Deboli, svantaggiati - Deboli, svantaggiati -  Valeria Cianciolo - 01/11/2017

L’alea nei contratti vitalizi impropri. Nota a Cassazione Civile, sez. II , ordinanza 20 giugno – 27 ottobre 2017, n. 25624.

Gli anziani. Le persone malate. I vantaggi dell’assistenza alla persona per contratto sono evidenti.

E’ inutile negarlo. Anzitutto, il dovere di cura sorge indipendentemente dalla condizione di bisogno del beneficiario. In secondo luogo, l’assistito o i suoi familiari possono prevedere nel contratto specifiche prestazioni di cura, conformemente alle necessità dell’anziano. In quest’ottica, potranno dunque essere oggetto di negoziazione particolari modalità di «compagnia», quali la coabitazione diurna e notturna, feriale e festiva, ma anche solo visite o contatti telefonici o epistolari.

Il codice civile, agli artt.1872 ss., disciplina la rendita vitalizia.

Oggetto di questo contratto è, di consueto, la prestazione periodica di una somma di denaro o di cose fungibili a fronte dell’alienazione o attribuzione di un bene (mobile o immobile) o della cessione di un credito; le singole prestazioni, periodiche e fungibili, sono tra loro autonome, e, conseguentemente, le vicende dell’una non interessano quelle delle altre.

La prassi, inoltre, ha dato origine a particolari tipologie contrattuali atipiche, affini al modello contrattuale della rendita vitalizia, ma che si differenziano da questa, per il contenuto non meramente patrimoniale che presuppone un intuitus personae nella scelta del contraente.

Come il contratto di mantenimento.

Tali figure hanno ad oggetto, infatti, prestazioni infungibili prevalentemente di facere[1], consistenti in un’assistenza morale e materiale, all’altrui persona (come il provvedere gli alimenti, il vestiario, le cure mediche, ecc.)[2], a fronte dell’attribuzione di uno o più beni, sia mobili, sia immobili.

Questi contratti sono denominati: contratto di mantenimento; vitalizio alimentare; vitalizio assistenziale. Un’altra importante differenza tra queste figure ed il contratto tipico da cui traggono origine, attiene al profilo dell’alea.

I vitalizi impropri a titolo oneroso, come anche, il contratto di rendita vitalizia,  sono nulli, se, al momento della stipulazione, manchi l’alea, elemento di per se´ sussistente ogni qual volta il negozio sia caratterizzato dal fatto che l’an e il quantum, di una o entrambe le prestazioni dovute, siano subordinati al verificarsi di un evento futuro ed incerto. Evento, che, pertanto, si introduce quel rischio che pone, entrambi i contraenti, in una situazione di incertezza economica.

La Suprema Corte, nel merito, non ha mai mancato di precisare che l’aleatorietà è elemento essenziale dei vitalizi onerosi la cui esistenza deve essere accertata al momento della stipulazione del contratto in dipendenza, sia dell’incertezza obiettiva sulla vita del vitaliziato, sia dall’incertezza riguardante il rapporto tra il valore complessivo delle prestazioni e quello del bene ceduto.

La mancanza di alea, pertanto, si riscontrerà tutte le volte in cui, l’entità della rendita assicurata sia inferiore o uguale ai frutti e agli utili ricavabili dal cespite ceduto, oppure quando, vista la situazione fisica, il vitaliziato sia da ritenersi ormai prossimo alla morte[3].

Nel caso in esame, un uomo gravemente ammalato, separato e con una figlia, aveva alienato alla nipote, la nuda proprietà del suo unico immobile. L’alienazione, nelle intenzioni dichiarate dalle parti, era volta a remunerare un vitalizio alimentare, che si esprimeva nell’impegno, assunto dalla nipote, di prestare assistenza in favore del dante causa.

L’ex moglie conviene la nipote in giudizio.

Respinte le pretese attoree in entrambi i gradi di merito, la Cassazione è stata così investita della questione della qualificazione del contratto atipico di mantenimento.

Il ricorso per la cassazione della predetta decisione, promosso dell’originario attore, ha esposto  quale argomento che l’uomo era prossimo al decesso e ciò avrebbe escluso il carattere aleatorio del contratto

Dicono gli Ermellini: “… il contratto di vitalizio alimentare è nullo per mancanza di alea ove, al momento della sua conclusione, il beneficiario sia affetto da malattia che, per natura e gravità, renda estremamente probabile un esito letale e ne provochi la morte dopo breve tempo o abbia un’età talmente avanzata da non poter certamente sopravvivere oltre un arco di tempo determinabile.

Ma nel caso in esame al momento della stipula il giudizio prognostico circa la probabile durata della sopravvenienza del vitaliziato poteva essere formulato sia in termini di mesi che di anni, avuto riguardo alle possibili forme di evoluzione, più o meno rapida, della patologia in atto e che considerato il modesto valore della nuda proprietà del bene doveva confermarsi la sussistenza dell’alea considerato che l’eventuale decorso lento della malattia avrebbe determinato uno squilibrio del sinallagma in danno della odierna resistente.”

