Persona, diritti personalità - Persona, diritti personalità -  Giovanni Catellani - 30/12/2017

L'anno che verrà

Con il 2018 arriverà una nuova legislatura. Quella appena terminata ha visto indubbi risultati sul fronte dei diritti civili: si pensi in tal senso alla legge 76 del 2016, sulle unioni civili e i patti di convivenza, o alla recentissima legge impropriamente definita sul “Testamento biologico”. Si tratta di provvedimenti che hanno esteso opportunità a persone che in precedenza non potevano beneficiarne. Così come ha fatto la Legge 55 del 2015 sul c.d. divorzio breve. In generale, si può sostenere che con questi provvedimenti è stato affermato con forza il principio della autodeterminazione delle persone rispetto ad ambiti o fasi rilevanti della loro esistenza. Anche la legge 112 del 2016 sul “Dopo di noi”, pur costituendo un’occasione mancata, è stata emanata per creare maggiori opportunità. In generale, una buona legge è quella capace di diffondere determinate opportunità al maggior numero di persone. Gli aspetti diffusivi sono quelli da privilegiare, anche rispetto a una certa semantica dell’inclusione che comporta troppi riferimenti ad un’identità precisa. Predicare e valorizzare le differenze significa avere a cuore la maggior diffusione possibile di opportunità. Per questo motivo, una legge in materia di diritti civili che voglia essere affermativa di possibilità e opportunità concrete deve partire dal punto di vista della differenza esistenziale. La stessa fragilità, quale concetto generale di una nuova filosofia del diritto, si manifesta sempre e comunque come una differenza rispetto ad uno standard normativo identitario. Nell’ambito della “debolologia”, la questione attiene all'affermazione di nuove opportunità a partire dalla constatazione che la differenza esistenziale è ciò che, inevitabilmente, caratterizza ognuno di noi e la società. Qualcosa di positivo ce lo lasciamo alle spalle, con la fine di questo 2017 che coincide con la fine della diciassettesima legislatura. Sono ancora tanti tuttavia i progetti che sono rimasti fermi, o che potranno caratterizzare l’anno che verrà, inteso anche come nuova legislatura: per continuare nella “costituzionalizzazione” del diritto privato, perché nessuno sia escluso da possibilità realizzatrici Progetti che Persona & Danno sostiene da tempo e che è giusto riprendere. Si tratta di proposte già all'attenzione del Parlamento o in fase di predisposizione, ma anche di progetti che possono trovare sui territori comunali, provinciali o regionali una loro iniziale attuazione. Vediamone alcuni. 1) Progetto di Vita Come ha scritto Paolo Cendon, “nel corso degli ultimi decenni si sono sempre più moltiplicati i provvedimenti normativi, che, in relazione a questa o a quella categoria di persone fragili, indicano nella messa a punto del progetto di vita relativo all’interessato, il punto di partenza di qualsiasi discorso teorico-pratico. Anche l’ads, in maniera più o meno implicita, risulta ispirata a questo principio. Si tratta di un profilo che è venuto in evidenza anche dalla recentissima legge sul Dopo di noi.” Col Progetto di Vita si vuole dare una risposta ai desideri della persona fragile privata del sostegno familiare; risposta che lo strumento giuridico del trust previsto dalla legge 112 del 2016 non prevede in maniera organica. Il Progetto di Vita serve affinché la persona affetta da un determinato grado di fragilità possa continuare, anche dopo il venir meno dell’assistenza familiare, a beneficiare di cure appropriate alla realizzazione dei suoi desideri e dei suoi bisogni. La proposta di legge che lo vorrebbe istituzionalizzare a livello nazionale sarà depositata all’inizio della prossima legislatura. Nel frattempo alcuni comuni si stanno muovendo per realizzare il progetto sul loro territorio. L’ufficio di stato civile, tramite lo sportello dell’anagrafe, ovverosia lo sportello a disposizione dei cittadini, diventa il riferimento per avere informazioni e assistenza per la predisposizione del progetto di vita. Si tratta di una sfida fondamentale anche per valorizzare la figura dell’amministratore di sostegno nella gestione dei bisogni del beneficiario. Nella filosofia di Persona & Danno, il Progetto di Vita è il cuore, anche semantico, di una nuova progettualità a favore della fragilità. 2) Abrogazione dell’interdizione e dell’inabilitazione: Proposta di legge n. 1985 presentata alla Camera il 23 gennaio 2014 in tema di "Modifiche al codice civile e alle disposizioni per la sua attuazione, concernenti il rafforzamento dell’amministrazione di sostegno e la soppressione degli istituti dell’interdizione e dell’inabilitazione". Una battaglia sempre più attuale, anche per dare ulteriore senso al Progetto di Vita. Se la differenza esistenziale è il tratto caratterizzante di ognuno, a maggior ragione di un soggetto debole, non possono essere legittimi strumenti di sostanziale omogeneizzazione nel nome della incapacità. “Nessuno muore così povero da non lasciare nulla in eredità”, in questa frase lasciataci in eredità da Pascal si deve trovare la forza per affermare che nessuno muore totalmente incapace, perché la vita, anche nel suo ultimo respiro individuale, è sempre capace di un desiderio. Inaccettabile che qualcuno possa essere privato della capacità d’agire, che qualcuno possa essere definito “incapace”. Avrà o non avrà pur sempre una capacità d’affetto, di essere colpito da un sussurro di vita? Si tratta di una battaglia contro uno stigma invalidante insopportabile in un paese comunque evoluto come il nostro. Con la prossima legislatura, il progetto di legge sarà riproposto. 