Ambiente, Beni culturali - Animali -  Annalisa Gasparre - 27/10/2018

L’allevatore che si improvvisa veterinario è sanzionato – Cass. 25834/18

La Asl aveva sanzionato il responsabile di una società agricola per aver commercializzato un animale al quale erano state somministrate sostanze non autorizzate. In particolare si era applicato l'art. 14, comma 3, lett. a), del D.Lgs. n. 158 del 2006.
In concreto era stato somministrata un farmaco – il Voren – medicinale che richiede la prescrizione medica, assente nel caso specifico.
L'art. 14, comma 3, lett. a), D.Lgs. n. 158 del 2006 vieta, infatti, la commercializzazione di animali ai quali siano state somministrate sostanze o prodotti non autorizzati, ovvero che siano stati oggetto di trattamento illecito. L'art. 1, comma 3, lett. g), del medesimo D.Lgs. n. 158 del 2006 precisa che per trattamento illecito si deve intendere «l'utilizzazione di sostanze o prodotti non autorizzati, ovvero di sostanze o prodotti autorizzati, a fini o a condizioni diversi da quelli previsti dalle disposizioni vigenti». Ratio del divieto è la tutela della salute; pertanto il divieto riguarda qualsiasi trattamento farmacologico degli animali destinati alla filiera alimentare che sia attuato in difformità dalle previsioni di legge.
Il principio attivo del Voren è il desametasone (cortisonico) e il trattamento può essere effettuato solo sotto la diretta responsabilità del medico veterinario, che ne deve dare notizia all’autorità sanitaria competente per territorio al fine di consentire il controllo sulla osservanza dei tempi di sospensione. Ne consegue che l’animale trattato con tale farmaco non può essere immesso in commercio prima che sia trascorso un certo periodo dalla fine del trattamento; inoltre, la somministrazione del suddetto farmaco senza l’intervento del medico veterinario mentre impedisce a monte il controllo sull’osservanza del periodo di sospensione nel contempo esclude l’applicabilità dell’art. 14, comma 3, lett. b), D.Lgs. n. 158 del 2006, che vieta la commercializzazione di animali trattati con sostanze o prodotti autorizzati prima che sia trascorso il periodo di sospensione prescritto, presupponendo che il trattamento sia stato effettuato sotto il controllo del medico veterinario.
La Corte di cassazione ha confermato la sanzione dell’Asl.
Condotte analoghe possono determinare altresì conseguenze penali.


Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 2 maggio – 16 ottobre 2018, n. 25834 - Presidente Petitti – Relatore Picaroni
Fatti di causa
1. La Corte d'appello di Brescia, con sentenza depositata in data 28 maggio 2015, ha rigettato l'appello proposto da Società Agricola ….. e da Ca. Fa. avverso la sentenza del Tribunale di Bergamo n. 977 del 2011, e nei confronti dell'ASI, della Provincia di Bergamo.
2. Il giudice d'appello ha confermato il rigetto dell'opposizione all'ordinanza-ingiunzione con cui l'ASL ha sanzionato il responsabile della Società Agricola ai sensi dell'art. 14, comma 3, lett. a), D.Lgs. n. 158 del 2006, per aver commercializzato un animale al quale erano state somministrate sostanze non autorizzate.
3. Per la cassazione della sentenza hanno proposto ricorso Società Agricola …. e Ca. Fa., sulla base di un motivo anche illustrato da memoria. Non ha svolto difese l'intimata. Il ricorso, già chiamato all'adunanza camerale del 10 marzo 2017 con proposta di decisione ai sensi dell'art. 380-bis cod. proc. civ., è stato rimesso alla pubblica udienza per mancanza di evidenza decisoria.
Ragioni della decisione
1. Il ricorso è infondato.
1.2. Con l'unico motivo di ricorso è denunciata violazione di legge e si contesta l'applicazione dell'art. 14, comma 3, lett. a), del D.Lgs. n. 158 del 2006 alla fattispecie in esame.
In assunto dei ricorrenti, la nozione di «sostanze o prodotti non autorizzati» contenuta nella norma in oggetto indicherebbe sostanze o prodotti dei quali è in assoluto vietata la somministrazione, mentre nel caso di specie la sostanza somministrata - il Voren - è un medicinale che può essere somministrato dietro prescrizione medica, con la conseguenza che la condotta consistita nella somministrazione di tale sostanza in assenza di prescrizione non integrerebbe la violazione contestata.
2. La doglianza è infondata.
2.1. L'art. 14, comma 3, lett. a), D.Lgs. n. 158 del 2006 vieta la commercializzazione di animali ai quali siano state somministrate sostanze o prodotti non autorizzati, ovvero che siano stati oggetto di trattamento illecito. L'art. 1, comma 3, lett. g), del medesimo D.Lgs. n. 158 del 2006 precisa che per trattamento illecito si deve intendere «l'utilizzazione di sostanze o prodotti non autorizzati, ovvero di sostanze o prodotti autorizzati, a fini o a condizioni diversi da quelli previsti dalle disposizioni vigenti». Ne segue che il divieto previsto dall'art. 14 citato, la cui ratio risiede nella tutela della salute, riguarda qualsiasi trattamento farmacologico degli animali destinati alla filiera alimentare che sia attuato in difformità dalle previsioni di legge, mentre risulta insostenibile la tesi prospettata dai ricorrenti, secondo cui «la somministrazione di sostanza prescrivibile, per sua natura, non è tale da nuocere alla salute pubblica» (pag. 7 del ricorso).
Come puntualmente rilevato dalla Corte d'appello, nel caso di specie si discute di trattamento a base di Voren, che ha come principio attivo il desametasone (cortisonico), da effettuarsi sotto la diretta responsabilità del medico veterinario, che ne deve dare notizia all'autorità sanitaria competente per territorio al fine di consentire il controllo sulla osservanza dei tempi di sospensione. Ciò significa che l'animale trattato con tale farmaco non può essere immesso in commercio prima che sia trascorso un certo periodo dalla fine del trattamento, ed è altresì evidente che la somministrazione del suddetto farmaco senza l'intervento del medico veterinario mentre impedisce a monte il controllo sull'osservanza del periodo di sospensione - con ricadute dirette sulla qualità del prodotto commercializzato - nel contempo esclude l'applicabilità dell'art. 14, comma 3, lett. b), D.Lgs. n. 158 del 2006, che vieta la commercializzazione di animali trattati con sostanze o prodotti autorizzati prima che sia trascorso il periodo di sospensione prescritto, presupponendo che il trattamento sia stato effettuato sotto il controllo del medico veterinario.
3. Il ricorso è rigettato senza pronuncia sulle spese in mancanza di attività difensiva della parte intimata. Sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato.
PER QUESTI MOTIVI
La Corte rigetta il ricorso.
Ai sensi dell'art. 13, comma 1-quater, del D.P.R. n. 115 del 2002, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1-bis dello stesso art. 13.