 

Corte di Cassazione, sez. II Civile, ordinanza 20 giugno – 27 ottobre 2017, n. 25624
Presidente Matera – Relatore Federico

Fatti di causa

L.F.V. convenne U.R. ed U.A. innanzi al Tribunale di Lanciano e premesso di essere la moglie separata di U.V. , deceduto il (omissis) lasciando eredi essa moglie e la figlia U.A. , espose che quest’ultimo con contratto del 9.6.2003 aveva alienato all’altra convenuta, sua nipote, la nuda proprietà del suo unico immobile, dietro l’obbligo di questa di fornirgli assistenza morale e materiale sino alla morte; affermò quindi che all’atto della cessione il coniuge si trovava in gravissime condizioni di salute, essendo affetto da un tumore gastrico con metastasi, e chiese pertanto che fosse dichiarata la nullità del contratto per assenza di alea;
- si costituirono U.A. , che aderì alla domanda della madre, e U.R. , che ne chiese invece il rigetto;
- il tribunale rigettò la domanda;

- L.F.V. propose appello avverso la sentenza, chiedendone l’integrale riforma; si costituì U.R. con richiesta di rigetto del gravame, mentre U.A. rimase contumace;

- la Corte d’Appello di L’Aquila rigettò l’impugnazione, osservando che nella specie si era in presenza di un contratto atipico di mantenimento, la cui nullità poteva dipendere soltanto dalla mancanza assoluta di alea in ragione di un prevedibile decesso a breve termine del vitaliziato; di tale circostanza, tuttavia, non era stata data valida prova- essendo invece emerso che costui fino a pochi giorni prima dell’evento letale conduceva una vita normale per la propria età - così com’era rimastra indimostrata l’affermazione dell’appellante secondo cui il valore della nuda proprietà trasferita superava notevolmente l’importo indicato nel contratto.
- la corte ritenne dunque sussistente il requisito dell’alea, costituita dall’impossibilità di prevedere in anticipo i vantaggi e le perdite ai quali le parti andavano incontro, e condannò la L.F. al pagamento delle spese;

- per la cassazione di tale sentenza ricorre L.F.V. sulla base di due motivi; resiste U.R. con controricorso, illustrato da memoria ex art. 378 cpc, mentre U.A. non ha svolto attività difensiva;

Ragioni della decisione

Considerato che:

- con i due motivi di ricorso, che possono essere esaminati congiuntamente poiché attengono alla medesima questione, si deduce falsa applicazione dell’art. 1872 cod. civ. nonché omesso esame di un fatto controverso e decisivo per il giudizio, in relazione alla ritenuta sussistenza del requisito dell’alea; la ricorrente sostiene, in particolare, che la corte d’appello non avrebbe tenuto conto delle ridottissime possibilità di sopravvivenza del vitaliziato in ragione delle sue gravi e conclamate condizioni di salute;

- i motivi sono infondati;

- la Corte d’appello si è infatti uniformata al costante orientamento della giurisprudenza di legittimità, anche recentemente ribadito (v. Cass. 28.9.2016 n. 19214), secondo cui il contratto di vitalizio alimentare è nullo per mancanza di alea ove, al momento della sua conclusione, il beneficiario sia affetto da malattia che, per natura e gravità, renda estremamente probabile un esito letale e ne provochi la morte dopo breve tempo o abbia un’età talmente avanzata da non poter certamente sopravvivere oltre un arco di tempo determinabile; sulla base di tale premessa, ha poi esaminato le risultanze istruttorie nel loro complesso e valutato le prestazioni a carico di ciascuna parte, giungendo alla conclusione che al momento della stipula il giudizio prognostico circa la probabile durata della sopravvenienza del vitaliziato poteva essere formulato sia in termini di mesi che di anni, avuto riguardo alle possibili forme di evoluzione, più o meno rapida, della patologia in atto e che considerato il modesto valore della nuda proprietà del bene doveva confermarsi la sussistenza dell’alea considerato che l’eventuale decorso lento della malattia avrebbe determinato uno squilibrio del sinallagma in danno della odierna resistente;
- nel contesto di tale indagine non consta che la corte abbia omesso l’esame di circostanze o risultanze probatorie decisive; tant’è che sotto tale profilo la censura si risolve in una mera confutazione delle valutazioni operate in sentenza, non consentita in questa sede poiché avente ad oggetto apprezzamenti di fatto riservati al giudice del merito (v. Cass. 19.7.2011 n. 15848);
ritenuto pertanto il ricorso meritevole di rigetto, con conforme statuizione sulle spese; ritenuta altresì la sussistenza dei presupposti di cui all’art. 13 comma 1 quater del d.P.R. n. 115 del 2002.

P.Q.M.

rigetta il ricorso; condanna la ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio, che liquida in 3.200,00 Euro di cui 3.000,00 Euro per compenso;

ai sensi dell’art. 13 comma 1 quater del d.P.R. n. 115 del 2002, inserito dall’art. 1, comma 17 della l. n. 228 del 2012, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del comma 1-bis, dello stesso articolo 13.

 

 

[1] BONILINI, Ancora in tema di vitalizio assistenziale, in Contr., 2000, 869, in commento a Cass., 29.5.2000, n. 7033.

[2] Sulla differenza tra rendita vitalizia e vitalizio alimentare, per tutti, si veda LUMINOSO, I contratti tipici e atipici, Milano, 1995, 350.

[3] Si vedano: Cass., 29.8.1992, n. 9998, cit.; Trib. Napoli, 18.11.1992, in Foro it., 1993, I, 3403; Trib. Cagliari, 22.5.1989, n. 822, in Riv. giur. sarda, 1991, 61; Cass., 28.6.1986, n. 4344, in Riv. notarile, 1987, 561, per la quale l’alea va esclusa quando il beneficiario della rendita sia, per malattia o per eta` avanzata, in uno stato tale da renderne estremamente probabile la morte in un arco di tempo determinabile; Cass., 28.4.1984, n. 2419, in Foro it., 1984, I, 1841.