attività “realizzatrici” dell’individuo possono ricadere nell’alveo del danno esistenziale e, certamente, la famiglia, quale prima formazione sociale, è uno dei punti focali per la valutazione del raggio applicativo del risarcimento di tale danno.

Da tale valutazione, con ogni probabilità, ha mosso le basi il GIP di Vicenza che, con provvedimento del 20 febbraio 2018, decidendo sull’ammissione dell’atto di costituzione di parte civile presentato anche dalla “fidanzata” (tale è definita dal GIP) di un uomo vittima di un reato di strada (oltre che sull’ammissione di pari atto di costituzione civile da parte della moglie della medesima vittima) ha ritenuto suscettibile di tutela risarcitoria il danno jure proprio subito dalla prima e fondato sull’affidamento / aspettativa di vita comune che legava la danneggiata fidanzata alla vittima.

Facciamo chiarezza. Dall’acquisita consapevolezza, anche da parte della giurisprudenza, dell’esistenza di una voce di danno – quello esistenziale appunto – autonoma e distinta rispetto al danno biologico e danno morale (cfr, per tutte, le note sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione del 2008, conosciute anche come sentenze S. Martino), si è pacificamente riconosciuta l’esistenza di un danno esistenziale in capo ai prossimi congiunti di una persona deceduta a causa di un illecito altrui.

Problema giuridico diverso è quello della definizione di “prossimi congiunti” al di là del nucleo familiare inteso in termini codicistici. In particolare la domanda cui la giurisprudenza ha inteso dar risposta è se la / il fidanzato /  non convivente con il de cuius possa aver subito un pregiudizio personale dalla tragica perdita del compagno / amico / fidanzato di tale rilevanza da ritenersi meritevole di tutela.

Cass., IV Sez. Pen., con sentenza n. 46531 del 10 novembre 2014 ha stabilito che “il riferimento ai prossimi congiunti della vittima primaria, quali soggetti danneggiati iure proprio, deve essere inteso nel senso che, in presenza di un saldo e duraturo legame affettivo, tra questi ultimi e la vittima è proprio la lesione che colpisce tale peculiare situazione affettiva a connotare l’ingiustizia del danno e a rendere risarcibili le conseguenze pregiudizievoli che ne siano derivate (se ed in quanto queste siano allegate e dimostrate quale danno .- conseguenza), a prescindere dall’esistenza di rapporti di parentela, affinità o coniugio giuridicamente rilevanti come tali”. E per “convivenza” non deve intendersi la sola situazione di coabitazione tra prossimo congiunto e vittima di un illecito, quanto piuttosto lo stabile legale tra due persone connotato da duratura e significativa comunanza di affetti”.

Ciò importava che in tanto il diritto della fidanzata potesse essere riconosciuto in quanto il legame fra i due fidanzati non conviventi fosse connotato da duratura e significativa comunanza di vita e di affetti e, dunque, fosse stata fornita nel processo la prova della stabilità del legame stesso.

Chiaro che in quest’ottica il “fidanzamento” assume un carattere di rilevanza giuridica anche in termini di affidamento sull’affetto e sul rapporto personale instaurato: un rapporto strutturato su un’affectio non meramente amicalis e giustificato da una copartecipazione e condivisione di vita.

Eppure, la decisione del GIP di Vicenza apre un ulteriore motivo di riflessione sugli aspetti caratterizzanti il vincolo affettivo – legame in questione non tutelando più tale vincolo in considerazione del carattere di definitività che eventualmente lo caratterizzerebbe bensì dando rilevanza all’ “aspettativa di vita in comune” quale convincimento / affidamento riposto l’uno nella persona dell’altro.

Ciò porta ad ampliare anche il tema, almeno sotto il profilo sociale prima che giuridico, della famiglia e, dunque, il concetto stesso dei prossimi congiunti non più dunque individuati solo in ragione di un vincolo di parentela / affinità / coniugio ma anche identificati in considerazione di un vincolo affettivamente rilevante che abbia un carattere di stabilità anche in via presuntiva (l’aspettativa di vita comune appunto quale affidamento soggettivo e personale seppur non avulso da caratteri che legittimino fondato tale affidamento sul rapporto).

Tale riflessione è ancor più doverosa ove si consideri che nella fattispecie posta all’attenzione del giudice vicentino il risarcimento per danno da morte tragica di una persona è stato chiesto anche dal coniuge di costui: un ulteriore contesto per così dire familiare / affettivo oggetto di tutela tanto quanto, secondo la decisione in commento, il legame con la fidanzata.

Un legame, quello con la fidanzata, dunque, che si affianca senza sovrapporsi a quello coniugale: legami entrambi degni, come detto, di pari tutela.

Un tema di indagine, sotto il profilo del danno esistenziale, da approfondire in quanto teso alla valutazione della rilevanza ad personam dell’aspettativa affettiva che, nel vissuto sociale, può essere soggettivamente ed oggettivamente prevalente anche su rapporti connotati da durata e stabilità.

Tempi di una società che cambia e certo il diritto non può restare a guardare