Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Paolo Cendon - 18/05/2020

Istruzioni per l'uso agli scrittori dei miei trattati, fino a poco tempo fa >>>in questo caso un'opera sulla famiglia >>> indicazioni sempre utili in un prossimo futuro

==== 

-              Le chiavi tematiche di questa nostra opera sono l’affetto, il danno, eventualmente la responsabilità; non si tratta perciò di confezionare dei vaghi trattatelli su cose che tutti sanno, ma di mantenere e coltivare (spesso per la prima volta) “questi” specifici e problematici punti di vista.

Le informazioni istituzionali andranno quindi appena accennate, come se si dicesse al lettore: “Non è qui che troverai il 100% di notizie di base su quel certo punto”.

 Al lettore bisogna invece parlare di quello che lui non ha, probabilmente, mai considerato e approfondito, e cioè, argomento per argomento: quali amori/affetti sono veri e quali falsi?  cosa c’è sotto? il diritto, su quel certo punto, è davvero come dovrebbe? corrisponde a quello che siamo davvero?  valorizza realmente i sentimenti profondi, importanti, reprime le lesioni ingiuste, è adeguato alle realtà affettive?  che lacune ci sono, nei codici, su quel certo punto? che bugie o mistificazioni sono in circolo? quali sofferenze vengono iniquamente passate sotto silenzio? quali affetti non sono abbastanza esaltati, salvaguardati? che tipo di “cultura” ufficiale c’è, al fondo? cosa sta cambiando intorno a noi? la scienza cosa dice? quali danni non vengono risarciti?  chi sono in materia i veri deboli da proteggere?

 

- Bisogna curare il più possibile lo stile: puntare su una sintassi agile, moderna, costruire frasi brevi,  scorrevoli, evitare  troppo frequenti ripetizioni di parole, curare la punteggiatura, andare spesso a capo, etc.; chi non è abituato a scrivere si faccia leggere e correggere  da parenti e amici (meglio se “gente comune”: il barbiere, la  cognata maestra elementare, la vicina di pianerottolo in pensione, l’amico giornalista sportivo)

 

-  Occorre   ridurre   (di tanto, di poco) i discorsi  generali/manualistici e concentrarsi rigorosamente, senza divagazioni,  su tutto ciò che  - argomento per argomento – abbia   a che fare con affetti, amori, sentimenti, sesso, altruismo, procreazione, amicizia, crescita, erotismo, felicità/infelicità  domestica, desideri, solidarietà, corrispondenze, focolare, baci, carezze, mamma, papà, famiglia, nonni, matrimonio, passione, fedeltà, condominio, anagrafe, consultori, fratelli, nostalgia, Natale, ritrovarsi, Servizi social-sanitari per la famiglia,  ricongiungimenti, gelosia, etc. 

 

- Un nuovo modo di guardare al diritto: vale a dire, l’adozione di un taglio realistico, non conformista, antidogmatico, prudente ma coraggioso, attento ai risvolti sociologici delle varie soluzioni, ai bisogni diffusi delle persone, alla giustizia effettiva, non asservito agli interessi delle compagnie assicurative, sensibile alle indicazioni della Corte costituzionale, ispirato alla dottrina e alla giurisprudenza più recente e avanzata, di Cassazione o di merito.

 

- Soprattutto, un approccio in linea con le impostazioni, con la filosofia e con gli esiti riconducibili alla categoria del “danno esistenziale”.  Ciò vale anche per gli argomenti apparentemente poco affettivi/relazionali  – ad es.,  le case popolari, il licenziamento, le investigazioni private,  i trattamenti sanitari, il gioco d’azzardo,  l’usufrutto genitoriale,  la scuola,  la R.C. ex art. 2048 c.c., le bande di adolescenti, gli alberi, i reati,  i cimeli di famiglia, il sepolcro, etc. - e che occorrerà riproporre al  lettore “rivisitati”, con un registro critico, secondo la nostra chiave ricostruttiva, secondo il nuovo “soffio antropologico”.

 

- Il collaboratore ideale è in definitiva qualcuno che non si sente  legato solo al passato, che non ha paura della verità, che non crede che gli affetti siano un lusso, che non ama  nascondersi dietro le parole, chi non vede nel danno biologico le “colonne d’Ercole” della nostra civiltà giuridica, che non scrive come la prozia di Cicerone, che non pensa che  ultimamente non sia cambiato niente nella responsabilità civile, chi non ritiene bastino due cuori e una capanna per la felicità,  che non consiglia (come Rainer Maria Rilke) di offrire  ai mendicanti  -  sui gradini delle chiese  - sempre ed esclusivamente delle rose.