3) Salvaguardia del diritto al sostegno e alle cure delle persone affette da disagio mentale e dei loro familiari per un nuovo trattamento vincolante legato alla disciplina dell’amministrazione di sostegno, in riforma del trattamento sanitario obbligatorio. Può diventare un nuovo progetto di legge il tentativo di riformare, o quantomeno integrare, l’istituto del Trattamento sanitario obbligatori (TSO) introducendo un piano di trattamento vincolante a favore di una persona affetta da disturbo mentale grave o persistente. Valorizzando l’apporto del Giudice tutelare e il supporto dell’amministratore di sostegno, il trattamento vincolante può essere istituito nel nome dei bisogni effettivi del beneficiario. Così facendo si mette al centro del trattamento la persona fragile senza privilegiare quell'atteggiamento uniformante, burocratico e freddo caratteristico del TSO. Gli obiettivi diventano quelli del benessere psico-fisico attraverso interventi personalizzati terapeutici e di sostegno. In un quadro sistematico che veda l’abrogazione dell’interdizione e l’introduzione del progetto di vita, un nuovo piano di trattamento di certi disturbi è di fondamentale importanza per non lasciare spazio a trattamenti di fatto incapacitanti. 4) Caregiver familiare La mancata approvazione definitiva della legge sul Cargiver familiare è da annoverarsi tra le occasioni perse dell’ultima legislatura. Appare comunque probabile una sua riproposizione e un suo positivo approdo. Esiste già la legge dell’Emilia – Romagna prima Regione a munirsene fin dal 2014 che così inquadra l’istituto: “Il caregiver familiare è la persona che volontariamente, in modo gratuito e responsabile, si prende cura di una persona cara consenziente, in condizioni di non autosufficienza o comunque di necessità di ausilio di lunga durata, non in grado di prendersi cura di sé” Come scritto da Valeria Cianciolo su Persona & Danno: Per il caregiver familiare prestare cura ad un anziano fragile non più autonomo o a un disabile grave può comportare non solo un alto rischio di povertà, di isolamento e di solitudine, ma, col tempo, anche di stress, depressione e un peggioramento generale delle condizioni di salute. Le pratiche della cura sono state a lungo nascoste e invisibili, relegate nel privato e considerate un dovere femminile. Una caratteristica del caregiver familiare è quella di essere una persona che rivoluziona la propria vita per dedicarsi completamente alla persona cara che necessita di un’assistenza h24. Una scelta radicale che non lascia tempo per fare altro. Ed è proprio per questa ragione che è necessario un riconoscimento perché se il caregiver familiare assicura un sostegno al proprio caro malato, ne ha bisogno a sua volta. A partire da un riconoscimento giuridico che permetta di conciliare lavoro e assistenza al familiare, consentendo maggiori tutele sul piano assicurativo e pensionistico, ma anche il diritto alla formazione. 5) Linee guida sull’Amministrazione di sostegno Elaborate da Paolo Cendon, Daniela Infantino e Rita Rossi, costituiscono una risorsa preziosa per chiunque voglia capire cos’è l’amministrazione di sostegno, e, soprattutto, quali sono le sue tante declinazioni concrete. Rispetto al progetto di vita, all’abrogazione dell’interdizione e alla riforma del TSO, la figura dell’amministratore di sostegno diventa sempre più centrale. Per questo motivo ad una nuova progettualità deve accompagnarsi la valorizzazione dell’istituto che ne fa da perno, che ne costituisce il cuore pulsante. Integrabili con un lavoro corale da parte di chiunque ne intravveda possibili implementazioni, le Linee guida devono diventare sempre più uno strumento da far conoscere, circolare, grazie all’apposito sito, anche presso i tribunali. 6) Ricerca di nuovi diritti per anziani e bambini La fragilità non deriva solo da condizioni sociali o psicofisiche, può manifestarsi anche in ragione dell’età della persona. Bambini e anziani attraversano una fase della vita che li espone, inevitabilmente, a problemi relativi, solo per citarne alcuni, alla manifestazione di volontà, all’autodeterminazione, al diritto al sostegno e alla libertà di scelta. Persona & Danno, in collaborazione con l’associazione “Anziani terzo millennio” e con la “Fondazione Reggio children” organizzerà approfondimenti, tramite convegni e tavole rotonde, per rafforzare la portata di diritti già esistenti o per elaborare nuove proposte. Si tratta di rafforzare la “capacità di parola” di anziani e bambini. Questi sono alcuni dei temi da riprendere e riproporre per l’anno che verrà. Come già abbiamo scritto, sotto il cielo stellato dei diritti della fragilità c’è grande movimento, si sentono nuove voci che chiedono di essere ascoltate: altre stanze, con nuovi diritti, possono diventare la dimora per nuove fragilità che necessitano del riconoscimento e della prossimità del diritto.