Deboli, svantaggiati - Deboli, svantaggiati -  Michela Del Vecchio - 07/04/2018

L’Amministrazione di Sostegno al prodigo – Cass. I. Sez. Civ., ordinanza 5492/18

L’art. 415, secondo comma, c.c. dispone l’inabilitazione di coloro che per prodigalità “espongono sé o la loro famiglia a gravi pregiudizi economici” anche potenziali se suffragati da elemento come la frivolezza, l’ostentazione, la tendenza allo sperpero.

Da tempo la giurisprudenza di legittimità (in ultimo ed a solo titolo esemplificativo Cass. 786/17) ha evidenziato come la prodigalità costituisce causa autonoma di inabilitazione indipendentemente da una sua derivazione da una specifica malattia o comunque infermità e, quindi, anche quando si traduca in comportamenti ludici, espressione di libera scelta di vita purchè sia ricollegabile a motivi futili (frivolezza, vanità, ostentazione del lusso ad esempio).

Di tale principio hanno tenuto conto i Giudici di merito nell’esame della domanda di una figlia nei confronti del padre che “abusava” dei “gratta e vinci” eccedendo rispetto alle proprie disponibilità economiche. In particolare la Corte d’Appello di Bologna, escludendo dall’esame del soggetto l’esistenza di una specifica malattia o infermità, ha ritenuto applicabile l’Amministrazione di Sostegno posta quale misura di protezione del soggetto destinatario in quanto la più adatta ad adeguarsi alle esigenze del soggetto stesso “attesa la sua flessibilità e la maggiore agilità”.

La Cassazione, con l’ordinanza in oggetto, risolvendo anche la questione processuale della partecipazione del P.M. al procedimento (partecipazione la cui mancanza non inficia la sentenza se sono state osservate le norme che ne impongono a pena di nullità l’intervento necessario) ha confermato la natura protezionistica dell’AdS applicabile pertanto (in quanto posta nell’interesse reale e/o concreto, inerente la persona e/o il patrimonio, del beneficiario) anche alla presenza dei presupposti di interdizione o di inabilitazione.

A questo punto si pone un’osservazione ultronea rispetto a quella compiuta dalla Suprema Corte.

L’applicazione dell’AdS anche nei casi di interdizione / inabilitazione pone a corollario la conferma l’irrisorietà di un’analisi sulla capacità di agire (mancante o scemata) del soggetto destinatario dei suddetti provvedimenti e, dunque, una valutazione solo sulle condizioni di fragilità.

A fronte di una situazione di indebolimento del soggetto dovuta ad una malattia, a condizioni transeunte o a un particolare atteggiarsi della sua personalità, la misura più idonea – in quanto flessibile e modellabile secondo le concrete esigenze di vita a protezione proprio di quel soggetto è solo l’Amministrazione di Sostegno che non pone però “limiti” sulla capacità del beneficiario ma focalizza l’attenzione del Giudice solo sulle sue esigenze personali e di vita quotidiana.